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Dallo sterrato degli stadi americani ai nostri Nintendo Switch, scopriamo nella nostra recensione se Monster Jam: Steel Titans 2 si cappotta
Durante le nostre sessioni di gioco con Monster Jam: Steel Titans 2 per scrivere questa recensione, ci è scappata la domanda di rito. Perché complicarsi la vita con un veicolo le cui ruote sono più alte dell’abitacolo? Ancora non siamo in grado di darci una risposta, però agli amanti dell’eccesso d’oltreoceano il mondo dei monster truck piace e siamo ben felici di cogliere quest’occasione per farci investire in pieno dalla stravaganza delle competizioni a motori più “ignoranti” che ci siano. Tuttavia, vorremmo fare giusto un piccolo chiarimento sul contesto italiano del tutto prima di procedere.
La cultura dei monster truck, sul nostro beneamato Stivale, è praticamente inesistente al di fuori di una ristretta cerchia di appassionati. Il merito di questa nicchia va tutto alla cronaca intrisa di carisma da parte del siculo-toscano Giacomo “Ciccio” Valenti e del suo compare Christian Recalcati. Valenti, dopo aver fatto lo stesso con il wrestling per i brand SmackDown e Raw della WWE, ha portato al successo le competizioni “cult” tra i pokeristi di texas hold’em e – con Recalcati – quelle tra gli enormi veicoli. Se avete sentito il nome del marchio a cui si rifà il gioco, probabilmente a pronunciarlo è stato proprio il Ciccio nazionale.
Un tipo di guida unto e bisunto
Se ci distraiamo brevemente con le curiosità prima di entrare davvero nel vivo della recensione, è anche per capire come si pone Monster Jam: Steel Titans 2 in confronto a ciò da cui trae ispirazione (e, diciamocelo, non abbiamo una trama di cui parlare). Quel “jam” – letteralmente “marmellata”, metaforicamente “miscuglio” – non è messo lì per caso. Il marchio legato a queste gare, infatti, deriva da tre differenti competizioni di cui ha preso il posto: la United States Hot Rod Association, il TNT Motorsports e lo USA Motorsports. Come tale, il risultato propone ben più che semplici corse.
In pratica, al di là della classica gara di velocità a circuito chiuso abbiamo anche competizioni di freestyle in cui i piloti si esibiscono in acrobazie, sfide di demolizione in cui fracassare quanti più oggetti di scena possibile ed altro ancora. In tal senso, il gioco riflette il sincero entusiasmo della scena competitiva dei monster truck. L’assurdità che concerne l’utilizzo di queste sorte di dune buggy, le cui ruote vantano un diametro di un metro e sessanta e dotati anche di uno sterzo posteriore, non viene rifuggita ma nemmeno ostentata. Il titolo fa della divertita stravaganza del tutto il proprio fulcro, nel bene e nel male.
Inizia tutto con il 101 – Recensione Monster Jam: Steel Titans 2
Dopo i primi caricamenti, la voce femminile del tutorial (chiamato 101 o “one-oh-one”, espressione inglese equivalente al nostro ABC) di Monster Jam: Steel Titans 2 ci abitua ai comandi in fase di recensione. Non facciamo mistero di quanto parliamo con piacere di questo specifico aspetto: le lezioni di T.I.N.A. (“Tua Insegnante per la Navigazione Assistita”) sono state dosate bene e hanno sempre saputo metterci a nostro agio, nonostante la guida dei monster truck non sia esattamente quella più semplice che si possa trovare in un videogioco. Per farla breve, se non amate la dipendenza da inerzia e fisica mentre siete al volante e avete trovato scomode le ruote alte in Mario Kart 7 e Mario Kart 8, questo gioco non fa per voi.
Se però siete ancora dei nostri, vi spieghiamo brevemente quali sono i vari inghippi del caso. Quando abbiamo menzionato il doppio sterzo dei monster truck, non mentivamo: questa caratteristica dei veicoli è arrivata al medium videoludico perfettamente intatta. L’accelerazione non poteva dunque venire meno al binomio “pedali = grilletti” del gaming contemporaneo, proprio perché sono le due leve analogiche a gestire ciascuna un paio di ruote differenti. Il giocatore, per accelerare, deve dunque ricorrere a ZR. Di conseguenza, la telecamera può solo seguirci come meglio può. Si può anche reimpostare dietro il veicolo o in altre angolazioni (interni compresi), ma scordatevi qualsiasi controllo manuale.
Il mondo è tuo (o anche no) – Recensione Monster Jam: Steel Titans 2
Una volta conclusa la scuola guida, così come lo stesso Monster Jam: Steel Titans 2 anche la nostra recensione si sposta al piccolo e modesto open world in cui il gioco stesso ci incoraggia ad esplorare e sperimentare. Non è che il tutorial a questo punto finisca, perché in realtà – per quanto pochi – i punti di interesse nella mappa ci sono. Nel nostro garage a cielo aperto disponiamo infatti di sfide aggiuntive in cui cimentarci, mentre in giro per il piccolo mondo di gioco possiamo trovare oggetti da collezionare, tra un’occasione per finire a ruote all’aria e l’altra. Il titolo, almeno, sa come premiare la curiosità del giocatore.
