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Recensione Onimusha: Way of the Sword su PS5, il grande ritorno della saga Capcom tra katane, Genma, duelli spettacolari e qualche imperfezione
Sono passati vent’anni da quando Onimusha: Dawn of Dreams chiuse, almeno apparentemente, un capitolo importante della storia di Capcom. Vent’anni sono un’eternità nel mondo dei videogiochi: cambiano le generazioni, cambiano i giocatori e soprattutto cambia il modo stesso di intendere un action in terza persona. Riportare in vita Onimusha nel 2026 significava quindi affrontare una sfida tutt’altro che semplice. Limitarsi a riproporre la formula dei primi anni Duemila sarebbe stato anacronistico, mentre trasformarla completamente avrebbe rischiato di cancellare proprio ciò che rendeva speciale la serie.
Onimusha: Way of the Sword prova a percorrere una strada intermedia. Non è un remake e non vuole nemmeno essere un nostalgico ritorno al passato, ma una vera rifondazione della saga, costruita attorno a un sistema di combattimento moderno e spettacolare senza dimenticare elementi storici come il Guanto Oni, i Genma, l’assorbimento delle anime e soprattutto l’Issen.
Abbiamo percorso la via della spada su PlayStation 5 e, dopo tante ore trascorse nei panni di Miyamoto Musashi, la sensazione è quella di trovarsi davanti a un ritorno tanto affascinante quanto imperfetto. Quando lascia parlare le lame, il nuovo Onimusha raggiunge vette altissime; quando invece cerca di allargare eccessivamente la propria formula, finisce per smarrire parte di quella precisione che caratterizza i suoi momenti migliori. Benvenuti alla nostra recensione di Onimusha: Way of the Sword.
Winning’s What Matters | Recensione Onimusha: Way of the Sword
La scelta di affidare il ruolo di protagonista a Miyamoto Musashi è probabilmente una delle decisioni più riuscite dell’intera produzione. Capcom non propone una ricostruzione rigorosamente storica del celebre spadaccino giapponese, ma ne realizza una reinterpretazione perfettamente coerente con il tono sopra le righe della saga.
Il Musashi di Way of the Sword è sicuro di sé, ironico, impulsivo e spesso spaccone. È un personaggio che parla molto e che riesce a sostenere senza problemi il peso dell’intera avventura, anche grazie alle continue interazioni con Shizuka, la misteriosa presenza legata al Guanto Oni. Al suo fianco e contro di lui troviamo inoltre diversi personaggi che contribuiscono a rendere il viaggio più movimentato, a partire naturalmente da Sasaki Ganryu, reinterpretazione del leggendario rivale di Musashi.
Senza entrare nel territorio degli spoiler, la storia ci porta in una Kyoto del periodo Edo completamente sconvolta dall’invasione dei Genma e da una misteriosa corruzione. Il confine tra ricostruzione storica e dark fantasy diventa rapidamente sottilissimo: templi, quartieri cittadini e strutture tradizionali convivono con demoni grotteschi, sangue, miasmi e ambientazioni che in alcuni frangenti arrivano persino a sfiorare l’horror.
Non bisogna aspettarsi una sceneggiatura particolarmente complessa. Way of the Sword preferisce una narrazione diretta, spettacolare e facilmente leggibile, sostenuta soprattutto dalla personalità dei suoi protagonisti e da una regia di altissimo livello. La storia accompagna bene l’azione e riesce soprattutto a creare il contesto necessario affinché ogni nuovo duello abbia il giusto peso. E proprio i duelli sono il punto in cui il nuovo Onimusha mostra finalmente i denti.
Unwavering Devotion | Recensione Onimusha: Way of the Sword
Bastano pochi combattimenti per comprendere dove siano state concentrate gran parte delle energie del team. Onimusha: Way of the Sword non vuole essere Devil May Cry e, nonostante alcuni inevitabili punti di contatto con gli action moderni, non cerca nemmeno di trasformarsi in un soulslike. Il combattimento è più ragionato. Attaccare freneticamente può funzionare contro le creature più deboli, ma appena entrano in scena avversari più pericolosi diventa necessario osservare, reagire e soprattutto imparare a controllare il ritmo dello scontro.
