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Il mercato della fotografia ha passato momenti bui con l’arrivo di smartphone sempre più performanti. Anche se noi appassionati sappiamo che il piccolo sensore dei cellulari non può sostituire una buona fotocamera, i produttori hanno visto allontanarsi milioni di clienti. Como evolverà la situazione?
Nonostante il fermento degli ultimi mesi, con i big del mercato fotografico che si stanno sfidando a colpi di mirrorless Full Frame, i dati diffusi da CIPA sulle vendite di fotocamere sono abbastanza deludenti: giù del 17% le spedizioni per i produttori giapponesi (che poi si spartiscono praticamente tutto il mercato della fotografia). Non si può certo dire che le specifiche dei nuovi modelli siano così male, anzi i produttori si stanno impegnando nell’innovare i loro prodotti, per quanto sia possibile farlo perché dal punto di vista tecnico abbiamo raggiunto dei livelli davvero molto elevati. In altre parole i mezzi strumentali sono di ottima qualità, perché allora le vendita non decollano o per lo meno rimangono stabili?

Dati di vendita della fotocamere negli ultimi 3 anni
La crisi della fotografia digitale non è ancora superata. Il nemico non nasce dall’interno, come ai tempi del passaggio dalla pellicola al digitale, ma arriva da lontano, da un mondo diverso che poco ha da spartire con la fotografia e la ricerca artistica. Come potremo salvarci dai milioni di foto identicamente insignificanti che stanno tentando di sopprimere quello che un tempo era il florido mercato della fotografia?
Mercato della fotografia: puntare sui professionisti
Se da una parte l’arrivo degli smartphone ha fatto traslare da un mercato ad un altro milioni di clienti che si affidavano alle compatte o reflex di fascia bassa per immortalare i momenti salienti della loro vita, d’altra parte ha creato anche la necessità di emergere da una massa informe di fotografie mediocri. La fotografia, mai come oggi grazie ai social, è utilizzata come mezzo comunicativo e quindi è un buon modo di monetizzare. Ed è molto più semplice rispetto al passato – basti pensare al fatto che non serve trovare qualcuno che ospiti una mostra o che pubblichi le nostre foto su di una rivista, basta aprire una pagina Instagram e possiamo mostrare il nostro lavoro. La fetta da spartirsi quindi è diventata molto più grande rispetto al passato e quindi il numero di professionisti che tentano di averne un pezzo è sicuramente aumentato. Chiaramente un professionista ha la necessità di emergere dalla massa e quindi gli servono dei mezzi (materiali e non) superiori a quelli cui una persona media ha accesso.
La fotografia professionale quindi si sviluppa – ok, è vero che ad oggi può dichiararsi “PH” un qualsiasi idiota con la reflex, ma questo non importa ai produttori, purché si possa vendere – e di conseguenza bisogna aggredire quella fascia di mercato, trascurando quella che può essere la fascia bassa. I produttori si stanno muovendo in questa direzione: le nuove mirrorless di Canon e Nikon non possono considerarsi entry level, la mirrorless Full Frame di fascia bassa di Sony (aka Sony A7 III) è un mostro e la piccola X-T20 di Fujifilm (forse tra poco diventerà X-T30) praticamente è una top di gamma ricompattata. Il mercato si sta spostando su prodotti di elevata qualità e fascia alta, inevitabilmente. Addirittura Panasonic si è detta intenzionata a puntare esclusivamente su prodotti di fascia alta, almeno nella fase iniziale della sua entrata nel mondo delle mirrorless Full Frame. E perché darle torto? Su un prodotto professionale dal costo elevato c’è più margine di guadagno, un professionista o amatore evoluto che si affida al tuo sistema implica una certa fedeltà del tempo e quindi entrare per ottiche e accessori. Molto meglio che vendere una entry level con 18-55 al primo che passa che poi non si farà più vedere.