Nel bene e nel male, è solo esplorando la mappa che ci siamo resi conto delle altre sfide disponibili. Le discipline in cui possiamo cimentarci variano dalla semplice gara in un circuito ad anello (in cui si valuta il tempo, visto che i due partecipanti sono sfalsati l’uno dall’altro di mezzo giro) al freestyle, passando per la distruzione degli oggetti di scena, le gare più tradizionali e quant’altro. Ne parleremmo più volentieri in questa sede, ma prima vorremmo concentrarci un secondo sulla guida in sé. Le varie malizie del gameplay si riflettono in pressoché ogni modalità, per cui vorremmo spiegare brevemente ciò che abbiamo tratto da questo titolo.
Dal 101 alla 619 – Recensione Monster Jam: Steel Titans 2
Per evitare di ripeterci troppo nell’arco di questa recensione, trattiamo brevemente cosa implica l’eventualità di cappottarsi in Monster Jam: Steel Titans 2. Possiamo rialzarci aspettando che il gioco ci rigeneri in automatico, o farlo con le nostre stesse mani… cioè, ruote. Accelerando in due direzioni contemporaneamente una volta a terra, è possibile interrompere il countdown per trasformare un potenziale fallimento in un’acrobazia proficua. In maniera non dissimile dalla serie Sonic Rush (o da Sonic Generations e Forces, se non amate le console portatili), infatti, le acrobazie riempiono un indicatore turbo.
Utilizzare il boost può fare la differenza nelle situazioni più disparate, specialmente nelle gare all’aperto. Naturalmente, questo ci espone anche al rischio ulteriore di ritrovarci con l’abitacolo a terra; di nuovo, “nel bene e nel male”. Il gioco sa come metterci di fronte ad una sfida quando più lo ritiene opportuno, decidendo cosa vada bene fare e cosa no in base al tipo di competizione che ci troviamo di fronte. Questo comprende anche la possibilità di sfasciare la nostra scocca in seguito a un incidente sul percorso o con un capovolgimento da parte nostra, che in alcune gare non è concesso oltre un certo limite di volte.
Un modo come un altro per fare Melina
Le competizioni con cui sbloccare nuovi veicoli dopo i primi due (quello dei tutorial e quello iniziale), che non spoilereremo in fase di recensione, in Monster Jam: Steel Titans 2 sono molteplici. Abbiamo già parlato della prova a tempo tra due piloti, ovvero uno dei primi tipi di gare a cui il gioco ci mette di fronte, ma in realtà ci sono più modi per competere con altri contendenti. Giusto per restare nel contesto velocistico abbiamo i Waypoint, le “gare all’aperto” a cui alludevamo in precedenza, in cui dobbiamo raggiungere diversi checkpoint sulla mappa prima degli altri.
Non esiste un bordo pista ben definito al di fuori del perimetro della mappa, il che ci concede di prendere le scorciatoie più infide, a nostro rischio e pericolo. Le salite più ripide solitamente indicano che stiamo prendendo una scorciatoia poco ortodossa, ma gestendo bene accelerazione, velocità, inerzia, peso e – ovviamente – turbo, possiamo piegare le regole un po’ come ci pare. Le gare di demolizione, invece, ci chiedono di distruggere oggetti inanellando combo prima che il tempo a nostra disposizione finisca, cercando di totalizzare un punteggio maggiore rispetto agli altri piloti.
Da “the race” a “la raza” – Recensione Monster Jam: Steel Titans 2
Le competizioni motoristiche si estendono anche al freestyle, in cui dobbiamo mettere a frutto quello che abbiamo appreso cappottandoci “con stile” in Monster Jam: Steel Titans 2. Anche qui, infatti, subentra la meccanica delle combo, che tra le altre cose impedisce al timer di fermarsi allo zero se l’ultima acrobazia concatenata non si è ancora conclusa. Perché in questo caso si tratta sempre di acrobazie, come il testacoda ottenibile con il doppio sterzo che sa sempre mandare in visibilio la folla. Tuttavia, le competizioni non si distinguono solo in base al regolamento, come l’altro tipo di gara di acrobazie “senza incidenti” a cui alludevamo prima.
L’altro spartiacque, invece, consiste nel luogo in cui possiamo cimentarci nelle varie competizioni. Il teatro delle gare può infatti essere tanto lo sterrato dello stadio a cui ci ha abituato l’omonimo show televisivo, quanto la mappa open world sospesa tra il realismo patriottico di una bandiera americana e l’improbabile idrante gigante del caso. In base al luogo in cui gareggiamo, alcuni dettagli possono cambiare, come la presenza di un percorso consigliato “in stile circuito di Spyro” per le demolizioni all’aperto. Non c’è molto altro da dire, se non per la presenza del multiplayer.
