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Nella nostra recensione di Tomb Raider I-III Remastered, è ora di chiederci nuovamente: “Lara è arrivata… chi vuole farle compagnia?”
Ed è scomodando sia il brano di Sanremo sia il numero estivo (#5) del 2000 di Game Boy Mania, che abbiamo optato di aprire la nostra recensione per il restauro apportato alla prima trilogia di Lara Croft: Tomb Raider I-III Remastered. In un solo pacchetto, dunque, fanno ritorno le prime tre avventure: l’originale del 1996, il seguito La Daga di Xian (1997) e il terzo capitolo, Adventures of Lara Croft (1998). In altre parole, la prima metà dei sei giochi originariamente sviluppati da Core Design e Eidos Interactive. Il restauro è invece ad opera degli attuali gestori Crystal Dynamics con l’assistenza di Aspyr. A fare da publisher, infine, provvede Embracer Group.
Possiamo solo presupporre che i rimanenti tre episodi nella vita della “Lara Croft classica” siano rimasti in disparte per evitare di lasciare un gusto agrodolce sulle papille gustative del potenziale nuovo pubblico. Oppure, più semplicemente, per una seconda raccolta, che (se quanto abbiamo avuto modo di apprezzare su Nintendo Switch con quest’articolo ci lascia intuire) ha tutto il potenziale per venire riscoperta (e redenta) dalla nuova generazione. L’appuntamento con The Last Revelation, il capitolo antologico Chronicles e il gran finale di Core Design The Angel of Darkness, dunque, è presumibilmente rimandato.
“The worst of messes / become successes” | Recensione Tomb Raider I-III Remastered
Di solito apriamo una recensione parlando di trama, ma con Tomb Raider I-III Remastered ci limiteremo al minimo sindacale. Quanto serve sapere sulla protagonista Lara Croft è chiaro già nel primo minuto della cutscene introduttiva al primo gioco. È un’archeologa intrepida divenuta, tra un reperto e l’altro, più ricca di quanto le interessi, perché mossa dal richiamo dell’avventura. In origine Core Design evitò il protagonista maschile. Troppo simile nella premessa ad Indiana Jones: meglio evitare querele. Le prosperose misure da maggiorata furono invece frutto di un errore con la rotellina di un mouse. Sia come sia, il risultante appeal è universale: il look da sex symbol la rende appetibile ai giocatori, l’emancipazione da icona femminista ante litteram ne fa un modello per le giocatrici.
E siccome di archeologia si parla, è qui che subentra un punto per il quale chi vi scrive intende mostrare quanto più supporto possibile. Rispetto ad altri remake e remaster, dall’abbandono degli stereotipi sugli indiani d’America alle mitragliatrici a inchiostro, qui non sussiste alcuna forma di revisionismo storico. Difatti, il disclaimer iniziale allude alla presenza di interpretazioni etniche al tempo comuni, ma ora macchiettistiche. Basta questo. L’occhio clinico inavvertitamente mette indirettamente anche le eventuali rughe metaforiche dell’esperienza sotto una luce più magnanima, è vero. Ciononostante, l’intento è quello di preservare intatto il ricordo di un’icona della nostra infanzia per esporlo a nuove leve ben capaci di trarre le proprie conclusioni. E poi, suvvia, il primo livello italiano della trilogia ci propina la malavita sicula tra i canali di Venezia. Un po’ di sospensione di incredulità non fa mai male!
Il nucleo del design | Recensione Tomb Raider I-III Remastered
Similarmente, il gameplay dei tre episodi è riassumibile in una sola sezione. Per essere quanto più concisi possibile, il gioco si pone come un platformer cinematografico 3D, con un level design alle volte labirintico per celare un fondo di linearità. L’agilità di Lara, vivibile senza pericoli nel tutorial ambientato nella sua villa (penalizzata solo nel suo non essere il giardino di Peach), è paragonabile a quella di una persona reale e “semplicemente” molto tonica. Per completare il nostro scorretto paragone, dunque, non siamo di fronte al potenziale di movimento di Mario. Trovano però posto, tra una chiave e l’inventario in cui infilarcela, i confronti più lusinghieri con uno Zelda a caso.
