Quando acquisti tramite i link sul nostro sito potremmo guadagnare una commissione di affiliazione, senza alcun costo aggiuntivo per l’utente.
La fuga fognaria da Apple Arcade porta le Tartarughe Ninja su Nintendo Switch: scoprite Il Destino di Splinter nella nostra recensione
L’Indie World di tre mesi fa ha incluso una IP altrimenti insospettabile, e l’attesa per Tartarughe Ninja: Il Destino di Splinter si conclude infine con la recensione di oggi. Con questo port, per il momento in esclusiva su Nintendo Switch, l’ultimogenito di Super Evil Megacorp abbandona il nido di Apple Arcade per sbarcare su console. Il retaggio mobile è forse quello più pesante per qualsiasi progetto arrivi sull’ibrida delle meraviglie della Grande N, che i detrattori più vetriolici sono rapidi a definire un tablet glorificato. Una definizione, questa, a cui lo stesso Colosso di Kyoto sa far fronte, rivelando un ricco palinsesto nonostante le riedizioni occasionalmente accidiose.
Il genere dei roguelike è, così come il filone dei soulslike, una branca videoludica che sa farsi amare dalla sua nicchia, ma mai realmente da tutti. E mentre le creazioni originali ora stanno lasciando le loro planimetrie di gameplay ad IP più famose, come Star Wars Jedi: Survivor con i soulslike, calcare il suolo dei roguelike con l’ausilio della formula grazie alla quale Hades ha sdoganato il genere è una calamita per gli inevitabili, sagaci confronti di rito. Non c’è sarcasmo alcuno dietro la nostra osservazione; semmai, prima ancora di lanciare il guanto di sfida a un pubblico decisamente più ampio rispetto al consueto zoccolo duro dei roguelike, sono gli sviluppatori ad essersi imposti da soli un traguardo ai limiti dell’olimpico.
Purgatorio fognario | Recensione Tartarughe Ninja: Il Destino di Splinter
Nei primi momenti di gioco, Tartarughe Ninja: Il Destino di Splinter ci obbliga inavvertitamente ad aprire la recensione con trama e gameplay legati a braccetto. Il tutorial, per quanto sia possibile saltarlo, esprime con una sconfitta già prevista dal copione (o scriptata, nel gergo, ndr) l’antefatto con cui l’esperienza apre le sue porte ai giocatori. Un inseguimento lungo la skyline newyorchese vede Leonardo soccombere per mano di (chi altri?) Shredder. L’amabile squartatore, oltre ad aver impartito al leader del quartetto mutante una sonora lezione, ha anche rapito il loro maestro e figura paterna: lo stesso Splinter. Il suo eponimo destino, dunque, dipende dai figli nonché allievi. Semplice, chiaro e conciso.
Del resto, per quello che è il loop di gameplay, la struttura narrativa verte sull’impreziosire un canovaccio semplice, anziché operare su più livelli. E va benissimo così. La base, che rivedremo dopo ogni batosta subita, ben presto si popola di un variopinto cast. I comprimari, presi a piene mani dall’immaginario ideato da Kevin Eastman e Peter Laird sulle pagine dei fumetti Mirage, esulano dall’inclusività multietnica delle recenti incarnazioni (come Caos Mutante al cinema), optando piuttosto per i volti che il grande pubblico è abituato a riconoscere. E mentre i miniboss cambiano ad ogni tentativo, i boss di fine mondo restano gli stessi, con dialoghi alterati ma sempre teletrasportandosi alla loro base per leccarsi le ferite tanto quanto noi.
Eroi dal mezzo guscio (ma con la tendinite) | Recensione Tartarughe Ninja: Il Destino di Splinter
Se l’olfatto vi dà sentore di liquame anche al di fuori dell’ambientazione del gioco alla vista di un tondino colorato ai piedi dei personaggi, questo rimasuglio della versione mobile non mancherà di ricordarvi un gameplay meno “acrobatico” rispetto alle doti canoniche dei personaggi. L’agilità, in realtà, è richiesta: si tratta dopotutto di un roguelike, in cui ogni stanza va ripulita da orde di nemici badando bene a quale avversario merita maggiormente la vostra attenzione. I soli potenziamenti a cui valga realmente la pena affezionarci sono quelli sbloccati alla base dopo che ci siamo spinti quanto più avanti possibile prima di (eventualmente) fallire; altrimenti, nulla è realmente permanente. Morire significa ripartire da zero con una strategia migliore: i roguelike sono così.
