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Dalla A di Avvitamento alla Z del settore Z, abbiamo spolpato Star Fox per una recensione: il gioco nato su N64 vale la candela su Switch 2?
Avremmo dovuto capirlo, che ci saremmo ritrovati a scrivere una recensione di un remake di Lylat Wars, ora riportato al suo nominativo internazionale: Star Fox. E certo, non era forse ovvio? La mancanza di un “vero” Mario (glissando sulle lodevoli eccezioni di Mario Kart World e Super Mario Bros. Wonder: Nintendo Switch 2 Edition) nel futuro immediato di Nintendo Switch 2 ne sta definendo con certezza un’incertezza identitaria, in cui siamo noi a mancare di acume per non aver intuito che no, lo spazio da solo non era il pretesto valido per infilare il volpino della Grande N all’interno di Super Mario Galaxy – Il Film. Come abbiamo fatto a cascare dal pero in quel modo?
Sia come sia, se con Princess Peach: Showtime! da una parte e Tomodachi Life: Una Vita da Sogno dall’altra abbiamo visto per la precedente piattaforma ibrida un viale del tramonto in stile “ultimo anno del 3DS”, oggi invece abbiamo di fronte un parallelismo con il periodo d’infanzia di quella stessa console portatile. Se ci avessero detto, un anno fa, che avremmo rivisto proprio i medesimi due titoli per Nintendo 64 fare capolino sulla nuova piattaforma kyotense, avremmo guardato la nostra bevanda con sospetto. Oggi, invece, stiamo già annuendo all’idea di vedere The Legend of Zelda: Ocarina of Time ritirato a lucido entro fine anno, ma varrà lo stesso per i nostri mercenari pelosi, squamosi e piumati?
Once more, with feeling | Recensione Star Fox (2026)
I nostri dubbi sul valutare Star Fox vertono proprio sulla sua natura prettamente arcade: che questa recensione si riveli per il gioco come per i protagonisti un campo di asteroidi? Partiamo dalla trama, perché contrariamente ad ogni pronostico non solo ce n’è una, ma la ritrovata verve narrativa di Nintendo (con Velan Studios al timone della seconda stesura) la rende più cristallina che mai. Senza rovinare alcunché ai neofiti, ci ritroviamo ad avere a che fare con le conseguenze di un gesto di pietà: il generale delle forze armate del pianeta Corneria, Pepper, ha convinto i giudici ad esiliare il pericoloso scienziato Andross anziché condannarlo a morte. Anni dopo, a farne le spese è il pilota James McCloud, pagando il prezzo di una lealtà malriposta con la vita.
Il presente vede Fox McCloud, figlio di James e presenza fissa in Super Smash Bros., riassemblare la vecchia banda con il superstite dell’incidente di Venom, Peppy Hare e le nuove leve, l’ingegnere Slippy Toad e l’ex ribelle Falco Lombardi. L’originale Lylat Wars su Nintendo 64 limitava la narrazione ai dialoghi in-game e a brevissimi scambi di battute tra un livello e l’altro, ma nel caso di questi ultimi abbiamo cutscene molto più estese e, lo diciamo prima di raggiungere la chiusura della disamina, il tutto viene impreziosito dal doppiaggio in italiano. La possibilità di vedere gli esiti di ogni scorribanda interplanetaria sortire conseguenze tanto tangibili dona all’esperienza un inatteso piglio “da Tripla A”.
“Fai un avvitamento!” | Recensione Star Fox (2026)
Un abbondante 90% del gameplay si svolge a bordo dei nostri fidati Arwing, equivalente cosmico dei caccia che hanno fatto la fortuna di Ace Combat. Il level design segue prevalentemente i dettami del rail shooter; i percorsi predeterminati che ci ritroveremo a seguire, manco a farlo apposta, si dimostrano congeniali ai sopracitati dialoghi continui tra compagni. Un apparente limite che si è erto a critica ante litteram della deriva cinematografica del videogioco, se vogliamo. La nostra libertà di manovra dipende dai power-up (munizioni limitate per attacchi speciali – perlopiù bombe – da mirare in momenti decisivi) e acrobazie speciali come il looping e l’inversione a U, soggette a cooldown.