La necessità di comunicare attraverso le immagini ha aumentato la richiesta di professionisti del settore
Mercato della fotografia: i video sono il nuovo modo comunicare
Le immagini funzionano e sono diffusissime, ma ormai l’infrastruttura di rete è abbastanza forte da poter sostenere qualcosa di più. Come alla fine dell’800 dalla fotografia nacque il cinema, oggi dai social di immagini nasce il video streaming. Parlo del video in tutte le sue forme, non solo le produzioni da milioni di dollari di Netflix. Il video è usato per documentare le nostre vite al pari della fotografia ormai e di conseguenza rappresenta lo step successivo della comunicazione tra esseri umani – ahimè io che sono qui a dilettarmi con le parole sono rimasto indietro di anni.

Crescita del traffico video attraverso la rete. Circa la metà dei dati che viaggiano attraverso la rete rappresentano dei video
I progettisti delle nuove fotocamere devono tenerne conto e puntare forte sul video: in pochi possono permettersi una videocamera professionale e una mirrorless o una reflex possono essere il giusto compromesso (che poi sono anche molto più compatte e facili da trasportare). Vale lo stesso discorso fatto nel paragrafo precedente: anche gli smartphone sono in grado di girare video ad risoluzione, ma per smarcarsi dalla massa servono degli strumenti in grado di elevare la qualità dei propri prodotti. La dimostrazione di questa tendenza è presto fatta pensando alla successo della serie GHx di Panasonic tra gli YouTuber e i videomaker. E infatti molti produttori si stanno adeguando dotando i loro prodotti di funzionalità video avanzate, come Nikon che ha annunciato la possibilità di registrare video in formato ProRes RAW tramite le sue nuove mirrorless della serie Z.

Il video ormai è più importante della fotografia come mezzo di comunicazione
Mercato della fotografia: funzionalità smart e intelligenza artificiale
Un altro punto su cui battere è l’integrazione con le tecnologie smart e di intelligenza artificiale. Dato che ormai a livello tecnico abbiamo raggiunta una qualità altissima, anche per i modelli fascia medio-bassa, quello che si deve migliorare è l’esperienza d’uso del prodotto e la sua ergonomia. Funzionalità smart e di predittive basate sull’intelligenza artificiale possono essere d’aiuto sia al professionista che può velocizzare il workflow e sia al principiante che non conosce a fondo la macchina fotografica.

Gli algoritmi di machine learning possono potenziare le prestazioni dei sistemi automatici delle fotocamere
Integrare la fotocamera in un sistema più ampio fatto di PC, smartphone, smart TV e tablet permette di lavorare in diverse condizioni e a diversi livelli, oltre che facilitare lo scambio di file tra le varie piattaforme e risparmiare tempo che si può dedicare alla post-produzione o allo sviluppo di nuovo progetti. E poi è molto più salutare lavorare con calma, rilassati e tranquilli. Lo stesso ragionamento è applicabile durante la fase di scatto, soprattutto in ambito di modalità di esposizioni semiautomatiche – non automatiche, non sia mai, altrimenti mi mettete nella black list dei nabbi della fotografia – e il tracking AF. I nuovi algoritmi basati sul machine learning possono rivoluzionare il modo di fotografare: niente più minuti preziosi spesi a cercare il giusto bilanciamento tra i vari parametri – oppure anni di esperienza necessari per capirlo al volo. Macchine fotografiche sempre pronte che si adattano ad ogni evenienza, il fotografo deve solo pensare a cosa inquadrare. Che vi piaccia o no, come la rivoluzione digitale ha ampliato molto i margini entro cui è possibile correggere gli errori in post, il futuro sarà sempre più automatizzato anche nella fase di scatto e non deve essere per forza una cosa negativa. Dopotutto una fotografia deve narrare una storia, non mostrare quanto bravi siamo ad impostare la fotocamera.
Ecco quindi che nascono fotocamere come Zeiss ZX1, una compatta con sensore Full Frame e ovviamente un’ottica di prima scelta, ma soprattutto un sistema operativo Android e app Adobe Lightroom CC pre-installati per permettere agli utenti di scattare, post-produrre e condividere i propri scatti comodamente dall’ampio display da 4,3 pollici della fotocamera. E in un futuro prossimo arriveranno anche le prime mirrorless con algoritmi AF predittivi e intelligenti: in prima linea c’è la nuova ammiraglia Olympus OM-D E-M1X e ovviamente le tanto attese mirrorless Full Frame di Panasonic.

