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Benvenuti in quella che sarebbe dovuta essere una recensione veloce, ma che alla fine dei conti è venuta fin troppo prolissa: vediamo insieme il perché dovete assolutamente giocare Tales of Arise, specialmente se siete fan della serie
A ben 25 anni di distanza dall’inizio della serie, Bandai Namco Entertainment ha recentemente messo in moto la splendida macchina di Tales of Arise. Sì, perché ve lo diciamo sin da subito: ci troviamo davanti al miglior episodio della serie, a nostro parere. E sicuramente davanti ad un nuovo punto di partenza, un nuovo incipit per quel che verrà in casa “Tales of”, specialmente in prospettiva di un titolo completamente next-gen. Forse è troppo presto e stiamo accelerando i tempi, quindi torniamo in carreggiata.
Tales of Arise è disponibile dal 10 settembre su PC e console di attuale e scorsa generazione. Arrivato a ben quattro anni di distanza dal precedente capitolo della serie, Tales of Berseria, Arise ha avuto una gestazione sicuramente più lunga e complessa per decisione della stessa Bandai Namco, che sin da principio aveva affermato di voler rinnovare la serie sin dalle sue fondamenta, pur non volendone snaturare le origini. Che ci sono riusciti ve lo abbiamo già detto in apertura, non ci resta che addentrarci gradualmente in questa nostra recensione di Tales of Arise.
Floral Ornament
I mondi di Rena e Dahna sono così fisicamente vicini, quanto terribilmente lontani per quanto riguarda ideali, natura e sviluppo. La forza tecnologica di Rena ha fatto sì che, 300 anni prima dell’inizio dell’avventura di Alphen e Shionne, Dahna ne divenisse soggetta e suddivisa in cinque diversi regni, ciascuno capitanato da un Lord reniano despota e tiranno. I dahniani vengono utilizzati come schiavi per l’estrazione di materie prime ed energia astrale, in modi diversi per ciascun regno, e sono privi di qualsivoglia diritto umano.
Alphen è un dahniano impegnato in un campo minerario. In realtà, nelle prime ore di gioco, non conosciamo nemmeno il suo nome: il ragazzo è infatti affetto da amnesia ed ha il volto coperto da una Maschera di Ferro, da qui il soprannome con cui viene chiamato da tutti i suoi compagni. Non ricorda nulla del suo passato, se non l’ultimo anno, da quando Doc, il medico del campo, lo ha trovato e salvato. Non ricorda il suo nome, il suo volto e tantomeno il suo passato. Tutto ciò che sa è di avere un elmo inamovibile dal capo e una completa refrattarietà al dolore. Anche se, sebbene non sia capace di avvertire gli stimoli dolorosi, il suo corpo reagisce comunque allo stesso modo. Un’arma a doppio taglio, quindi, perché spesso si ritrova svenuto o in pessime condizioni di salute a causa di traumi che nemmeno ricorda di aver subito.
Shionne è una reniana, di ignota origine nelle prime fasi di gioco (e così resterà per voi, in quanto eviteremo qualsiasi forma di spoiler), considerata una traditrice per aver sottratto un certo manufatto al Lord Balseph. Catturata dai soldati reniani che la stavano riportando al cospetto del signore, Shionne viene “salvata” da Zephyr, membro della resistenza, che insieme ai suoi soldati intercetta il convoglio in cui era tenuta prigioniera. La ragazza non è però la classica DID (Donzella in Difficoltà!), e subito mette in mostra la sua temibile abilità. Chiunque la tocchi, infatti, verrà colpito da una scarica di Aculei (così chiamati nella localizzazione italiana del titolo), un qualcosa di simile ad una scossa elettrica. Il suo unico scopo? Uccidere i cinque Lord reniani che regnano su Dahna.
Paranoia – Recensione Tales of Arise
Un’accoppiata vincente, se ci pensate: un ragazzo che non percepisce il dolore e una ragazza che emette scariche elettriche nonappena venga sfiorata. L’avventura di Alphen e Shionne vi terrà impegnati per circa una cinquantina di ore, se terrete in considerazione anche le quest secondarie, più eventuali ore aggiuntive se punterete al completamento al 100% del titolo. La narrazione procede incessante sin dalle prime ore di gioco, con molti guizzi sceneggiativi e una buona caratterizzazione dei personaggi principali. Sebbene infatti nei primi momenti Alphen e Shionne possano sembrare due stereotipi con le gambe, vi basterà ben poco tempo in loro compagnia per capire che c’è molto di più sotto la superficie.
Lo stesso non si può purtroppo dire per gli antagonisti principali del gioco che, sia per screen-time, sia per vera e propria caratterizzazione, risultano essere semplici sacchi di botte da picchiare. Gli sceneggiatori sono però riusciti a renderli odiosi abbastanza da rendere il tutto piuttosto assuefacente. Il modo di porsi dei Lord, infatti, rispecchierà in tutto e per tutto il messaggio che Bandai Namco ha voluto esplicitamente inviare ai giocatori.
