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Scopriamo insieme, in questa prolissa recensione, se Voice of Cards: The Isle Dragon Roars è la piccola perla nascosta che ci aspettavamo da Yoko Taro, o un semplice JRPG a turni dall’estetica sofisticata
Yoko Taro è un vero e proprio “autore”, che mette sempre qualcosa di se stesso all’interno delle opere che produce. Il revamp della serie di Nier degli ultimi anni, che è tornato in auge grazie al successo avuto da Automata, lo ha rimesso al centro dell’attenzione del mondo videoludico dopo così tanto tempo che giusto gli appassionati potevano ricordarsi di una mente tanto brillante, quanto stravagante. La versione “rimasterizzata” (se così si può definire) di Replicant è stato l’ulteriore passo avanti verso un futuro (speriamo) roseo del brand, sebbene ancora non sia chiaro quale strada Square Enix e Yoko Taro hanno deciso di percorrere.
Nel mentre, piuttosto in sordina, l’autore si è reso director di Voice of Cards: The Isle Dragon Roars, un JRPG a turni di stampo volutamente classico di cui vi abbiamo già parlato, per quel che riguarda le nostre prime impressioni, in una deliziosa anteprima scaturita dalla versione demo rilasciata qualche tempo fa. Abbiamo passato una quindicina di ore in compagnia del titolo, sviscerando anche il post-game, e abbiamo quindi deciso di raccogliere i nostri pareri finali in questo corposo articolo. Benvenuti alla recensione di Voice of Cards: The Isle Dragon Roars.
Isle of blight
A differenza di quanto potreste pensare gettando solo un occhio a Voice of Cards (lo abbrevieremo così nel resto di questa recensione), non vi state trovando di fronte ad un gioco da tavolo in salsa videogame. L’estetica basata esclusivamente sull’utilizzo di carte è, per l’appunto, solo estetica volta a caratterizzare maggiormente un gioco di ruolo giapponese a turni di stampo molto classico. Non dovrete quindi costruire alcun deck o prestare particolare attenzione al mescolamento delle suddette carte: è pura, semplice e intrigantissima estetica.
La narrativa ci porta a conoscere Marren, un antieroe particolarmente pieno di sé e spocchioso, che è accompagnato da una sorta di mostro fin troppo carino per definirlo tale, Lazuli. Il banale incipit narrativo vede questi due strambi eroi accettare dalla Regina l’arduo compito di uccidere il drago che è tornato recentemente a terrificare l’isola e i suoi abitanti. Facciamo bene attenzione però: Marren e Lazuli non sono né cavalieri né tanto meno eroi senza paura. Sono semplicemente due viaggiatori senza ricordi che per brama di denaro e fama decidono di prendersi sulle spalle un compito decisamente più grande di loro, insieme a decine di altri aspiranti ricchi.
An endless journey… | Recensione Voice of Cards: The Isle Dragon Roars
La mano di Yoko Taro nella narrativa di Voice of Cards si nota sin dalle prime battute. Questo perché, sebbene come già affermato l’incipit narrativo sia quanto mai scialbo e privo di mordente, basteranno giusto un paio d’ore di gioco per essere assaliti da un senso di inquietudine e di terrore. Vi accorgerete subito che dietro ad ogni dialogo, dietro ogni frammento di narrazione, si nasconde decisamente qualcosa di molto più grande e profondo, e non vedrete l’ora di capire il perché di questa sensazione. Le vicende di Marren e degli altri protagonisti sono decisamente coinvolgenti e, a parte qualche punto un po’ troppo prevedibile, accattivanti.
La pecca principale della narrativa di Voice of Dragons è decisamente la sua durata: terminerete la prima run in una decina di ore, anche meno se deciderete di proseguire dritti. Questo ovviamente non sarebbe un difetto in sé in quanto tale, ma la mancanza di tempo dà poco modo ai personaggi di svilupparsi adeguatamente e alle vicende di delinearsi con quel briciolo di mistero in più, che tanto è caro alla mano e alla penna di Yoko Taro.
