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In questa recensione andremo ad analizzare la Director’s Cut di Death Stranding. L’opera originale di Kojima ha risentito positivamente o negativamente di questa nuova versione? Scopriamolo insieme
Era l’8 novembre 2019, quando per la prima volta veniva messo sul mercato, dopo anni di speculazioni, trailer criptici e video di varia natura, Death Stranding, l’opera targata Kojima Productions. Death Stranding ha diviso l’utenza, tra odiatori e adoratori. Non è mai stato facile, perciò, articolare anche un solo discorso in compagnia di qualche amico relativo proprio a questo titolo. Che cosa si fa in Death Stranding? Qual è il tuo scopo? Bisogna davvero consegnare solo dei pacchi e andare avanti e indietro?
Se si provasse a riflettere sulla semplice natura di queste legittime domande, si capirebbe anche la complessa natura di una potenziale risposta. Proveremo a rispondere a queste domande andando ad analizzare, però, non la versione del 2019 di Death Stranding (di cui abbiamo già una recensione completa), ma una Director’s Cut, uscita due anni più tardi e che andremo a trattare in questa nostra recensione. Recensione che verterà su un concetto chiave e assolutamente indispensabile per comprendere il nostro discorso; concetto riassumibile in una sola singola parola: esperienza.
“Death Stranding non è un gioco, è un’esperienza!”
Un’illazione, questa che fa da titolo al nostro paragrafo, decisamente snervante e a tratti fastidiosa, legittima sia chiaro, ma pericolosamente mancante di qualche concetto e/o disamina che possa giustificarla. Ciò che ci preme maggiormente, in questa recensione di Death Stranding Director’s Cut, è tentare di spiegare perché, effettivamente, questo gioco possa essere considerato anche come un qualcosa che vada al di là del singolo (e dignitosissimo) aspetto ludico. In molti, prima dell’uscita di questa nuova versione del titolo, temevano uno snaturamento dell’opera.
Lo diciamo fin da subito, per quanto ci riguarda (e chi vi scrive ha adorato la versione base di Death Stranding) la natura del titolo non è stata assolutamente, e per nessuna ragione, intaccata dalle novità introdotte in questa Director’s Cut. Siamo di fronte allo stesso gioco, con l’introduzione di novità dal punto di vista del gameplay, dal punto di vista della narrazione e dal punto di vista tecnico; ricordando che questa versione del gioco è disponibile solo per PlayStation 5.
E allora vediamole queste novità – Recensione Death Stranding Director’s Cut
Come detto precedentemente nei paragrafi iniziali della nostra recensione, di novità in questa Director’s Cut di Death Stranding ce ne sono e la cosa che maggiormente abbiamo apprezzato è la loro natura non invasiva. Giocare questa Director’s Cut ci ha dato la sensazione del: “Se vuoi, puoi…” inteso come una possibilità che il gioco ti fornisce di cambiare l’esperienza. Per questo motivo, e lo diciamo anche in questo caso fin da subito, a nostro parere questa Director’s Cut risulterà gradevole sia a chi ha già giocato la prima versione del titolo e sia a chi ci si approccia per la prima volta.
Ci sarà la possibilità di vivere viaggi in solitudine, con la straordinaria capacità che ha questo titolo di farti immergere in un mondo che pian piano diventa tuo, e ci sarà la possibilità di rendere questi viaggi più movimentati, tramite una progressione più rapida e tramite lo sblocco di gadget, veicoli ed armi più immediato. Starà a voi poi decidere che cosa utilizzare o meno. Chi già conosce la storia potrà godersi maggiormente le sottotrame di contorno e le nuove missioni secondarie, che aggiungeranno ulteriore linfa narrativa al titolo mantenendo gli standard elevatissimi di una narrazione criptica ma assolutamente di altissimo livello.
Per chi, invece, volesse andare dritto fino in fondo perché neofita delle avventure di Sam Porter Bridges, potrà chiaramente farlo, sfruttando anche le agevolazioni di questa nuova versione. Va segnalata una gestione del combat system leggermente rivisitata, con nuove armi e nuove animazioni di lotta da parte del nostro Sam. I combattimenti con i MULI risulteranno essere più impegnativi mentre, trascinandosi questo difetto anche dalla prima versione, le CA non risulteranno (a tratti) un vero problema quanto piuttosto un ostacolo (anche facilmente superabile) ad una risoluzione più rapida di una consegna o di una raccolta.