Musashi dispone di attacchi rapidi e pesanti, può schivare e naturalmente parare. Sembra una struttura estremamente semplice, ma è proprio attorno alla difesa che Capcom costruisce una sorprendente quantità di possibilità. Una parata eseguita al momento corretto non serve semplicemente a evitare il danno: permette di sbilanciare il nemico, costruire un contrattacco e modificare completamente l’inerzia dello scontro.
Lo stesso vale per le schivate perfette e per le numerose interazioni situazionali. Alcuni colpi richiedono una risposta specifica, altri possono essere deviati, mentre determinate collisioni tra le lame danno vita a brevi confronti cinematografici. Persino il posizionamento assume un’importanza considerevole, perché è possibile sfruttare avversari e scenografia per ottenere un vantaggio.
Il risultato è un combat system che riesce a trasmettere una straordinaria sensazione di fisicità. Le katane non sembrano attraversare semplicemente i corpi dei nemici: cozzano contro altre lame, vengono respinte, cambiano traiettoria. Ogni impatto ha un peso e ogni parata perfetta produce quella gratificazione immediata che spinge a cercarne subito un’altra. È quando si raggiunge questo stato di concentrazione che Way of the Sword diventa quasi una danza. Attacco, parata, deviazione, schivata e contrattacco finiscono per concatenarsi naturalmente, trasformando gli scontri più riusciti in piccole coreografie controllate direttamente dal giocatore.
Hell’s Divider | Recensione Onimusha: Way of the Sword
Non poteva naturalmente mancare l’Issen, una delle meccaniche simbolo di Onimusha. Anche in Way of the Sword rappresenta la massima espressione della padronanza del combattimento: aspettare il momento corretto, leggere l’attacco dell’avversario e rispondere nell’esatto istante richiesto permette di liberare un colpo devastante. Non è una tecnica indispensabile per completare l’avventura e il gioco offre strumenti sufficienti anche a chi preferisce un approccio meno tecnico. Imparare a utilizzarla, tuttavia, cambia completamente il modo di affrontare le battaglie.
Capcom è stata intelligente nel non rendere l’intera esperienza eccessivamente punitiva. Le finestre di alcune parate sono piuttosto generose e il sistema di difficoltà permette anche ai giocatori meno esperti di prendere progressivamente confidenza con le meccaniche. L’Issen rimane invece una sorta di livello superiore: uno strumento destinato a chi vuole davvero padroneggiare la lama.
Quando finalmente si riesce a concatenare correttamente una serie di azioni perfette, il combattimento raggiunge una qualità raramente riscontrabile negli action contemporanei. E tutto questo diventa ancora più evidente nelle boss fight.
The Path of Malice | Recensione Onimusha: Way of the Sword
Gli scontri con i boss sono probabilmente il momento in cui tutte le componenti di Onimusha: Way of the Sword funzionano contemporaneamente. La direzione artistica, le animazioni, il combat system e la regia si fondono in duelli spettacolari che non si limitano semplicemente ad aumentare salute e danni dei nemici. Molti avversari principali possiedono meccaniche proprie, equipaggiamenti distruttibili e comportamenti che cambiano durante lo scontro, obbligando il giocatore a modificare continuamente il proprio approccio.
Sono battaglie che riescono a essere cinematografiche senza privarci del controllo. Ed è un equilibrio difficile da raggiungere: Way of the Sword inserisce spesso piccole sequenze spettacolari all’interno del combattimento, ma generalmente evita la sensazione di assistere passivamente a una lunga cutscene.
È proprio durante questi scontri che emerge il vero potenziale della nuova formula di Onimusha. Ogni parata conta, ogni errore può spezzare il ritmo e imparare i pattern dell’avversario diventa fondamentale. Paradossalmente, proprio la qualità di questi momenti mette ancora più in evidenza il principale problema dell’esperienza.
