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Dopo un anno arriva dal mondo PC un gioco su pannocchie senzienti, un orso giocattolo russo e una stupidità che non conosce limiti. Vediamo com’è Maize!
Devo fare una confessione. Sebbene io mi vanti spesso (con me stesso) di essere sempre informato sui videogame in uscita, quando ho ricevuto il codice per la recensione di Maize (si ringrazia Finish Line Games per avercelo concesso) mi sono ritrovato abbastanza spaesato. Era la prima volta che lo sentivo nominare. Non avevo idea di cosa fosse.
Maize: due scienziati e un campo di pannocchie
Tutto parte da una singola idea: cosa succederebbe se due scienziati leggessero male una richiesta del governo degli Stati Uniti e creassero delle pannocchie senzienti? La risposta è: tante cose assurde.
Iniziato il gioco, ci risvegliamo in un campo senza sapere nulla su noi stessi o su quello che sta succedendo. Cominceremo ad esplorare il circondario che consiste in una serie di ambienti (tipo una casa rurale o un granaio) sperduti in un piccolo labirinto di pannocchie.
Il gioco si imposta sulla struttura del classico Myst, ovvero di un’avventura in prima persona, ma molto (molto) semplificata. In sostanza, dovremo guardarci attorno, raccogliere oggetti e capire dove usarli. Questo ci sbloccherà nuovi percorsi e ci permetterà di proseguire. Avanzando nel gioco andremo a scoprire cosa è in realtà questo campo di pannocchie e i segreti che nasconde.
Maize: anche le pannocchie hanno occhi e orecchie
Cominciamo parlando del primo elemento che salta agli occhi: la grafica. Il gioco è disponibile su PC da quasi un anno e arriva ora su Xbox One e PS4: noi abbiamo recensito quest’ultima versione. Il gioco è chiaramente opera di un piccolo team che ha fatto quello che poteva, ma è altrettanto chiaro come la conversione su console sia mediamente insufficiente.
A livello tecnico, il gioco propone una serie di texture di bassa risoluzione che risultano quindi slavate e pixellose. La mole poligonale a schermo è estremamente bassa. Gli effetti di luce sono quasi assenti e, quando presenti, rendono alcuni oggetti molto più luminosi di altri senza alcun motivo. Inoltre il gioco fatica a caricare texture e ombre: le vedremo apparire e scomparire a pochi passi da noi mentre ci muoviamo. Stilisticamente gli ambienti sono perlopiù generici e difficilmente ci incuriosiranno o ci porteranno a speculare su quello che sta succedendo.
Il sonoro propone doppiaggi tutto sommato buoni, ma è estremamente carente dal punto di vista delle musiche di sottofondo e degli effetti ambientali.
Anche i menù sono a dir poco essenziali: una vignetta color mais semitrasparente con scritte appiccicate sopra alla meno peggio. I tutorial e alcuni commenti che il gioco farà durante le fasi narrative risultano essere solo scritte bianche al centro dello schermo, alle volte poco visibili a causa della mancanza di una vignetta che faccia da contrasto. Tutto questo indica come il lavoro del team sia stato superficiale.
Maize: un posto per ogni pannocchia
Superato il pessimo impatto tecnico e stilistico, cerchiamo di capire in cosa consiste il gioco. Come ho detto, dovremo esplorare degli ambienti di medie dimensioni, labirinti di stanze e corridoi, dentro i quali recuperare una serie di oggetti. Poi, dovremo capire dove usarli.
Il tutto è però abbastanza banale. Iniziamo affermando che molti oggetti dovranno essere piazzati in un punto specifico deciso dal gioco. Ciò è suggerito da una silhouette trasparente che indica chiaramente quale oggetto usare. Inoltre, tutti gli oggetti avranno una descrizione, spesso spiritosa, che suggerisce come usarli: frequentemente questi suggerimenti saranno però delle indicazioni dirette.
La semplicità, in sé, non è una male: è chiaramente una scelta degli sviluppatori che hanno voluto mantenere un livello basso per rendere accessibile l’opera a tutti i giocatori. Purtroppo, i puzzle ambientali (se possiamo definirli in questo modo) sono mediamente poco logici e scollegati fra loro. Non giocheremo capendo veramente cosa stiamo facendo e perché stiamo interagendo con certi elementi. Tutta la sequela di azioni da eseguire per proseguire sarà automatica, a causa del limitato numero di elementi disponibili. L’unico modo per bloccarsi per una manciata di minuti sarà perdersi nei labirinti (difficile) o non notare un oggetto in una stanza (già più facile, ma nemmeno troppo). Tutto sarà ovvio e diretto. Ci ritroveremo subito a correre per gli ambienti per trovare tutto ciò che è raccoglibile e cominceremo a piazzarlo dove è chiaro che vada piazzato. Saremo più dei facchini, che degli investigatori.
Maize: una storia di pannocchie stupide
Le primissime fasi di gioco ci lasceranno una sensazione di mistero e, se non fosse mitigata dalla pessima grafica e dal pessimo sonoro, tensione. Superata la prima area, però, il gioco si aprirà in tutta la sua stupida follia. In senso buono, ma soprattutto in senso negativo.
Il gioco, oltre a proporci gli elementi da usare per i puzzle ambientali, è disseminato di oggetti (75) puramente narrativi. Potreste pensare a cose come note audio o testi che approfondiscono il contesto e la narrazione, ma vi sbagliereste. La maggior parte di questi sono oggetti letteralmente casuali il cui unico scopo è fare una piccola battuta tramite la propria descrizione. Il problema è che la comicità insita in questi collezionabili si limita a due o tre tipologie di battute, ripetute più e più volte fino alla nausea. I pochi personaggi presenti nel gioco risultano quindi esageratamente limitati e presto poco interessanti.
Superata la prima fase, otterremo un compagno di avventure, un orsetto robotico russo che ritiene che ogni cosa al mondo (noi per primi) sia stupida e inutile. E non ha torto. Questo è la chiara idea di fondo degli sviluppatori. Un insieme di idee stupide, accumulate una sopra l’altra, che dovrebbero strappare qualche sorriso. È innegabile che a qualcuno possa piacere questo specifico mix di follie, ma la verità è che anche sotto questo punto di vista l’opera è molto limitata. Le idee sono poche e poco incisive.
Maize: chi dovrebbe acquistarlo?
Maize risulta quindi essere una semplicissima avventura puzzle in prima persona con un contesto e una narrazione che tenta di essere folle senza risultare però oggettivamente di qualità. Non è possibile consigliare il gioco agli amanti dei titoli alla Myst e, visto il prezzo base di 19.99€, fatico a suggerirlo persino agli amanti delle opere un po’ folli. In forte sconto, i più grandi appassionati di non sense potrebbe considerare di recuperarlo, magari per riderci sopra con gli amici in un paio di serate. Non impiegherete più di 4-5 ore per finirlo, ma i più rapidi potranno farcela anche in tre o meno senza troppa difficoltà. Il gioco non presenta, inoltre, i sottotitoli in italiano ma è completamente in inglese.
Punti a favore
- Così stupido che potreste amarlo
Punti a sfavore
- Così stupido che potreste odiarlo
- Tecnicamente insufficiente (in versione console)
- Troppe poche idee






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