In questa Director’s Cut viene messo a disposizione del giocatore un poligono di tiro, in cui provare e testare le nuove armi e agire in delle situazioni create appositamente per l’occasione. Sarà anche possibile rivivere gli incubi della CA, rigiocando le varie boss fight e introducendo anche delle classifiche, mantenendo così ulteriormente viva e attiva la forte componente social del gioco. Altra aggiunta, inoltre, quella delle gare automobilistiche, accessibili dopo la costruzione di veri e propri tracciati.
Un mondo drammaticamente fantastico – Recensione Death Stranding Director’s Cut
Abbiamo parlato fino ad ora di esperienza (e continueremo a farlo) e della capacità di questo gioco di far vivere al giocatore delle emozioni e delle sensazioni uniche. Death Stranding, nella sua positività o negatività, è sicuramente e senza dubbio qualcosa di unico. Qualcosa che prima non c’era mai stato. Questa unicità viene trasmessa anche da una componente tecnica magistrale. Sia la versione base, sia questa Director’s Cut, presentano una stile e una resa grafica invidiabili. Per quanto ci riguarda Death Stranding ha rappresentato, su PS4, uno dei punti più alti (se non il più alto) dal punto di vista tecnico e questa versione interamente dedicata a PS5 non è assolutamente da meno.
Due classiche modalità visive: una tramite la quale potremo giocare in 4K e 30 FPS e un’altra che predilige i 60 FPS ed una risoluzione dinamica. In entrambe le modalità il gioco rende davvero alla grande, ed è capace, grazie anche ad una colonna sonora deliziosa, di farvi entrare in un mondo vastissimo, bello in ogni suo angolo e con una carica drammatica che lo rende ancora più interessante e affascinante, oltre che coinvolgente.
Esatto, coinvolgente è il termine adatto per descrivere un titolo in cui la componente tecnica viene posta al servizio dell’emotività del giocatore. Una serie di anelli che uniti fra loro creano quella particolare e amabile catena che è Death Stranding e che in questa Director’s Cut riesce a brillare ancora di più. Qualche piccola incertezza legata al sistema di movimento (a tratti brusco e difficilmente controllabile) e a qualche leggerissimo calo di frame è stata registrata ma non ci sentiamo di dargli un peso maggiore di quello che realmente hanno sull’economia del titolo.
Promosso… di nuovo?
Siamo alle battute finali di questa nostra recensione della Director’s Cut di Death Stranding e i quesiti a cui bisogna dare una risposta sono molteplici, così come lo sono quelli che vi passeranno per la mente giocando a questo titolo. A nostro avviso questa Director’s Cut di Death Stranding è promossa a pieni voti, proprio perché in grado di fornire e cucire addosso ad ogni utente l’esperienza che ricerca.
Piacevole per i neofiti e piacevole per chi è stato con Sam Porter Bridges fin dall’inizio. Ed è proprio questo passaggio, l’essere con Sam, un passaggio fondamentale. In questa Director’s Cut vengono forniti più punti d’accesso a quella porta che vi trascinerà dritti al cuore di Sam che, in fin dei conti, così come voleva lo stesso Kojima, è un po’ il vostro stesso cuore. Solitario, schivo e pieno di incontrollabili difetti e complessità. In fondo, ognuno di noi, porta con sé una parte di Sam Porter Bridges.
Fateci sapere che cosa ne pensate di questo titolo che, ricordiamo, è disponibile dal 24 settembre su PS5. Rimanete sintonizzati su tuttoteK per ulteriori aggiornamenti e date un’occhiata ad Instant Gaming per videogames a prezzo scontato.
Punti a favore
- Mantiene i pro della versione base
- Le novità introdotte migliorano l'esperienza
- Combat System migliorato
- Tecnicamente adatto alla next gen
Punti a sfavore
- Qualche incertezza nel sistema di movimento
- La presenza delle CA è a tratti superflua







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