Quest’ultimo, il sopracitato dietrofront, è esclusivo alla “modalità a tutto campo” implementata nelle sezioni in cui il nostro obiettivo è più la sconfitta di un boss che il traguardo da raggiungere. In questa sede le virate secche, effettuate con i tasti dorsali, passano dall’essere un’opzione a fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta, specie ai livelli di difficoltà più impegnativi. I boss, in particolar modo, spostano il focus della nostra mira dalla diminuzione dei nemici presenti su schermo nelle fasi da rail shooter ai punti deboli da colpire. Col tempo, il giocatore viene a patti con la sensazione di far parte di una storia raccontata da un altro narratore, sia in termini di storia che in fatto di gameplay puro.
Tempestoso variabile | Recensione Star Fox (2026)
C’è anche spazio per variazioni sul tema, anche in questo caso soggette al volere della narrazione. Alcuni pianeti, per motivi legati espressamente alla guerra interstellare a cui i nostri eroi prendono parte in veste di mercenari, richiedono mezzi di trasporto differenti dall’Arwing. Sul sottomarino ideato da Slippy, il Blue-Marine, non c’è granché da dire: è funzionalmente identico all’Arwing, come notato anche dai personaggi durante i dialoghi in-game. Il discorso cambia con il carrarmato del gruppo, il Landmaster, che sfrutta il cooldown delle azioni speciali anche solo per sollevarsi da terra. In termini di varietà, sono i completisti a trarre il maggiore giovamento da quest’esperienza.
Al fine di vedere tutto ciò che il gioco ha da offrire, però, dipende tutto da quanto siamo reattivi noi. È possibile, come avevamo accennato, raggiungere finali alternativi: già nel nostro vademecum di trucchi e consigli parlavamo della possibilità di salvare Falco dall’agguato nel primo livello. Se ci riuscite, vi proporrà un percorso a ostacoli tra le arcate a pelo d’acqua; una volta riusciti in questo, avremo l’opzione di seguirlo dietro una cascata. Sono tre “se” di fila, ma aprono la strada a livelli completamente diversi dal percorso di una campagna standard. In termini di trama, la differenza sta nella consapevolezza che Andross e il suo esercito dimostrano nei nostri confronti; non vogliamo sbottonarci oltre.
Be kind, rewind | Recensione Star Fox (2026)
La voce dedicata alla modalità sfida ci offre più spunti di riflessione per quanto appena detto. Ogni pianeta completato, previa eventuale necessità di rigiocare la campagna per sbloccarlo a seconda dei casi, presenta molteplici obiettivi: prendere una strada al posto di un’altra, totalizzare un numero minimo di punti, salvare un membro dell’equipaggio, eccetera. A conferma di un vostro possibile dubbio: sì, per gli standard odierni gli stage sono effettivamente un po’ pochini, nonostante gli sforzi di Velan Studios nel dare ad ogni campagna un respiro più marcatamente narrativo. Avrete già capito, similarmente, che la longevità del gioco verte su tutto fuorché il raggiungimento dei titoli di coda.
Semmai, a garantire al titolo quel poco di linfa vitale necessario a tornarci in futuro è la possibilità di rigiocare a ripetizione ogni pianeta tramite campagne multiple. La formula di gioco ne esce più “pulita” in termini di rapporto qualità/prezzo, a patto che prevalga la cognizione di causa aprendo il portafogli. Dal canto nostro, l’ensemble dei quattro temperamenti si è sempre dimostrato abbastanza carismatico da indurci alla curiosità di scoprire quali fossero le loro reazioni a un esito o un altro, elevando così la scelta in caso di “bivio” a dubbio amletico su chi sia nel giusto nel suggerire una rotta specifica. Per la modesta pochezza da cui siamo partiti quasi trent’anni fa, non ci sembra poco.
Quasi come uno snack da dividere in due | Recensione Star Fox (2026)
Uno dei punti di forza maggiori delle piattaforme ibride della Grande N risiede nel fatto che i Joy-Con (o Joy-Con 2, in questo caso) preparino la console al multiplayer prima ancora di acquistare giochi da spartirsi in due. In questo caso la cosa si estende al GameShare, con cui poter fruire di una sola copia del gioco in locale anche avendo accesso “solo” al primo Nintendo Switch. Se però tutti i giocatori posseggono l’attuale ibrida, è possibile giocare con una sola copia tramite GameChat. Saremmo più contenti di dirlo, nel contesto del co-op, se non fosse che questa modalità ci limita all’utilizzo dei Joy-Con (1 o 2) senza accettare alcun altro tipo di input. I controlli in stile mouse sono ben accetti, ma lo sfruttamento del Pro Controller non ci avrebbe francamente dato fastidio.
