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A distanza di sei mesi siamo tornati a rivivere Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning per portarvi questa sorprendente recensione del porting arrivato recentemente su Nintendo Switch
Lo scorso settembre abbiamo avuto modo di tornare nelle terre di Faelandia grazie alla riproposizione di Kingdoms of Amalur: Reckoning in una versione rimaneggiata per le console moderne. Il titolo, originariamente uscito nel 2012 sulle console di settima generazione, nonostante fosse figlio dei suoi tempi ed avesse davvero molti spunti interessanti, fu piuttosto sfortunato. Una sfortuna dovuta non dall’accoglienza della stampa, che anzi lo elogiò piuttosto vivacemente come uno dei migliori giochi di ruolo dell’anno, ma da un insuccesso commerciale clamoroso. L’originale Amalur vendette nemmeno un terzo delle copie necessarie al pareggio dei conti e fu definito un vero e proprio disastro.
Durante l’ultimo trimestre dello scorso anno, però, THQ Nordic ha deciso di mettere sul mercato una versione rimasterizzata del titolo, in previsione dell’uscita nel nuovo DLC “Fatesworn” che dovrebbe arrivare nel corso dei prossimi mesi. Vi abbiamo già ampiamente parlato di Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning in una lunga recensione che potete trovare cliccando qui. Una remastered pigra, sciatta e con poco mordente, che andava ad amplificare le inesattezze e i difetti di un titolo già datato di suo, complicando ancor più l’esperienza generale con difetti tecnici e un post-processing davvero fastidioso. Recentemente, Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning è arrivato anche su Nintendo Switch e abbiamo deciso, con molta paura, di riprenderlo in mano per portarvi questa recensione. E dobbiamo dire di essere rimasti sorpresi.
Fantasy con la F maiuscola
Non vogliamo tornare a soffermarci su punti che abbiamo già toccato con la recensione basata sulla versione PlayStation 4, ma qualche riga di premessa è comunque doverosa. Ci siamo di nuovo ritrovati immersi nel vasto e brulicante di vita mondo fantasy creato dalla mente di R.A. Salvatore, il romanziere dietro la serie di Forgotten Realms. Il mondo di gioco, sia per quel che riguarda la pura e semplice ambientazione, sia se si guardano tutti i personaggi che lo popolano, è perfettamente calato nel suo genere di appartenenza, riprendendo anche narrativamente tutti i classici stilemi.
Alleanze, razze, intrighi, tradimenti e una narrazione spezzettata in tantissime sottotrame, talvolta anche inutilmente dispersive, condite da un protagonista (personalizzabile con un editor del personaggio non proprio malissimo) che avrà il potere di modificare il suo destino e quello del mondo. Avevamo detto fantasy, e fantasy avrete. Certo, ad oggi, con titoli come The Witcher 3 o la serie degli Elder Scrolls a fare da padroni nel genere dei RPG occidentali, vivere un titolo ormai “anziano” come Amalur potrebbe stuccare anche i più ferventi appassionati. Se cercate però di riportarlo al suo contesto di uscita, per una software house che ai tempi fece sicuramente il passo più lungo della gamba, il titolo fu un esperimento piuttosto coraggioso e il suo insuccesso un vero peccato.
Dispersione – Recensione Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning, sorpresa su Nintendo Switch
La connaturata dispersività della narrazione viene ancor più esacerbata dalla incredibile mole di missioni secondarie che vi ritroverete lungo il percorso. Vi basterà fare un passo e un iconico punto esclamativo giallo apparirà sulla minimappa in basso a destra, indicandovi l’ennesima sottotrama, compito o missione delle fazioni. Se da un certo punto di vista questa mole di contenuto potrebbe scocciare chi cerca di seguire velocemente la sola trama principale, la presenza di missioni secondarie più brevi, anche e soprattutto grazie alla presenza sin da subito del viaggio rapido, si adatta perfettamente alla natura portatile di Nintendo Switch.
A questa vastità di contenuto si aggiungono anche i due DLC ad oggi disponibili, La Leggenda di Kel il Morto e i Denti di Naros, che insieme all’immensa mappa piena di dungeon e segreti e il bestiario di mostri da uccidere praticamente infinito vi farà rimanere nelle terre dei Fae per almeno una cinquantina di ore. Certamente è da sottolineare che il sistema di combattimento, seppur sia ancora molto divertente, è ancorato al 2012, con comandi a volte un po’ troppo legnosi e una telecamera birichina che non inquadra sempre i nemici vicini, facendoci ricevere colpi ingiusti. La possibilità di poter equipaggiare due armi, selezionabili velocemente tramite la pressione di due distinti tasti frontali, e la rapidità degli scontri, però, rendono Kingdoms of Amalur un gioco rapido, veloce e soddisfacente ancora oggi.