E sono proprio gli scontri coi boss a sottolineare uno dei più grandi problemi di Way of the Sword: la curva di difficoltà. Girare per la mappa di gioco, specialmente nelle fasi più avanzate, sarà come fare un giro al parco divertimenti e sarete tranquillamente in grado di uccidere qualsiasi mob con una brevissima serie di colpi. Questo finché il boss successivo non vi prenderà per le corna più e più volte. Una maggiore calibrazione dell’esperienza non sarebbe stata male, insomma.
Whispers from the Shadows | Recensione Onimusha: Way of the Sword
Way of the Sword non è un open world tradizionale. L’avventura alterna scenari più lineari a una zona centrale di Kyoto che funge da grande hub e che progressivamente mette a disposizione nuove attività e incarichi. È una struttura pensata per offrire maggiore libertà rispetto agli Onimusha classici, ma non sempre l’ampliamento della formula produce risultati convincenti.
Il problema emerge soprattutto dopo diverse ore. Le attività iniziano a ripetersi, alcune missioni secondarie seguono strutture molto simili e persino determinati avversari tornano con una frequenza eccessiva. La qualità del combattimento riesce a sostenere gran parte dell’esperienza, ma non può nascondere completamente una certa ridondanza.
È quasi come se Capcom avesse avuto paura di realizzare semplicemente un grande action lineare. Quando Way of the Sword ci conduce all’interno di un tempio, ci rinchiude in ambienti claustrofobici o costruisce una lunga sequenza d’azione culminante in un boss, il gioco trova immediatamente la propria identità. Quando invece ci chiede di ripulire nuovamente un’area dalla corruzione o affrontare gruppi di nemici già incontrati numerose volte, il ritmo perde inevitabilmente intensità.
Anche l’esplorazione è spesso molto guidata. Indicatori, suggerimenti e strumenti destinati a evidenziare oggetti e obiettivi rendono difficile perdersi realmente. Shizuka tende inoltre ad aiutare frequentemente Musashi, talvolta suggerendo rapidamente la soluzione di piccoli ostacoli o fornendo indicazioni durante gli scontri. Sono scelte che rendono il gioco accessibile, ma che finiscono anche per togliere parte del piacere della scoperta.
Quiet in the Keep | Recensione Onimusha: Way of the Sword
Dove risulta molto più difficile muovere critiche è nella costruzione estetica del mondo. Il RE Engine continua a dimostrare una versatilità impressionante e la Kyoto di Way of the Sword è splendida soprattutto quando Capcom abbandona qualsiasi pretesa di realismo e lascia spazio al sovrannaturale. Templi immersi nella nebbia, strade ricoperte di sangue, interni illuminati debolmente e creature grottesche costruiscono un Giappone oscuro e affascinante.
Particolarmente riuscite sono alcune parentesi horror, nelle quali il ritmo rallenta e l’atmosfera cambia improvvisamente. Non stiamo parlando di un survival horror, naturalmente, ma l’esperienza accumulata da Capcom con Resident Evil si percepisce chiaramente nella gestione degli spazi, dell’illuminazione e della tensione.
Ottimo anche il lavoro sui personaggi. Musashi è estremamente espressivo e le animazioni facciali contribuiscono notevolmente alla sua caratterizzazione. I Genma, invece, possono vantare un design volutamente grottesco, accompagnato da una rappresentazione particolarmente brutale degli scontri.
Merita una menzione anche la localizzazione completa in italiano. Il doppiaggio contribuisce a rendere l’avventura immediatamente accessibile e testimonia l’importanza attribuita da Capcom a questa nuova incarnazione del franchise. Ammettiamo però di aver switchato velocemente al doppiaggio giapponese, dopo aver saggiato il nostrano: l’esperienza complessiva aumenta di spessore, in lingua originale.