… with endless endings. | Recensione Voice of Cards: The Isle Dragon Roars
Se passiamo al gameplay, fulcro principale di Voice of Cards, dobbiamo riprendere quella doverosa premessa che abbiamo fatto all’inizio di questa recensione. Sebbene ne abbia l’aspetto, il titolo di Square Enix non è decisamente un GDR particolare basato sulla creazione di mazzi o qualsivoglia elemento di gioco da tavolo. Voice of Cards è un puro e semplice JRPG a turni, sebbene qualche piccola e curiosa introduzione rispetto agli stilemi più classici c’è, e la andremo a vedere.
Il mondo di gioco è composto interamente da carte, che il nostro segnalino, rappresentante l’intero party, andrà a scoprire passo dopo passo nel corso dell’esplorazione. I movimenti possono essere fatti nelle quattro direzioni, e la prima fase esplorativa vi metterà di fronte ad innumerevoli scontri generati casualmente con i vari nemici presenti nella zona. Ad agevolare di molto il backtracking (e il proseguire della narrazione) interviene la possibilità di saltare in qualsiasi momento ad una casella già scoperta (o visitata, per meglio dire), ad eccezione di alcuni dungeon in cui la visibilità sarà ridotta per gameplay.
Give voice to the cards! | Recensione Voice of Cards: The Isle Dragon Roars
Nel corso dell’esplorazione, oltre che gli scontri con i nemici, potrete imbattervi in eventi casuali che vanno da strane rocce che possono esplodere in mostri o denaro, mercanti ambulanti che vogliono vendervi le loro merci o donzelle in difficoltà. I dungeon invece, specialmente nelle fasi avanzate, possono mettervi davanti a curiosi enigmi creati appositamente per il mondo di gioco di Voice of Cards, come lo scoprire alcune porte nascoste o il raggiungere un determinato punto del sotterraneo entro un finito numero di passi. Da questo punto di vista, però, ci duole ammettere che gli sviluppatori avrebbero potuto usare molta più inventiva e creare situazioni ancor più interessanti, ma anche in questo caso interviene la scarsa durata del titolo a frenare gli entusiasmi.
Le battaglie invece, dal canto loro, ci sono sembrate funzionali e divertenti. La squadra sarà composta da tre combattenti, selezionabili fra i cinque totali che Voice of Cards ci metterà a disposizione continuando con l’avventura, e ciascuno di loro avrà a disposizione un proprio “deck” di abilità da cui attingere. Potremo selezionarne, per la precisione, quattro per ogni combattente e verranno sbloccate con l’avanzare dei livelli. Alcune abilità (quasi tutte in realtà, ad eccezione degli attacchi base) necessiteranno di Gemme per l’attivazione, funzionanti come i classici punti magia dei JRPG. Otterremo una gemma per ogni turno, salvo alcune abilità specifiche, e bisognerà fare ben attenzione al loro management per non rimanere a secco nei momenti meno opportuni.
Classic way… | Recensione Voice of Cards: The Isle Dragon Roars
Torna la classica ruota di debolezze/resistenze classica del genere, senza guizzi particolari. Ciascun mostro sarà debole o resistente ad un elemento e starà a voi scoprirlo utilizzando le magie di uno specifico elemento o di un altro. Anche le armi, le armature e gli accessori (equipaggiabili ciascuno in numero di uno per ogni membro della squadra) saranno rappresentati sotto forma di carte e potrete riceverli sia dagli scrigni del tesoro sparsi nel mondo di gioco, sia acquistandoli in Pezzi d’Oro nelle varie Armerie. In generale le possibilità di personalizzazione saranno assai poche, considerando che ad ogni particolare combattente andrà assegnata una sola arma e una sola armatura. Si andrà quindi, via via, utilizzando quelle sempre più potenti.
