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In questa nuova puntata di Anime Breakfast torniamo un po’ indietro nel tempo per parlarvi, in una recensione, della Stagione 1 di Jujutsu Kaisen: uno shonen atipico e sicuramente fuori scala
Lo abbiamo messo, da tempo, nella top cinque dei migliori shonen degli ultimi anni (che trovate qui!), ma non vi avevamo mai veramente parlato in maniera approfondita di Jujutsu Kaisen e quindi ci siamo detti: perché non riprendere la stagione 1 con una bella recensione? D’altronde, Anime Breakfast è una rubrica piuttosto versatile e, ultimamente l’abbiamo spesso usata per portarvi recensioni di anime, come quelle del primo episodio di Kaiju no.8 o di Bartender, o del film di Spy x Family: Code White.
Cursed Speech
L’anime di Jujutsu Kaisen è tratto dall’omonimo manga scritto e disegnato da Gege Akutami. La serializzazione del manga è iniziata nel 2018 sulla rivista Weekly Shōnen Jump di Shūeisha e, al momento, conta 21 volumi tankōbon. L’anime, prodotto dallo studio MAPPA, ha debuttato in Giappone nel 2020 ed è attualmente composto da due stagioni, con una terza in programma per il 2024. È disponibile in streaming su diverse piattaforme, tra cui Crunchyroll e Netflix. Oltre alla serie principale, esiste anche un prequel intitolato Jujutsu Kaisen 0: Sorcery Fight 0, pubblicato nel 2017 da Akutami come volume 0 del manga.
Be Prepared | Recensione Jujutsu Kaisen
Come già detto in apertura, Jujutsu Kaisen è, di base, un altro banalissimo shonen, e ricalca quindi tutti gli stilemi del genere. La storia segue le vicende del protagonista, Yuji Itadori, un liceale che, per una serie di eventi, si ritrova ad ingurgitare un dito di Ryomen Sukuna, una delle maledizioni più potenti mai conosciute dal genere umano. Per scongiurare la sua morte e fermare la resurrezione completa di Sukuna, Yuji diventa uno stregone, unendosi ad un’organizzazione segreta dedita a combattere le maledizioni e a mantenere l’equilibrio fra il mondo umano e quello degli spiriti.
Capirete bene come questa sinossi sia utile a riassumere, senza spoiler, praticamente i primi due episodi della prima stagione. E proprio perché vogliamo continuare senza spoiler, non vi riveleremo altri dettagli, ma un commento ce lo permettiamo: è quasi indiscutibile che la prima parte della stagione sia, narrativamente parlando, di qualità infinitamente superiore rispetto alla seconda, che si conclude anche con un finale di stagione che tutto sa tranne che… di finale. Questo perché, ovviamente, esiste una seconda stagione, ma perde comunque di pathos.
I personaggi, anche in questo caso, si mantengono in linea col genere, ma con qualche eccezione illustre. Se, infatti, Yuji è un protagonista shonen a tutti gli effetti, con una caratterizzazione basilare e poco ispirata dall’inizio alla fine della prima stagione, spiccano fra quelli più apprezzati da noi l’insegnante Satoru Gojo, irresponsabile tanto quanto affascinante, e l’ottima controparte femminile del gruppo principale Nobara Kugisaki, scurrile e sguagliata quanto basta da allontanarla alla macchietta tipica, o il grandissimo brother Aoi Todo, che vi lasciamo il piacere di scoprire nella seconda parte.
Learn the Lesson | Recensione Jujutsu Kaisen
Il tratto pulito e dinamico del manga di Gege Akutami è stato finemente riprodotto nella serie anime dello studio MAPPA (che, vi ricordiamo, ai tempi dell’uscita della prima stagione dell’anime stava lavorando anche alla conclusione de L’Attacco dei Giganti), che riesce a vantare una resa grafica grafica veramente eccellente, con qualche basso tipico delle produzioni recenti, ma apici veramente inarrivabili, specialmente nelle fasi finali della seconda parte. Sotto il punto di vista delle animazioni, al cui vertice troviamo Tadashi Hiramatsu, e della regia, di Seong-Hu Park, inoltre, siamo su livelli altrettanto elevati e il connubio finale riesce a trasporre su schermo tutta l’adrenalina e la velocità degli scontri.
Il tutto è condito da una palette di colori vibrante e suggestiva, che contribuisce a creare un’atmosfera cupa e misteriosa e che rispecchia appieno l’opera originale. Generalmente molto buoni anche gli effetti visivi e il livello di dettaglio nelle coreografie delle scene è veramente elevato e in grado di risaltare le diverse abilità dei personaggi e le loro strategie. Questo perché, in fin dei conti, i combattimenti in Jujutsu Kaisen non sono un semplice alzare le mani, ma il saper sfruttare correttamente e coerentemente, da parte dei personaggi in campo, i loro poteri e le loro abilità al meglio delle loro possibilità.
Ed è anche per questo che Jujutsu Kaisen riesce a distaccarsi dalla media del suo genere, per la capacità di tenere lo spettatore incollato allo schermo con maestria e un pizzico di furbizia.
Curse Womb Must Die | Recensione Jujutsu Kaisen
Concludiamo la digressione tecnica con il comparto sonoro, curato da Hiroaki Tsutsumi, compositore già noto per i suoi lavori nel già citato L’Attacco dei Gianti o in Black Clover. L’alternanza di brani adrenalinici ad altri più compassati e introspettivi ricalcano perfettamente ogni momento descritto a schermo. Buone anche le coppie opening-ending, con un particolare plauso all’apertura VIVID VICE, che vanta scene animate particolarmente ben realizzate.
Your Battle is my Battle
Chiudiamo questa veloce recensione della prima stagione di Jujutsu Kaisen consigliandone la visione a tutti coloro che sono alla ricerca di uno shonen atipico e d’impatto. Certo, dovrete fare il callo con alcuni cliché del genere, come una narrativa non proprio ben bilanciata e alcuni personaggi caratterizzati in modo molto basilare, ma vi ritroverete davanti una serie animata ottimamente realizzata sotto il comparto narrativo e che saprà regalarvi più di un’emozione. Recuperatela!
La prima stagione di Jujutsu Kaisen è attualmente disponibile sia nel catalogo di Crunchyroll sia in quello di Netflix. Fateci sapere che cosa ne pensate voi qua sotto nei commenti e restate sintonizzati con noi di tuttotek.it per tutte le news sul mondo del cinema e delle serie TV!
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