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Alcune ricerche recenti hanno trovato tracce di creme solari nelle nevi dell’Artico. Entriamo nei dettagli di questi importanti studi
Ricerche recenti condotte da un team di scienziati dell’Università Ca’ Foscari Venezia, del Cnr-Isp e dell’Università delle Svalbard hanno rivelato tracce di sostanze chimiche legate ai filtri UV delle creme solari nelle nevi dell’Artico. Esattamente, tali tracce sono state trovate nei ghiacciai nell’arcipelago delle Svalbard. Pubblicato su “Science of the Total Environment”, lo studio ha evidenziato che le concentrazioni più elevate di questi contaminanti si verificano durante i mesi invernali, quando l’oscurità avvolge la zona. Questi contaminanti fanno parte di una categoria nota come Chemicals of Emerging Arctic Concern (CEAC). Da tempo sono monitorati dal programma Arctic Monitoring and Assessment Programme per valutare l’impatto dell’inquinamento nell’Artico e fornire dati ai policy maker. Le fonti primarie e i processi di trasporto di questi composti rimangono poco chiari, e molti non sono ancora regolamentati a livello internazionale.
Creme solari nelle nevi dell’Artico: quale le implicazioni?
I ricercatori hanno analizzato 13 ingredienti tipici dei prodotti per l’igiene personale, inclusi i filtri UV come il benzofenone-3. Durante la primavera del 2021, sono stati prelevati 25 campioni di neve da diverse profondità e località. I risultati hanno mostrato che, ad eccezione di un ghiacciaio, le concentrazioni di filtri UV erano superiori nella neve invernale rispetto ad altre stagioni. Ciò suggerisce un ruolo significativo del trasporto atmosferico a lungo raggio. In particolare, durante la fine dell’inverno, le correnti aeree dall’Eurasia portano questi contaminanti verso l’Artico. Poiché nelle Svalbard non si utilizzano creme solari durante la notte polare, si presume che le maggiori concentrazioni invernali di filtri UV provengano dalle regioni popolate a latitudini inferiori. Marianna D’Amico, ricercatrice in Scienze polari presso l’Università Ca’ Foscari Venezia e autrice principale dello studio, ha dichiarato:
Per la prima volta sono stati rilevati nella neve artica numerosi contaminanti, tra cui benzofenone-3, octocrilene, etilesil metossicinnamato ed etilesil salicilato.
Nonostante le implicazioni allarmanti per la presenza di creme solari nelle nevi dell’Artico, ricerche di questo genere sono fondamentali per localizzare con esattezza la presenza di questi agenti inquinanti e tracciarne l’origine. Questo permetterà di sviluppare strategie di monitoraggio mirate a salvaguardare l’ecosistema artico.
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