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Io e Uncharted 4 abbiamo avuto i nostri trascorsi ma, come in ogni relazione amorosa, che tutto finisca bene o male poco cambia: futuro e passato si uniscono inesorabilmente
La natura primigenia di un videogame si esprime nel suo essere giocato. Possiamo trarre molto da questa esperienza ma, subito dopo, cosa succede? Possiamo vivere unāopera in modo diverso rigiocandola? E se non potessimo proprio rigiocarla?
Vediamo un poā come si ĆØ conclusa la mia relazione dāamore con Uncharted 4.
Io e Uncharted, una storia dāamore burrascosa
La mia relazione con la serie di Uncharted ĆØ iniziata ben dopo lāuscita del primo capitolo. Ne sentii parlare tramite alcune riviste e mi incuriosii. Decisi di farmelo prestare da un amico e lo giocai. Non mi convinse particolarmente. Era un gioco carino, ma vari elementi non mi avevano lasciato una gran bella impressione.
Ritentai con il secondo capitolo, sempre facendomelo prestare dallo stesso amico (che praticamente possiamo considerare un cupido videoludico). La nuova storia di Nathan, Elena e Chloe fu una vera freccia al cuore. Adorai ogni secondo di quel gioco. Ciò che più mi colpƬ, e che ancora adesso mi fa assaporare nei ricordi le molte ore che gli dedicai, fu lāelevatissimo ritmo di gioco sommato alla grande fluiditĆ della narrazione.
Forse non tutti lāhanno notato ma, superati i primi capitoli, il gioco ĆØ un immenso long take. Dal momento in cui Nathan arriva in India e fino a quando sviene dopo il deragliamento del treno, non ci sarĆ mai una transizione sottintesa, uno spostamento automatico. Percorreremo tutta la strada in prima persona. A questo si somma lāimpatto tecnico del titolo: all’epoca, Uncharted 2 era una delle opere più belle visivamente in circolazione. Lo rigiocai almeno 8-9 volte, senza mai stancarmi.
Uncharted 3 fu il primo che comprati al D1 (U2 lo recuperai alcuni mesi dopo essermelo fatto prestare, U1 ancora adesso non lo possiedo). Lo giocai con foga e ardore. Non mi convinse. Era cambiato qualcosa: soprattutto a livello action. Dopo tutti questi anni, non sono in grado di fare unāanalisi approfondita: non ĆØ nemmeno il nostro soggetto dāanalisi, quindi ĆØ anche meglio non perderci troppo tempo.
Su Uncharted: Golden Abyss non mi voglio sprecare. No Naughty Dog, no party.
Uncharted 4: una bella sorpresa
Arriviamo però al nodo della questione. Uncharted 4.
Complice lo scarso impatto del terzo capitolo e il lungo tempo intercorso tra un opera e lāaltra, non ero molto incuriosito dal nuovo e ultimo gioco dedicato a Nathan Drake. Non era, per certo, il motivo per cui avevo comprato la PlayStation 4. Poi vidi questo gameplay e me ne innamorai.
I motivi? Beā, la grafica prima di tutto. A livello tecnico e stilistico il gioco spaccava ogni altra opera in circolazione. Inoltre, questa sequenza mi convinse riguardo a ben due elementi di gioco: il fattore action e la potenza emotiva della narrazione. Lo comprai al D1 e me lo giocai con gran gusto.
Io sono un grande amante delle storie e considero quella di Nathan e Sam stupenda. Dopo un anno e mezzo ancora mi capita di ripensare ad alcune scene di gioco, soprattutto legate ad Elena (sì, sono un romantico). Mi sono goduto ogni fase di gioco, da quelle più narrative a quelle più action. Tutto è stato rinnovato per questo nuovo capitolo, mantenendo al tempo stesso la solita identità che noi fan abbiamo imparato ad amare.
Sono arrivato ai titoli di coda contento per il mio acquisto e per le ore spese su di esso.
Uncharted 4: quel che venne dopo
Ed ĆØ proprio dopo i titoli di coda che ho compreso che qualcosa non andava. Ho avviato Uncharted 4 una seconda volta, subito dopo la prima, per andare a caccia di trofei. Amo completare al 100% i giochi, lāho detto più volte. In quel momento, però, mi sono reso conto che rigiocare ad Uncharted 4 non era per me unāesperienza completamente interessante. Bollai però la mia sensazione come una conseguenza da overdose del gioco. Dopo sei mesi, lo ripresi in mano, ma non riuscii a portare a termine unāintera partita. Come ultimo test, pochi giorni fa, lāho riiniziato e ho confermato la mancanza di desiderio verso il titolo.
Mi sono magicamente stufato della saga di Naughty Dog? Considerando quanto mi tenta lo sconto su LāereditĆ perduta disponibile in questo weekend, direi di no. In veritĆ so benissimo perchĆ© non riesco a rigiocare Uncharted 4. Soffro, giuro, nel dire ciò che sto per dire.
Io, che amo le storie e difendendo a spada tratta ogni esperienza più impostata alla passivitĆ , trovo che Uncharted 4, nella sua interezza, manchi di equilibrio. Più precisamente, le fasi meno attive (sia di narrazione che di esplorazione) sono troppo preponderanti rispetto alle fasi dāazione. Alla prima partita, questo non mi aveva dato problemi: lāeffetto novitĆ fa il proprio dovere e non mi sono mai stancato del gioco. Nel momento in cui, però, mi ritrovo a ripercorrerlo, non posso fare a meno di sperare che arrivi il prima possibile uno scontro a fuoco che, grazie alla buona intelligenza artificiale dei nemici e alla variegata struttura delle arene, riesce ad essere ānuovoā ogni volta che lo riaffronto.
Uncharted 4 (ai miei occhi, ovviamente ĆØ un discorso soggettivo) risulta inferiore alla somma delle proprie parti. Un concetto alienante che mai avrei pensato di poter esprimere. La storia ĆØ stupenda, le fasi esplorative sono ben gestite, le sparatorie aggiungono una varietĆ e una difficoltĆ ben diversa dai precedenti capitoli senza snaturare il genere. Tutti i singoli elementi sono incredibili. Eppure, infine, una volta che li riunisco e elimino il velo della sorpresa, qualcosa non mi torna.
Forse ĆØ colpa mia?
Mi domando quanto questo abbia valore. La prima esperienza con Uncharted 4 rimane comunque nel mio cuore, pura e memorabile. Una seconda, terza o quarta partita non cambierebbe ciò.
Inoltre, mi viene da pensare: e se fossi io ad essere cambiato? Non sono più la persona che trovava piacevole rigiocare per 8-9 volte Uncharted 2? Forse sì.
Pensandoci bene, da qualche tempo a questa parte il mio motto personale ĆØ āViva la varietĆ ā. Ho costantemente desiderio di cambiare genere, di provare cose nuove. Amo ancora completare i giochi, dedicarmici a lungo; ma dopo aver tolto il disco dalla console, indipendentemente da quanto mi rimanga da fare, non trovo ragioni per ritornare su un āvecchioā gioco.
Ormai riesco solo a guardare avanti, al futuro. à un buon modo per approcciarsi al mondo, in teoria. Allora perché mi sembra di star facendo un torto alle grandi opere che ripongo troppo rapidamente nel passato?
La mia è una forma di maturità che mi spinge a usare più saggiamente il tempo a disposizione o è un bulimico desiderio di novità che mi spingerà a non vivere correttamente questi stupendi videogame?
Non so se riuscirò a rispondere a questa domanda in tempo.






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