Tales of Arise non è un gioco per tutti, sicuramente non per i più giovani. Sin dalle prime battute, il titolo batterà molto sui concetti di razzismo, disparità, crudeltà e segregazione razziale. La forza e la potenza di alcune scene, alcune anche piuttosto crudeli, ci ha “piacevolmente” impressionati, nel corso di una narrazione non sempre ritmata al modo giusto, ma con picchi molto alti di impatto. Tales of Arise non è un gioco per tutti, anche perché il concetto di morte e rimpianto permeano il titolo dall’inizio alla fine. Tales of Arise non è un gioco per tutti, e questo fa solo onore ad una Bandai Namco che ha saputo osare e puntare molto su temi accattivanti ed attuali.
Breakdown – Recensione Tales of Arise
Spostiamoci dalla narrazione, perché rischieremmo di fare spoiler inavvertitamente, ed entriamo nel core della nostra recensione di Tales of Arise: il gameplay. Per Arise Bandai Namco ha deciso di riesumare l’ottimo Style-Shift Linear Motion Battle System di Tales of Graces f, aggiornandolo ed implementando nuove feature che lo hanno reso ancor più rapido e veloce. Innanzitutto, è stata rimossa la storica funzione di “Guardia”, sostituendola con una Schivata piuttosto reattiva e precisa e che, se utilizzata al momento opportuno, permette di effettuare contrattacchi piuttosto potenti.
Interagire con i nemici sullo schermo ci permetterà di entrare in fase di battaglia, in modo forse ancora un po’ troppo vetusto, ma anche piuttosto rapido, specialmente su next-gen. Peccato che siano state rimosse le interazioni particolari coi nemici e non potremo quindi, ad esempio, aggirarli e prenderli alle spalle per effettuare qualche attacco preventivo. In fase di battaglia potremo controllare uno solo dei sei protagonisti che saranno via via disponibili nel party, mentre la gestione degli altri sarà lasciata ad una IA particolarmente interessante.
Similarmente al Gambit di Final Fantasy XII (anche se in maniera molto meno dettagliata e articolata) potremo infatti gestire le reazioni e le tattiche dei nostri compagni di squadra all’interno dell’apposito menu. Questo al di fuori di alcune peculiarità “innate” di ciascun personaggio, con ad esempio una Shionne, equipaggiata con fucili, che attaccherà più frequentemente i nemici volanti, che sono più deboli ai suoi attacchi a distanza. La gestione delle Tattiche è, come dicevamo, piuttosto articolata e vi permetterà di particolareggiare diversi aspetti dell’Intelligenza Artificiale degli alleati, da come e quanto utilizzare le nostre risorse curative (basate sui CP, punti speciali ripristinabili solo dormendo o con più che costosi oggetti), a chi attaccare e così via.
Don’t Look Back, Proceed – Recensione Tales of Arise
Al comando del nostro Leader, avremo a disposizione diversi metodi per far male ai nemici a schermo. Oltre all’attacco primario, sono tornate ovviamente le sempre eterne Arti da poter scatenare, questa volta, a costo di punti della barra BA, visualizzabile sempre come una serie di rombi colorati posti sopra la barra della vita del nostro personaggio. Una barra che si ricarica piuttosto velocemente o a determinate condizioni, che verranno via via elencate col proseguire del gioco, e che permette, se utilizzata accuratamente, di inanellare serie di combo spaventosamente lunghe, anche grazie agli attacchi precisi ed intuitivi dei nostri alleati.
Ciascun alleato avrà a disposizione uno speciale Attacco Boost, la cui barra si carica nel corso della battaglia, e che se scatenato permette di scatenare effetti differenti in base al personaggio utilizzato. Alphen, ad esempio, avrà a disposizione un attacco devastante che infliggerà ingenti danni ai nemici, ma altri alleati saranno più inclini al disturbo dei nemici o allo spezzare la guardia di quelli corazzati. Scoprirete in corso d’opera, insomma.
Conseguentemente agli Attacchi Boost esistono, in Tales of Arise, gli Assalti Boost, eseguibili da due alleati in coppia quando un nemico è abbastanza indebolito o ha subito una lunga serie di attacchi. Questi ultimi sono colpi devastanti e, fatta eccezione per boss e mini-boss (che hanno tutti a disposizione quantità di punti vita inenarrabili), mortali per la gran parte dei nemici standard. Tornano anche le Arti Mistiche, che nel caso di Tales of Arise saranno però utilizzabili soltanto nella modalità Oltre il Limite, che si attiverà in modo completamente casuale rendendo la gestione di questi attacchi più casuale e meno prettamente tattica.
Just go on – Recensione Tales of Arise
I personaggi, al termine dei combattimenti, otterranno punti esperienza e punti abilità (niente denaro, purtroppo!). I primi serviranno, ovviamente, per farli salire di livello e aumentarne le statistiche base. I punti abilità saranno invece spendibili all’interno dell’apposito albero delle abilità, suddiviso in questo caso in Titoli che potranno essere sbloccati col proseguire delle vicende o dopo aver soddisfatto particolari condizioni. Una volta sbloccate tutte le abilità o le Arti associate ad un Titolo, otterremo bonus di varia natura, come nuove Arti più potenti o boost importanti alle statistiche base.