Una sorpresa – Recensione Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning, sorpresa su Nintendo Switch
Sicuramente il livello di difficoltà rimane settato verso il basso così come accadeva nell’originale, ma l’introduzione di un quarto livello di difficoltà e lo scaling dei nemici che diventano più forti col salire del nostro livello ha ovviato in parte a questo problema. Ammettiamo di esserci approcciati con timore a questa versione per Nintendo Switch di Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning, ma ci siamo subito ricordati del perché, ai tempi, avevamo speso centinaia di ore col controller in mano a completare ogni singola missione secondaria. Perché anche oggi, a nove anni di distanza, il titolo fa esattamente quel che deve: diverte.
Alcuni di voi saranno sicuramente andati a guardare il voto prima di leggere la recensione, ed arrivati a questo punto vi starete chiedendo: perché la sufficienza? Semplice, perché ovviamente tutte le problematiche tecniche legate al lavoro di remasterizzazione di cui abbiamo parlato nella recensione per PlayStation 4 sono presenti anche in questo porting per Nintendo Switch. Per nostra enorme sorpresa, però, tali difetti non sono enfatizzati dalla minore performance della console.
Gloriosissimi 720 p – Recensione Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning, sorpresa su Nintendo Switch
Il titolo gira in 1080 p con la console collegata al dock e in gloriosissimi 720 p in portatile, e in questo caso manca la possibilità di scegliere fra una modalità “performance” e una “grafica”. A differenza della versione PlayStation 4, però, abbiamo notato un maggiore stabilità del titolo. Intendiamoci, nelle situazioni più concitate e nei dungeon più dispersivi, il frame rate cala davvero tanto facendo diventare il titolo un album di fotografie. Queste mostruosità, però, sembrano accadere meno frequentemente rispetto alla controparte Sony, uno dei primi fattori che ci ha stupiti. Ma non finisce qui.
Permane il problema del pop-up, con l’erba che vi spunterà sotto i piedi, NPC che appaiono e scompaiono nel nulla ad ogni passo e texture, specialmente negli interni, che non ne vogliono sapere di caricarsi. E tornano, ovviamente, gli eterni caricamenti di anche più di venti secondi qualora aveste la malsana idea di uscire da una casa o un negozio. Che cosa allora, di questo porting, ci ha stupiti? La stabilità.
Il gioco su PlayStation 4 era vessato non solo dalle problematiche tecniche che abbiamo già elencato, ma anche da bug invalidanti, freeze e crash dell’applicazione che non ci hanno fatto perdere ore ed ore di salvataggi solo grazie all’aiuto dell’autosave. Tutto questo, su Nintendo Switch, non esiste. In oltre venti ore di prova non abbiamo avuto alcun crash, riavvio o simili, e questo è sicuramente dovuto a una maggiore pulizia del codice di gioco. Dobbiamo ammettere che il lavoro che THQ Nordic ha svolto nei porting dei suoi titoli sull’ibrida Nintendo è sempre stato più che lodevole, vi basti ripensare a Darksiders Warmastered Edition.
La versione più interessante
Ed ecco il motivo del voto più alto rispetto alla versione PlayStation 4 alla fine di questa recensione di Kingdoms of Amalur: Re-Reckoning su Nintendo Switch. Il titolo è praticamente lo stesso, e presenta le medesime problematiche tecniche. Se però dobbiamo essere onesti, a fronte del fatto che, trattandosi di una remastered, la qualità delle texture e della resa grafica complessiva non si discosta poi tantissimo dal titolo del 2012, vi consigliamo caldamente di recuperare il titolo proprio in questa versione per Nintendo Switch. Se non altro, non vi ritroverete a dover riavviare la console cinque volte in venti ore. Insomma, un buon porting di una remastered mediocre!
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Punti a favore
- Mondo di gioco vasto ed intrigante
- Divertente ancora oggi dopo nove anni
- Maggiore stabilità e pulizia rispetto alle altre versioni
- Un buon porting
Punti a sfavore
- Vessato dagli stessi problemi tecnici delle altre versioni
- Lavoro di rimasterizzazione sciatto, mediocre e dannoso









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