È esattamente per questo che siamo più positivi nel parlare della modalità VS. Qui fanno capolino tre dei pianeti della campagna principale, ma non sono tanto le tre ambientazioni a contare quanto il tipo di gameplay che ciascuno di essi offre. A seconda dei casi, infatti, avrete a che vedere con tre rispettive modalità. Da una parte, vi attende un classico “King of the hill”: il vostro compito sarà rimanere in un’area finché un certo lasso di tempo non andrà a scadere. Nel caso dei meteoriti, invece, distruggerli e raccoglierne le scorie vi darà punti fino allo scadere del tempo. Infine, cosa decisamente più gustosa, abbiamo una variante cosmica del consueto cattura la bandiera.
Come i dadi sullo specchietto | Recensione Star Fox (2026)
Al di là delle ugole italiane per eroi e cattivi, cosa attende chi vuole tornare nel sistema di Lylat nel 2026? A darci risposta troviamo il visualizzatore, menù nel quale gli extra si sprecano. In questa via di mezzo tra classico “bestiario” e wiki in miniatura, trovano posto articoletti di stampo pseudo-enciclopedico su personaggi, nemici, alleati, pianeti e non solo. Alcuni degli elementi si sbloccano procedendo nella campagna, come ad esempio navette e mondi, mentre per altri è necessario setacciare da cima a fondo i livelli nella modalità sfida ad ogni livello di difficoltà per completare ogni singolo obiettivo. Anche se, su quest’ultimo punto, i fedelissimi di Fox e compagnia non avranno bisogno di incentivi.
Nel menù principale del gioco trovano anche posto voci “minori”, con altrettante opzioni. Vogliamo segnalare, per fare un esempio, la possibilità di impostare un avatar; questo serve principalmente alla (supponiamo ristretta) cerchia di giocatori che dispongono della telecamera USB ufficiale e intendono sfruttarla in GameChat proprio per il multiplayer di questo gioco. Per tutti gli altri, poi, le ricompense allo zelo nel completismo si estendono anche a stemmi e stendardi con cui farci riconoscere nella modalità VS, a prescindere dal fatto che si giochi in squadre diverse o nella medesima. Alcuni elementi richiedono gli amiibo di Fox, Falco e Wolf, ma non è nulla di tanto invasivo quanto si è visto in Metroid Prime 4: Beyond.
Anvedi come parla Falco | Recensione Star Fox (2026)
Vediamo di sviscerare come si deve la questione della presentazione. In termini di grafica, sicché abbiamo citato la nostra valutazione di Metroid Prime 4: Beyond, possiamo parlare nuovamente di “tripla A secondo Nintendo”. Lo stile artistico, nello specifico, potrebbe anche essere oggetto di discussione; è una coronazione dell’idea originale di Shigeru Miyamoto in qualità di omaggio a Thunderbirds, senza dubbio, ma le proporzioni e in generale il realismo dei protagonisti potrebbe risultare indigesto ai fan di lunga data. Ciò detto, il restyling funziona alla grande su quasi ogni fronte, a netto discapito di come il focus sulle battaglie tenti (non sempre con successo) di distrarci da dettagli meno curati, come alcuni alberi.
Il discorso verte più verso il plauso universale quando parliamo del sonoro. Il doppiaggio italiano, già menzionato in precedenza, resta costantemente a livelli molto elevati, dal convincente Jacopo Calatroni nei panni di Fox all’arroganza di Falco perfettamente incarnata da Federico Viola. Alcuni boss, se siamo in vena di chicche, vantano altresì le corde vocali di Gianluca Iacono (Vegeta in Dragon Ball) mentre nel caso di Andross abbiamo a che fare con Claudio Moneta in persona (Goku dopo Paolo Torrisi, nonché SpongeBob). La colonna sonora è di caratura eccellente, vantando gli Abbey Road Studios come sede di registrazione; le nuove partiture si prospettano iconiche già da ora.