In altre parole, dunque, i salti sono soggetti a un realistico senso di inerzia: senza rincorsa, per esempio, Lara si limiterà a saltare in alto. La sospensione d’incredulità a cui alludevamo torna utile giusto per le munizioni illimitate delle pistole, iconica arma standard della protagonista. Per il resto, però, tutto è soggetto a dei limiti. Tutto. Dai proiettili delle altre armi alle cure da centellinare gestendo le varie trappole e gli altrettanti scontri con la dovuta mistura di agilità ed arguzia. Più avanti nella trilogia è possibile poi prendere possesso degli eventuali veicoli, ma (proprio come in Crash Bandicoot 3: Warped) sono ironicamente loro i “passeggeri” dell’esperienza, quali fasi passeggere a loro volta.
Le rughe e la ruggine | Recensione Tomb Raider I-III Remastered
Nel bene e nel male, questo è uno dei remaster più fedeli di cui abbiamo memoria. Partiamo dal lato positivo. Anche dopo aver analizzato il gioco dal day one (guide permettendo), non ci siamo ancora abituati all’effetto mozzafiato del cambio istantaneo tra grafica originale e restaurata. Dal framerate diverso a seconda della versione passando per l’illuminazione diversa che rende utile il cambio pure nel gameplay, questa è una feature di preservazione al pari del recente port museale di Quake II. In modo analogo, i glitch meno dannosi e i vari cheat del caso sono stati mantenuti, così come anche l’audio è rimasto intatto. Tornano dunque sia le voci inglesi della localizzazione parziale del primo capitolo, sia la Lara nostrana (Elda Olivieri) nella traduzione integrale degli altri due.
Proprio come un medaglione rinvenuto in una catacomba, però, anche il reperto tra le nostre mani mostra un lato oscuro. Lo zelo nel mantenere tutto intatto si estende anche ai controlli tank, la cui variante moderna (sebbene eccelsa nell’intento) si dimostra più un ingombrante derivato che un effettivo sostituto. Similarmente, perché alla fine sempre di platformer 3D degli anni ‘90 si parla, la telecamera non è propriamente tra le più cooperative. La gestione dei salvataggi è libera, ma nella sua accessibilità dall’inventario si rivela macchinosa e, a tratti, pure sibillina nell’indurre potenzialmente il giocatore a confondersi tra salvare e caricare. A parte questo e le trascurabili sbavature (come il clipping), però, nulla da eccepire.
Longeva come una mummia, scattante come Lara | Recensione Tomb Raider I-III Remastered
La trilogia trae dalle versioni PC degli originali ogni beneficio possibile e immaginabile. Ognuno dei tre titoli include infatti una campagna aggiuntiva: Conti in sospeso per il primo episodio, La maschera dorata per il secondo e L’artefatto perduto per il terzo. Al di fuori della generosa offerta in fatto di livelli da giocare, però, c’è un solo vero “extra” considerabile come tale: una (quanto mai benvenuta) modalità foto, accessibile durante il gameplay grazie alla non proprio intuitiva pressione simultanea di entrambe le leve analogiche. Non vanterà l’immediatezza della medesima funzione in Super Smash Bros. Ultimate (specie per chi ci è abituato!) da cui abbiamo tratto le immagini della relativa guida, ma le opzioni, tra pose, armi (qualunque grafica), espressioni e outfit (remaster) non mancano.
Dal punto di vista contenutistico, si tratta per il resto di titoli dalla progressione molto lineare e, pertanto, potenzialmente “monouso”. Non sussiste alcun tipo di selezione degli stage: solo il loro completamento, più l’accessibilità legata ai vari, generosi slot di salvataggio, specie per il terzo capitolo che fortunatamente non obbliga l’uso dei “cristalli” simil-inchiostro da Resident Evil odiati su console. Sempre parlando del terzo capitolo, è qui che subentra la scelta dell’ordine in cui affrontare i vari stage. Per il resto la progressione rimane da punto A a punto B (influenze da DOOM, come timer a crescere e copiosi segreti, permettendo), ricompensando chi si prende la briga di esplorare ogni anfratto.