Zeiss ZX1, la fotocamera premium e smart
Mercato della fotografia: com’è cambiato il nostro modo di narrare?
Ma che ce ne facciamo di una sensore da 50 MP con ottica iper-risolvente da mezzo chilo che, oltre che pesare ed essere ingombrante, ci mostra pure tutti i difetti del nostro viso? E poi chi ce lo fa fare di passare le foto sul PC, post-produrre e solo infine caricare il tutto su un social network che comprime il lavoro di una settimana in pochi kilobyte? Molto meglio puntare e scattare con lo smartphone. Si capisce bene lo stesso che state gustando un drink in una delle piazze più famose d’Europa. Anzi. Non si vede neanche lo schifosissimo brufolo che vi è spuntato proprio ieri sera. Massimo 20 secondi e tutti i vostri amici sapranno dove siete e cosa state facendo e potranno invidiarvi.
Mentre prima si ponderava e un reportage fotografico poteva durare mesi, addirittura anni, ora invece ci basta vedere uno scatto mediocre, purché ce ne sia uno diverso per ogni vola che ci sediamo sulla tazza del bagno. Non c’è bisogno di ricerca estetica. Sto un po’ esagerando forse, dopotutto si possono fare foto brutte anche con una reflex e belle foto anche con un telefono. Volevo solo porre l’accento su un cambiamento fondamentale nel nostro modo di fotografare e narrare qualcosa: prima, anche se non una compatta, quello che interessava era prendere un momento e sigillarlo per sempre. Ricordo molte volte durante le foto in famiglia che si tentava (invano) di dare una certa estetica allo scatto:
Tu, vieni davanti che sei più piccolo!
Spostati a destra, siete tutti schiacciati.
Dai sorridete, cheeeese…
Adesso invece quello che ci interessa è condividere in velocità la nostra vita – o meglio, quello che vogliamo mostrare della nostra vita per renderla interessante agli occhi dei social. Le cose belle rimangono belle e la differenza si vede, ma a nessuno più interessa comperare una compatta per fare foto comunque brutte. Si prende uno smartphone e basta: comodo, leggero, veloce. Come le nostre vite.
In definitiva è il nostro modo di fotografare che sta cambiando il mercato e le sue esigenze. Una fascia bassa non ha più senso di esistere e si deve puntare sulla qualità. Non solo dei mezzi, ma anche del senso estetico delle persone. Una cultura estetica e fotografica più diffusa contribuirebbe a valorizzare e creare la necessità di strumenti fotografici adatti. I produttori di fotocamere dovrebbero investire nella diffusione della cultura organizzando eventi, mostre, workshop gratuiti o a basso costo per permettere all’utente medio di entrare in un mondo diverso da quello della fotografia social. Cambiare la visione delle persone contribuisce a cambiare anche il modo in cui si investono i risparmi – se qualche famoso brand fotografico mi vuole proporre un posto da top manager, sono disponibile.

Diffondere la cultura fotografica contribuirebbe a cambiare il modo di vedere e utilizzare la fotografia come mezzo espressivo
Di certo la fotografia è cambiata e continuerà a cambiare come tutte le cose. Oggi si scattano un numero di fotografie molto superiore a qualche anno fa. La fotografia, quindi, è più viva che mai, ha solo preso un aspetto e uno scopo diverso rispetto al passato. Sta a noi cambiarlo, se non ci piace. Dalla sezione fotografia è tutto, speriamo di aver contribuito – in minima parte – a dare un volto nuovo alla fotografia.








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