Considerazioni conclusive
Il fatto che si rivisiti per l’ennesima volta la trama di Star Fox 64 (da noi Lylat Wars) rende questo oggetto di recensione un po’ divisivo per tutti, almeno potenzialmente. Ed è proprio qui che risiede il dramma: Nintendo ha già fatto capire che il gioco, a posteriori sponsorizzato dalla pellicola di Super Mario Galaxy, serve anche per capire quanto (e se) il pubblico sia interessato a nuove peripezie per il cosmo con Fox e animalesca compagine. Non a caso, quest’avventura così “arcade” e – per questo – rigiocabile abbassa l’ormai consueto prezzario della Grande N a quota 50 euro. Se siete seguaci appassionati delle gesta dei mercenari, non avete molte altre opzioni o opportunità; carta canta.
Tra le molte bizzarrie che stanno contraddistinguendo l’attuale era di Nintendo, c’è la coesistenza del remake e della controparte originale sullo stesso hardware: Mario vs. Donkey Kong, Pokémon Versione RossoFuoco e VerdeFoglia, The Legend of Zelda: Link’s Awakening, oggi questo gioco e, entro fine anno, il sopracitato Ocarina of Time. Se non altro, potete acclimatarvi con le basi del gioco testandone l’incarnazione originaria proprio con il servizio online. Resta un gran titolo, sebbene limitato e potenzialmente limitante nella sua struttura da indefesso rail shooter. La sola cosa rimasta da inquadrare è ciò che resta della prima metà del ciclo vitale di Switch 2, nel cui merito possiamo solo fare eco al gioco con un “Good luck!”.
Questo era ciò che pensavamo noi. Voi però di che opinione siete? Ditecelo qui sotto, e come sempre non dimenticate di restare su tuttotek.it per tutte le notizie più importanti per i gamer e non solo. Per i vostri bisogni puramente videoludici, potete invece trovare i migliori sconti in formato digitale su Instant Gaming.
Punti a favore
- Guizzi narrativi in chiave “tripla A” molto azzeccati…
- Economicamente più accessibile di altri titoli per NS2…
- Benone la condivisione del gioco tramite GameShare…
- Ampiamente ricompensato l’approfondimento del gameplay
- Doppiaggio italiano graditissimo e non scontato
- Extra molto più congeniali alla rigiocabilità rispetto al passato
Punti a sfavore
- … ma dobbiamo davvero ripetere la trama di Lylat Wars?
- … sebbene la longevità campi perlopiù di rigiocabilità
- … ma per il co-op siamo ancora fermi al Joy-Con 2 singolo?












Ricardo Carvalho
27 Luglio 2026 alle 11:01Block Blast
Sono curioso di sapere cosa ne pensa la recensione riguardo al doppiaggio italiano. Sono disponibili anche opzioni vocali per altre lingue, oppure l’italiano è l’unica localizzazione recentemente evidenziata?
Alex Bozzi
27 Luglio 2026 alle 13:10Ciao, perdonami per l’attesa! Dovrei reinstallare il gioco per darti una risposta precisa al 100% (sto recensendo Splatoon Raiders al momento), ma ricordo distintamente la possibilità di selezionare la traccia audio e il testo su schermo; in alternativa, come accade per le produzioni Nintendo dal primo firmware interno (GameCube, 2001) ad oggi, è possibile cambiare direttamente la lingua della console. Ciò detto, il doppiaggio italiano è di caratura eccellente.
Merging Games
7 Ottobre 2026 alle 4:30La distinzione fra Blue-Marine e Landmaster è interessante: cambiare veicolo non crea necessariamente un nuovo modo di giocare, mentre legare il salto al cooldown modifica davvero le scelte. Nella modalità VS, le tre regole sono associate sempre agli stessi pianeti oppure si possono scegliere separatamente? Sarebbe utile capirlo per chi cerca varietà dopo la campagna. Nel mio catalogo Merging Games distinguo allo stesso modo i crossover che importano una meccanica, come i portali di Mari0, da quelli che cambiano soprattutto il mondo o i personaggi.