Sempre in qualità di retaggio visivo dell’originaria versione Apple Arcade, l’interfaccia non manca di ricordarci le nostre principali azioni sul campo: Ⓨ per un attacco di base, Ⓐ per usare uno strumento da equipaggiare al posto dell’arma a distanza di base (se lo si trova) e Ⓑ per eseguire un fulmineo scatto, eludendo l’offensiva nemica. Le variazioni sul tema del caso, al di là dei vari “poteri tartaruga” e non, le forniscono i quattro personaggi giocabili. Non che le differenze tra uno e l’altro siano radicali, ma al tempo stesso le “quattro tartarughe, tutte identiche d’aspetto” si distinguono maggiormente per carattere rispetto alle fondamenta di gameplay. In merito a queste ultime, l’ombra del button mashing una volta apprese le basi è sempre dietro l’angolo.
¡Viva la evolución! | Recensione Tartarughe Ninja: Il Destino di Splinter
Potenziamenti e valute si dividono fondamentalmente in due rami. Il primo è il fulcro del genere dei roguelike: tutto ciò che non potremo portarci a casa. I potenziamenti ottenibili durante le partite, che possono alterare e/o corroborare le nostre abilità, svaniscono una volta sconfitti e lo stesso vale per la valuta effimera dei vari tentativi. Quest’ultima, trattandosi appropriatamente e letteralmente di rottami, si può spendere solo al negozio del misterioso Presidente prima di affrontare il boss di ogni scenario (fogne, porto, strade e tetti, in ordine). Tuttavia sia in questo negozio che altrove (per esempio dopo i boss) è possibile ottenere Monete Drago, Monete Oniriche e quant’altro: una valuta che, invece, rimane a noi.
Man mano che si popola, la base operativa offre vari potenziamenti permanenti con i quali riaffrontare la scalata da capo, sebbene in condizioni di maggiore sicurezza. Questi ultimi spaziano dalle migliorie alle abilità ottenibili presso il piccolo sacrario di Splinter (in cambio di Monete Drago), fino ad arrivare ai manufatti che April è felice di rendere disponibili. È qui che le Monete Oniriche entrano in gioco: grazie ad esse si possono rendere più potenti i manufatti, oltre ad accedere all’altarino di una Voce misteriosa per piegare ulteriormente le regole del genere roguelike alle nostre esigenze. Anche potendo cambiare costantemente la difficoltà dell’avventura dal menù di pausa, però, si progredisce col contagocce. A meno che…
“Se ti trovi solo in mezzo ai guai / con il loro aiuto ne uscirai” | Recensione Tartarughe Ninja: Il Destino di Splinter
Ogni progresso nella fortificazione dei quattro eroi (o meglio, della sorta di albero delle abilità mascherato condiviso da tutti) vale per chiunque ci aiuti in co-op. Giocare in compagnia snellisce esponenzialmente il tasso di sfida. Un giocatore singolo deve incrociare le dita tra una schivata e l’altra (sebbene gli attacchi nemici siano ampiamente telegrafati); quanti più amici prendono le redini dei mutanti, meglio sarà per tutti. Per fare un esempio come un altro, morire da soli in assenza di relativo amuleto comporta un ritorno alla base poco cerimonioso. Se però un altro giocatore resta in vita e conclude la stanza, gli alleati sconfitti si rialzeranno. Un aiuto enorme, con buona pace della longevità dell’avventura.
Abbiamo provato il tutto in co-op locale, ma non possiamo dire lo stesso del gioco online. Il triste motivo risiede nell’utilizzo un po’ arcaico dei codici partita: un sistema a password con cui il matchmaking delega interamente al giocatore il dovere di accordarsi con un potenziale alleato al di fuori del gioco stesso. Un esempio come un altro, se proprio vogliamo concederci un piccolo sbuffo critico, dell’approccio grossolano al game design talvolta imposto dalle licenze, che talvolta porta persino un progetto dallo stampo tanto artigianale come questo a zoppicare. Contiamo nell’arrivo di un matchmaking quantomeno autonomo in futuro con i vari aggiornamenti di rito, ma per ora possiamo solo fare le dovute valutazioni con la versione 1.1.0 del titolo.