Non puoi vedermi – Recensione Monster Jam: Steel Titans 2
Il menù di pausa che offrono le fasi di guida libera consentono tre opzioni per il multiplayer: online, collegamento locale con un’altra console Nintendo Switch, e infine quella specie in via d’estinzione che è lo schermo condiviso. Quest’ultimo ci permette di divertirci insieme ad un secondo giocatore in locale in sette discipline diverse: head-to-head (le gare “ad anello”), circuito (le gare “classiche”, Waypoint, Freestyle, Two-wheel skills (le acrobazie “senza incidenti”), distruzione a tempo e corsa libera. Quest’ultima consiste nella possibilità di andare, senza alcuna restrizione, a zonzo per la mappa, ciascuno a bordo del suo monster truck.
Circuito, di cui non abbiamo parlato fino ad ora, consiste in una gara vera e propria su pista, all’esterno. Se non altro, la presenza delle differenti variazioni sul tema aiuta relativamente la longevità del titolo, così come anche la possibilità di condividere (almeno con le location e i veicoli sbloccati in single player fino ad ora) il tutto con altri giocatori. A questo punto, il tutto dipende da quanto la guida “dal cappottamento facile” – per quanto sia una scelta di game design voluta – si adatti ai gusti del giocatore medio. In tal senso, seppur dando alla buona volontà di THQ Nordic e Rainbow il beneficio del dubbio, lo diciamo da ora: si tratta comunque di un prodotto di nicchia.
“Figuremme” – Recensione Monster Jam: Steel Titans 2
A rischio di bruciarci pure l’ultima citazione a Ciccio Valenti prima ancora di scrivere una recensione inerente al wrestling, ci avviamo alle battute finali per quanto concerne Monster Jam: Steel Titans 2. Si parla infatti del comparto tecnico, e siamo qui per parlare con brutale onestà della grafica. Nintendo Switch, come console, è al centro di un gran chiacchiericcio (poco utile) sul tanto blasonato “power gap”. Nonostante l’indubbio divario che separa l’ibrida della Grande N dalla concorrenza, ci sono giochi che sanno trarre il meglio dal piccolo tablet delle meraviglie. Questo titolo non fa parte del gruppo, e la gestione dell’aliasing è a dir poco atroce.
L’estetica del gioco, a più riprese, richiama gli esordi di PS3 per quanto riguarda i modelli poligonali di veicoli e piloti. Per quanto invece concerne i dettagli di fondali e quant’altro, possiamo anche scendere a quanto visto su PC nei primi anni duemila. L’esempio del surreale idrante che abbiamo fatto in precedenza lascia intuire che una visione artistica sia quantomeno presente nel prodotto finito, ma l’ambizione si è un po’ persa per strada. Nel sonoro notiamo una certa cura per il doppiaggio in inglese durante i tutorial, e anche gli effetti sonori sono buoni. Musicalmente, però, non si va oltre le consuete sonorità rock e hard rock facili da immaginare.
Considerazioni conclusive
Monster Jam: Steel Titans 2 rimane comunque un gioco capace di arrivare tranquillamente alla sufficienza al termine della recensione. L’ampio margine di miglioramento, però, è palese anche più delle nostre colossali ruote. Siamo stati ben felici di spendere buone parole sulla varietà nelle modalità e sulla longevità che ne deriva, ma tra la presentazione e l’appeal limitato dell’idea di base si può fare tranquillamente di più. Applaudiamo comunque l’idea coraggiosa di gestire i progressi con un open world da esplorare in stile LEGO Racers 2, in quanto resta una base solida su cui costruire un seguito.
Cosa potremmo dire, però, a chi rientra in questa nicchia? Esiste ancora la possibilità di fare di meglio, ma per quel che il gioco ambisce a fare – alzando l’asticella dai trenta euro richiesti dal predecessore alla soglia dei quaranta – probabilmente i fan più accaniti dei monster truck potrebbero avere di che divertirsi. Se rientrate in questa categoria e abbiamo proiettato in voi il benché minimo accenno di dubbio, però, attendete che il Nintendo eShop o il mercato fisico facciano almeno uno sconto del trenta per cento. In alternativa, attendete il terzo capitolo, supponiamo.
Questo era ciò che pensavamo noi. Voi però di che opinione siete? Ditecelo qui sotto, e come sempre non dimenticate di restare su tuttoteK per leggere altre recensioni ed avere tutte le notizie più importanti sulla sfera videoludica e non solo. Per i vostri bisogni da gamer, potete invece trovare i migliori sconti in formato digitale su Instant Gaming.
Punti a favore
- Un tutorial ben congegnato
- Apprezzabile l’idea dell’open world
- Buona la varietà nelle modalità, specie lo split-screen
Punti a sfavore
- Ritmo di gioco discontinuo e a tratti dispersivo
- L’idea di base è inevitabilmente per pochi
- Direzione artistica tra grafica e sonoro ai limiti dell’anonimato













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