Tornano ovviamente anche gli equipaggiamenti: ogni combattente avrà a disposizione un solo tipo di arma o armatura, ma una quantità spropositata di Accessori, il vero fulcro del potenziamento tramite equip in Tales of Arise. Gli Accessori possono essere forgiati e migliorati presso i mercanti e, per farlo, dovremo utilizzare i vari materiali che troveremo nel corso dell’esplorazione delle varie mappe di gioco, via via sempre più rari.
Abbandonata infatti l’ipotesi di un Open World, in Tales of Arise Bandai Namco ha optato per una Open Map. Il gioco sarà suddiviso infatti in varie zone, tutte via via sempre più ampie e in cui troveremo strade secondarie, segreti nascosti e collezionabili di varia natura (i gufi grassi!). A differenza dei capitoli precedenti, le mappe sono state ampliate e arricchite di elementi secondari, oltre al fatto che, in Arise, si potrà saltare in ogni occasione e non solo in presenza del classico puntino colorato. Le attività secondarie saranno via via sempre di più, con la fatidica pesca che si sbloccherà solo nelle fasi più avanzate di gioco.
Flame of Hope – Recensione Tales of Arise
Quello di Tales of Arise è quindi un mondo ricco di dettagli e particolari e, permettetecelo, terribilmente bello da vedere (grazie Unreal Engine 4!). Certo, non parliamo sicuramente di una produzione puramente next-gen, ma l’utilizzo del fantastico Atmosferic Shader ha permesso di creare fondali naturali ed urbani talmente belli e affascinanti da sembrare veri e propri acquarelli. Lo stesso vale per gli impressionanti modelli poligonali dei personaggi, creati per mano del character designer Minoru Iwamoto (mentre le scene di intermezzo animate sono realizzate dalla Ufotable) e che, grazie ad un ottimo antialiasing, mostrano gli spigoli “cross-gen” soltanto nei primissimi piani.
Un plauso e mille punti in più alla colonna sonora composta da Motoi Sakuraba, che propone brani accattivanti e sempre perfetti nell’accompagnamento delle vicende. Disponibili invece i due classici doppiaggi, Inglese e Giapponese, entrambi piuttosto validi. Consigliamo il secondo, a chi vuole un’esperienza decisamente più purista, e il primo, invece, a chi vuole assistere al gradito ritorno di Ray Chase, il doppiatore di Noctis in Final Fantasy XV, che in Tales of Arise presta la voce ad Alphen. Buona la localizzazione italiana, anche se nelle prime ore ci è sembrata vittima di diverse imprecisioni che possono essere però corrette con una semplice patch.
Su next-gen, Tales of Arise scorre che è una meraviglia. Sono disponibili due modalità, una votata al miglioramento delle Prestazioni che mantiene gli FPS stabili a 60 (ma veramente molto stabili), e una invece che migliora la Grafica e che invece innalza la risoluzione fino al 4K a discapito della stabilità. Abbiamo (quasi ovviamente) preferito la Performance Mode e non ci siamo mai trovati di fronte a un qualsivoglia calo di prestazioni. Se aggiungiamo dei tempi di caricamento praticamente istantanei anche su console Xbox, che rendono ancor più appaganti i combattimenti (non c’è alcuna schermata di vittoria, è tutto terribilmente fluido e veloce) capirete bene che, se possedete una macchina next-gen, è decisamente consigliabile acquistarlo in questa versione.
Alphen
Che cosa dire ancora per concludere questa recensione di Tales of Arise? Sebbene la natura cross-gen del titolo sia ancora indiscutibile e alcune scelte a livello di Battle System possano far storcere il naso ai fan di vecchia data, il nuovo capitolo della serie di Bandai Namco è indubitabilmente il migliore della serie. Ancor più se lo consideriamo per quello che effettivamente sarà: un punto di partenza, una nuova rinascita per un franchise che aveva decisamente bisogno di una svecchiata e un passo avanti. E che passo avanti!
Tales of Arise è attualmente disponibile su PC, PS4, PS5, Xbox One e Xbox Series X | S. Che cosa ne pensate, ci state giocando? Scrivetecelo qua sotto nei commenti, noi continueremo a tenervi aggiornati con tutte le news, le guide e le recensioni a tema videoludico e tech! E se siete interessati a chiavi di gioco a prezzi vantaggiosi, vi consigliamo di dare un’occhiata al catalogo di InstantGaming!
Punti a favore
- Narrativa adulta e personaggi complessi
- Sistema di combattimento profondo ed assuefacente
- Look estetico impressionante
Punti a sfavore
- Ancora troppi elementi "cross-gen"
- Antagonisti non proprio memorabili










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