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In questa nuova puntata di Anime Breakfast andiamo ad esplorare, con una recensione, la nuova serie trasmessa in simulcast tramite Crunchyroll Bartender – Glass of God: amanti dei banconi di legno, accomodatevi
Tra i più interessanti simulcast di questa nuova stagione primaverile su Crunchyroll troviamo sicuramente Bartender – Glass of God, che va ad accompagnarsi al già ottimo Kaiju no.8 di cui vi abbiamo ampiamente parlato nella recensione del primo episodio, che potete trovare cliccando qui. Vorremmo ripetere l’esperimento proprio con Bartender in questa nuova puntata di Anime Breakfast, sottolineandovi di nuovo che parleremo esclusivamente del primo episodio e delle impressioni che ci ha lasciato al termine della visione per poi magari riparlarne a fine stagione. Bando alle ciance e partiamo: parliamo di Bartender – Glass of God in una veloce recensione.
Una vita fa…
Bartender – Glass of God nasce dall’omonimo manga scritto da Araki Joh e illustrato da Kenji Nagatomo, pubblicato sulla rivista seinen Super Jump di Shueisha dal 2004 al 2011, per un totale di otto volumi. Noterete subito che si tratta di una serie di qualche annetto fa, che non ha mai avuto grande successo al di fuori dei confini Giapponesi e che conta anche un anime di poco successivo alla chiusura del manga e un dorama televisivo trasmesso su TV Asahi con protagonista Masaki Aiba, membro di un famoso gruppo j-pop, nell’ormai lontano 2011. Parliamo dunque in questo caso di una sorta di reboot, trasmessa come abbiamo detto su Crunchyroll a partire da aprile 2024 come simulcast primaverile, prodotta da Liber Entertainment e diretta da Masaki Watanabe.
Nel vortice, un’isola di pace | Anime Breakfast: Recensione Bartender – Glass of God
Nel vortice caotico della Tokyo moderna, nascosto in un vicolo discreto, si trova un bar: l’Eden Hall. Dietro il bancone di questo intimo e accogliente locale regna Ryu, un bartender particolarmente abile e soprattutto capace di intuire le necessità dell’anima del cliente che si trova davanti. Le sue capacità vengono presto scoperte anche da Miwa Kurushima, nipote del proprietario di uno dei più importanti alberghi della città, che è alla ricerca di un nuovo barista per una struttura interna all’albergo stesso.
In atmosfere malinconiche, che in parte ci hanno ricordati quel piccolo capolavoro videoludico che è Coffee Talk, Ryu è al centro di un racconto che vuole intersecare diverse storie ordinarie di semplici cittadini altrettanto ordinari. Nel primo episodio, abbiamo potuto assistere alla giovane Miwa e alla sua collega alla ricerca proprio di un barista idoneo alle richieste del nonno e proprietario della struttura, talmente tanto esigente da voler trovare qualcuno che sappia dar forma al “bicchiere divino”, che poi non si sa nemmeno cosa effettivamente sia. Un cocktail leggendario, questo è certo.
Da barman a filosofo di vita | Anime Breakfast: Recensione Bartender – Glass of God
Quel che sembra voler donare Bartender – Glass of God è un punto di vista, in questo caso impersonato da Ryu e dalla sua filosofia, sulla vita di ciascuno dei protagonisti che si siedono al suo bancone. Ryu sembra non essere un semplice barman, ma un vero e proprio filosofo di vita: la sua saggezza gentile e la capacità di carpire piccoli dettagli, inezie e particolari dei suoi clienti, misti alla profonda conoscenza del mondo dei liquori permette all’uomo di elargire consigli e parole di conforto, che rendono l’alcol ancora più piacevole. Un momento catartico, oseremmo dire.
A ciò aggiungiamo un ritmo narrativo che sembra essere estremamente lento e riflessivo, utile ad assaporare appieno le lezioni di vita che il giovane barman vuole proporre e che vanno drammaticamente in contrasto con quella che è la frenesia della vita quotidiana dei cittadini di una metropoli come Tokyo. Un invito a riflettere, a prendere del tempo, ad esaminare e scandagliare il mondo circostante alla ricerca di un vero scopo e, magari, di una redenzione.
Tutto già visto…? | Anime Breakfast: Recensione Bartender – Glass of God
Dal versante tecnico ammettiamo che sia a livello di animazioni sia di character design è indubbio che Bartender – Glass of God sia di un livello piuttosto elevato. Il tratto pulito e realistico si adatta perfettamente all’atmosfera intima e malinconica della serie, mentre le scene di preparazione dei cocktail sono particolarmente fluide e limpide e riescono a mettere in risalto la maestria del protagonista. Inoltre, il character design è solido e coerente, con personaggi ben distinti e particolareggiati, che mostrano espressioni facciali e linguaggio del corpo molto efficaci e in grado di veicolare bene le emozioni dei personaggi.
Di contro, però, dobbiamo sottolineare una cosa. Bello, sì, ma non brilla sicuramente per originalità. Pur puntando molto sulla qualità, infatti, lo studio Liber non ha minimamente voluto osare e ha optato per canoni estetici già ampiamente esplorati in altri anime del genere, senza osare proporre soluzioni innovative.
Consigliato!
Perlomeno è questo quello che abbiamo potuto dedurre dal primo episodio di Bartender – Glass of God e che abbiamo voluto riproporvi in questa veloce recensione dell’anime. Vi consigliamo assolutamente di recuperare almeno il primo episodio, per avere un’idea sulla serie. Un ritmo forse fin troppo prolisso e una mancanza di originalità alla base dell’estetica potrebbero forse fermarvi, ma siamo piuttosto convinti di volergli dare una possibilità di arrivare a fine stagione. E forse ne riparleremo, proprio qui su Anime Breakfast!
Bartender – Glass of God è attualmente disponibile in simulcast su Crunchyroll, trovate il link qua sotto! Fateci sapere che cosa ne pensate voi qua sotto nei commenti e restate sintonizzati con noi di tuttotek.it per tutte le news sul mondo del cinema e delle serie TV!
Punti a favore
- Personaggi e incipit interessanti
- Ambientazioni malinconiche e d'impatto
Punti a sfavore
- Esteticamente manca d'originalità
- Ritmo narrativo non adatto a tutti
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Luca
7 Gennaio 2025 alle 2:59Adesso anche furbe sciocchezzuole come Coffee Talk sono diventate dei piccoli capolavori? Questo innalzare qualsivoglia modesta fesseria al titolo di capolavoro (un termine talmente abusato da perdere ogni significato) rende tutto così piatto ed elementare, come se ogni affermazione dovesse ambire al bello-bellissimo senza però mai riconoscere il brutto-bruttissimo. Poi questa cosa non è adatto a tutti… non è per tutti con accezione negativa… la tendenza a uniformare il gradimento secondo convenzioni conformiste dettate da chissà quali parametri universali; verrebbe da chiedersi cosa sia realmente per tutti e soprattutto chi siano questi orrendi “tutti”. Cioè.. chi se ne frega? Come può essere rilevante che qualcosa – come qualsiasi cosa – non può riscontrare il medesimo gradimento in chiunque? Pessimo, dai.