Una scheggia nel fianco | Recensione Tartarughe Ninja: Il Destino di Splinter
Anche per i profani meno avvezzi alla lore di un franchise che spegne quest’anno la quarantesima candelina (!), la grafica è chiara quanto basta da rendere riconoscibile ciascun fratello, sia di nome che di carattere, durante i dialoghi. Un po’ meno durante gli scontri più concitati, forse l’unico vero neo della modalità co-op (online permettendo). I fondali restano meno definiti, e l’astrazione degli scenari resta un cimelio del trailer di aprile; dal canto nostro, abbiamo solo visto stanze ben definite, dunque non generate come imporrebbe la tradizione dei roguelike e che, pertanto, si ripetono ad ogni run. L’occasionale glitch grafico (animazioni di corsa “sballate”, eccetera) non dipende dalle impostazioni, nelle quali la “modalità performance” apporta solo impercettibili cambi al framerate.
Il maggior impegno, come talvolta capita di notare in fase di recensione, lo abbiamo notato nel comparto audio. La colonna sonora implementa orecchiabili sonorità rock (con occasionale utilizzo malinconico della chitarra elettrica, come ad esempio avviene con la schermata del titolo e con il quartier generale), senza mai dimenticare le influenze techno dei primi, intramontabili adattamenti videoludici targati Konami. Tuttavia il vero fiore all’occhiello è il doppiaggio, che ben si presta a dar vita a dialoghi spesso diversi nonostante il ripetersi degli incontri con gli altri personaggi. In particolar modo, il Michelangelo di Yuri Lowenthal è adorabile, mentre non manca mai di strappare risate il Raffaello di Roger Craig Smith (per la voce virtualmente indistinguibile da Sonic).
Considerazioni conclusive
La concorrenza di Tartarughe Ninja: Il Destino di Splinter è spietata, sia per il genere preso in esame in fase di recensione che per l’IP interessata. Nel primo caso, non è proprio possibile nascondersi dietro a un dito: c’è Hades in giro, e il gioco mira espressamente a trasporne l’opera magna di svecchiamento dei roguelike facendo leva sull’appeal degli anfibi mutanti. Questi ultimi, dal canto loro, godono già di un’operazione nostalgica che strizza l’occhio proprio ai beat-em-up di Konami a cui alludevamo prima. Il fatto che Shredder’s Revenge sia musicato da Tee Lopes (Sonic Mania), poi, è solo la ciliegina sulla torta. Cosa resta, dunque, del povero mentore del formidabile quartetto?
In realtà, per i trenta euro che chiede, questo titolo può anche dare parecchio. Ci sono i dovuti “se” da tenere in considerazione, però. Come se fosse una vaschetta di gelato, il gioco può durare molto in single player. Il co-op, dal canto suo, equivale a una “scorpacciata”: scofanarsi l’intera avventura in un unico pomeriggio non è affatto al di fuori del reame delle possibilità. Questo non toglie, però, che cooperare con altri giocatori attribuisce al tutto un notevole valore aggiunto. Per gli indecisi conviene piuttosto attendere l’eventuale sconto. Oppure, risparmiando cinque euro, optare direttamente per Hades: una scelta forse meno “rassicurante” per i neofiti dei roguelike, ma più rappresentativa del meglio che il genere ha da offrire.
Questo era ciò che pensavamo noi. Voi però di che opinione siete? Ditecelo qui sotto, e come sempre non dimenticate di restare su tuttotek.it per tutte le notizie più importanti per i gamer e non solo. Per i vostri bisogni puramente videoludici, potete invece trovare i migliori sconti in formato digitale su Instant Gaming.
Punti a favore
- Molto adatto a Nintendo Switch…
- Il quartetto ben si sposa ai roguelike…
- Una bomba in co-op…
- Varietà sufficiente per evitare la ripetitività…
- Ottime le variabili per difficoltà e gameplay
- Grandiosi doppiaggio e trama
Punti a sfavore
- … anche secondo i detrattori in fatto di prestazioni
- … ma talvolta gli scontri sforano nel button mashing
- … locale, si intende (no comment sull’online)
- … pure troppa, nei momenti di gameplay più caotici










Lascia un commento