Ghost in the Silence | Recensione Onimusha: Way of the Sword
La nostra prova si è svolta su PlayStation 5 e il risultato è complessivamente molto convincente. Sono disponibili una modalità orientata alla qualità dell’immagine e una dedicata alle prestazioni. Capcom indica per PS5 un target di 60 fotogrammi al secondo nella modalità Prestazioni, mentre quella Qualità punta a una maggiore fedeltà visiva lavorando generalmente nell’area dei 30-40 fps; le risoluzioni dichiarate vengono raggiunte facendo ricorso all’upscaling.
Per la natura stessa del gioco, la modalità Prestazioni ci è sembrata la scelta più naturale. Un combat system fondato su parate, schivate perfette e Issen beneficia enormemente della maggiore fluidità e della risposta immediata ai comandi. Anche nelle situazioni più affollate, la leggibilità dell’azione rimane generalmente ottima e il passaggio ai 60 fps valorizza ulteriormente la precisione richiesta dagli scontri.
Su PS5 sono inoltre supportati vibrazione e grilletti adattivi del DualSense, elementi che contribuiscono a enfatizzare ulteriormente la fisicità degli scontri. Non siamo davanti a un salto generazionale capace di ridefinire gli standard tecnici dell’industria, ma la combinazione fra RE Engine e direzione artistica permette al titolo di costruire immagini di grande impatto, soprattutto durante le sequenze più curate.
To Live is to Suffer
Onimusha: Way of the Sword è un ritorno che lascia sensazioni contrastanti, ma non per mancanza di personalità. Al contrario, il nuovo capitolo dimostra chiaramente che Onimusha ha ancora qualcosa da dire nel panorama videoludico moderno. Capcom ha trovato una maniera convincente per reinterpretarne il sistema di combattimento, ha costruito un protagonista carismatico e ha confezionato alcuni scontri che rappresentano probabilmente il punto più alto dell’intera produzione.
Il problema è che intorno a questo eccellente nucleo è stata costruita un’esperienza più grande di quanto fosse realmente necessario. La ripetitività delle attività, il riutilizzo di alcune situazioni, un livello di difficoltà mal bilanciato e una struttura talvolta eccessivamente guidata impediscono all’avventura di mantenere sempre l’intensità dei suoi momenti migliori. È un peccato soprattutto perché, quando Onimusha smette di preoccuparsi di riempire una mappa e ci mette semplicemente davanti a un avversario con una katana in mano, diventa difficile staccarsi dallo schermo.
Forse è proprio qui che si nasconde la lezione più importante di Way of the Sword. Dopo vent’anni, Capcom non aveva bisogno di dimostrare che Onimusha potesse diventare qualcosa di completamente diverso. Doveva dimostrare che la sua idea fondamentale – due guerrieri, due lame e pochi istanti per decidere chi resterà in piedi – potesse ancora funzionare. La risposta arriva ogni volta che l’acciaio incontra l’acciaio. La via intrapresa non è ancora perfetta, ma la lama di Onimusha è tornata finalmente a brillare.
La nostra recensione di Onimusha: Way of the Sword termina qui, e voi che cosa ne pensate del titolo di Capcom? Fatecelo sapere qua sotto nei commenti e restate sintonizzati con noi di tuttotek.it per tutte le news, le guide e le recensioni a tema videoludico e tech! E se siete interessati a chiavi di gioco a prezzi vantaggiosi, vi consigliamo di dare un’occhiata al catalogo di InstantGaming!
Punti a favore
- Combat system profondo, preciso e appagante
- Boss fight spettacolari e ben costruite
- Miyamoto Musashi è un protagonista carismatico
- Direzione artistica di grande impatto
- Ottima fluidità su PS5 in modalità Prestazioni
- Doppiaggio completo in italiano
Punti a sfavore
- Difficoltà troppo sbilanciata fra boss e mob standard
- Attività secondarie che tendono a diventare ripetitive
- Alcune situazioni e tipologie di nemici vengono riutilizzate troppo
- Esplorazione spesso eccessivamente guidata
- La struttura più aperta non sempre valorizza il ritmo dell'avventura












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