Restauro aureo (con buona pace della mano di Mida) | Recensione Tomb Raider I-III Remastered
Abbiamo toccato pressoché ogni punto: manca solo fare mente locale per le prestazioni del gioco, partendo dal motore grafico. Da un lato, abbiamo chiaramente tra le mani un remake ricostruito da zero. E mentre una semplice pressione del tasto + (o dei suoi equivalenti sulle altre piattaforme) simula sapientemente una grafica e un framerate anacronistici ogniqualvolta ci pare e piace, al tempo stesso il level design rimane ancorato alle limitazioni dell’originale, fino al numero di poligoni. Le texture qualitativamente curatissime celano conformazioni rocciose ed ostacoli fedeli nel loro intento di ostruire il passaggio “come una volta”, limitando i fronzoli alle sole aggiunte che contano.
La colonna sonora rimane intatta nel suo minimalismo, con un ottimo accompagnamento musicale solo dove i titoli lo ritengono strettamente necessario. Il terzo episodio nello specifico attenta alle nostre coronarie in caso di comparsa improvvisa di nemici con una cosiddetta scare chord (uno “spavento sonoro”, se vogliamo), ma generalmente i temi che restano impressi nella mente e nel cuore di chi gioca sono le schermate del titolo, a loro volta disponibili sia in versione moderna che retrò (adattando i render sullo sfondo all’occorrenza: gran tocco di classe). Il doppiaggio, per quanto forse eccessivamente impostato fosse in origine, arriva nel 2024 perfettamente intatto senza alcun compromesso.
Considerazioni conclusive
Sognando un possibile secondo restauro, magari degli episodi IV-VI, quanto abbiamo visto in fase di recensione promuove ampiamente Tomb Raider I-III Remastered, pur essendo (ironicamente) lontana dal bacio accademico la stessa Lara Croft che è tornata sui marketplace proprio il giorno di San Valentino. Un’icona coraggiosa nell’affrontare le catacombe più perigliose, più di altri nel sottoporsi al nostro scrutinio e, forse, per alcuni intrepida pure nel prezzario. Lara non si avventura per denaro, ma i trenta euro che richiede forse potrebbero scoraggiare i giocatori che si limitano ai platformer classici e alla loro immediatezza. Potreste voler attendere uno sconto, volendo. Se però nutrite un minimo di curiosità per una serie diventata sinonimo mainstream di videogioco a suo tempo, ogni momento è adatto.
Il rapporto qualità/prezzo è ben misurato. Si tratta, in fin dei conti, di dieci euro a gioco, più o meno la stessa cifra per la quale gli originali erano reperibili all’alba di PS2. È un pacchetto con cui scoprire, o riscoprire, l’epoca delle avventure dal sapore “edgy” che hanno caratterizzato il calo del sipario sullo scorso millennio. Minimalismo compreso. Forse i primi ad accogliere Lara saranno i fan di vecchia data che le sono sempre stati accanto da quando l’audace e avvenente avventuriera si è fatta strada a colpi di pistole tra necropoli e teatri dell’opera. Ma chiunque incapperà in questa raccolta apprenderà l’importanza storica di una saga che ha lasciato il segno nel panorama videoludico. Con clinico distacco, se lo ritiene opportuno.
Questo era ciò che pensavamo noi. Voi però di che opinione siete? Ditecelo qui sotto, e come sempre non dimenticate di restare su tuttotek.it per tutte le notizie più importanti per i gamer e non solo. Per i vostri bisogni puramente videoludici, potete invece trovare i migliori sconti in formato digitale su Instant Gaming.
Punti a favore
- La Lara classica è tornata...
- Controlli moderni perlopiù comodi...
- Ottime le campagne aggiuntive...
- Cambio di grafica istantaneo mozzafiato
- Sonoro alle stelle (voci italiane comprese!)
- Preservazione senza compromessi
Punti a sfavore
- ... intransigenza di gameplay compresa
- ... ma l’influenza di quelli tank si sente
- ... un po’ meno la progressione lineare









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