In generale, il livello di difficoltà non è molto tarato verso l’alto, anche se bisogna fare un appunto. Da bravi ossessivi come siamo noi, abbiamo passato diverse ore di gioco a girare ogni singola carta di ogni singola area della mappa, andando quindi incontro ad una lunghissima serie di combattimenti e, inevitabilmente, di level up. Siamo però abbastanza convinti che, evitando questa esplorazione minuziosa e certosina, arriverà un certo punto del gioco in cui nemici saranno pronti ad aprirvi in due. Semplice, sicuramente, ma non benevolo fino a questo punto.
In Voice of Cards è anche presente un interessante minigioco basato sulle carte (ma va là), sebbene sarebbe meglio dire, in realtà, che sono diversi minigiochi in uno. La variazione delle regole, infatti, porterà il minigame ad essere man mano sempre più complesso e articolato, trasformandolo completamente da un primo approccio banale e semplicistico. Una volta giocata la prima partita, inoltre, potrete anche selezionarlo dal menu principale, senza neanche dovervi scomodare a cercare una città e a trovare la Sala Giochi.
… best way? | Recensione Voice of Cards: The Isle Dragon Roars
Dal punto di vista meramente tecnico, Voice of Cards è un titolo prettamente statico, quindi non sfigura in alcun modo nemmeno sull’hardware di Nintendo Switch, dove abbiamo avuto modo di provarlo per questa recensione. L’unica incertezza che abbiamo potuto notare è nella gestione dei menu, che specialmente in modalità portatile soffrivano qualche calo di frame nel passaggio da una pagina all’altra. Altra nota sgraziata è l’adattamento dei testi in italiano, che come sempre si discosta enormemente dal doppiaggio (disponibile sia in Inglese, sia in Giapponese). Così tanto che, dopo qualche ora passata col doppiaggio anglofono, siamo dovuti necessariamente passare a quello orientale, per evitare quell’onda di fastidio per la mancata sincronia fra scritto e parlato.
Esteticamente parlando, le carte di Voice of Cards sono veramente una gioia per gli occhi. Dettagliatissime sotto ogni aspetto, anche quelle dei personaggi secondari, siamo rimasti davvero affascinati dal character design di Kimihiro Fujisaka, minuzioso e particolareggiato. Siamo rimasti davvero scottati dalla poca durata del titolo, se non altro perché avremmo decisamente voluto vedere più carte. Buono anche l’accompagnamento sonoro di un Okabe non in splendidissima forma, un po’ come Yoko Taro in questo caso, ma che ha comunque saputo farci emozionare in più occasioni (e creare alcuni motivetti che ancora stiamo canticchiando).
Voice of Cards
In conclusione di questa recensione di Voice of Cards: The Isle Dragon Roars, la domanda che sorge spontanea è piuttosto ovvia: è la perla seminascosta firmata Yoko Taro che ci aspettavamo? Decisamente no. La scarsa durata e la poca inventiva in generale minano quella che sarebbe potuta essere un’esperienza decisamente più accattivante ed innovativa. Rimane che il titolo di Square Enix è un discreto JRPG con formula classica, un’estetica davvero deliziosa e personaggi che sapranno entrarvi nel cuore, sebbene con passo felpato.
Vi ricordiamo che Voice of Cards è attualmente disponibile su PC, PS4 e Nintendo Switch. Fateci sapere che cosa ne pensate qua sotto nei commenti, noi continueremo a tenervi aggiornati con tutte le news, le guide e le recensioni a tema videoludico e tech! E se siete interessati a chiavi di gioco a prezzi vantaggiosi, vi consigliamo di dare un’occhiata al catalogo di InstantGaming!
Punti a favore
- Narrativa interessante e coinvolgente...
- Gameplay divertente...
- Estetica accattivante
Punti a sfavore
- ... che non ha però il tempo di crescere abbastanza
- ... ma con pochissime innovazioni
- Tutto troppo sbrigativo










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