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In questo appuntamento, parte dei nostri speciali dedicati ai registi del decennio, parleremo di Robert Eggers, autore di The Witch e The Lighthouse
Oggi analizzeremo un regista non molto conosciuto dal grande pubblico ma popolare soprattutto tra gli amanti del cinema d’autore, in particolare per quanto riguarda il genere Horror. Stiamo parlando di Robert Eggers che dopo qualche anno passato tra cortometraggi e teatro, si fa conosciere grazie all’acclamato The Witch. Il film, presentato al Sundance Film Festival, manda in estasi i critici e anche la sua seconda opera, The Lighthouse, ha ottenuto lo stesso riscontro. Quest’ultimo è peraltro appena uscito in Italia direttamente online, disponibile all’acquisto o al nolleggio tramite Chili, Amazon Prime Video e Apple TV. Con questo speciale considereremo quindi un regista con uno stile unico, ben definito e pienamente coerente, seppur non certamente adatto a tutti. Andiamo a perciò ad analizzare lo stile di questo giovane cineasta e le tematiche che più avvolgono i suoi film.
Robert Eggers: stile
Primo elemento che risalta nel lavoro di Robert Eggers è la sua attenzione al dettaglio. La messa in scena sia in “The Witch” che in “The Lighthouse” è curatissima fino a livelli maniacali e ciò lo si può notare non solo nelle scenografie ma anche nei costumi. In questo è importante ricordare che il regista ha lavorato per diversi anni come scenografo e costumista per rappresentazioni teatrali a New York. È anche risaputo che tende a documentarsi parecchio prima di scrivere e girare un film; anche se la sua perfezione a livello storico è più improntata a un senso di realismo che alla sceneggiatura in sè. Le sue prime due opere sono infatti incentrate quasi esclusivamente sulle sensazioni e danno poca importanza agli intrecci.
Una regia elegante
La regia e in particolare i movimenti di camera di Eggers, così come per Lanthimos, possono essere definiti come estremamente eleganti. Alla messa in scena quasi sempre lugubre e “sporca” si contrappongono inquadrature perfette a livello formale. L’eleganza di quest’ultime è spesso data anche dalla loro staticità e lentezza nei movimenti, altro elemento che incosciamento o meno può venire dal teatro. Ritorna quindi il parallelismo con Yorgos Lanthimos. Questa particolare regia va ovviamente ad enfatizzare la recitazione degli attori che, non a caso, sono anche stati ben lodati per le loro interpretazioni. Si pensi alla Thomasin di Anya Taylor-Joy o al due Robert Pattinson/William Dafoe che danno vita a un incredibile spettacolo, fatto di tensioni, odio ed intimità.
Reale e al tempo stesso surreale
Robert Eggers è anche oggettivamente portato per il surrealismo. I suoi due film horror accostano ad una messa in scena estreamente realistica, centellinate ma magistrali sequenze oniriche. Quest’ultimo oltre ad essere aperte a molte interpretazioni, sono sempre ben piazzate all’interno dell’opera e non stridono mai con le scene di vita quotidiana. Ciò grazie ad un attento lavoro in fase di montaggio ma anche grazie alla già citata accuratezza della messa in scena. I costumi, la fotografia, le ambientazioni rendono ogni passaggio della storia totalmente credibile e al tempo stesso danno una fantastica sensazione di incubo alle sequenze più oniriche e allucinate. Probabilmente il lavoro migliore, considerando puramente il lato tecnico, lo troviamo nel recente The Lighthouse.
The Lighthouse, un trionfo di cultura e tecnica
Nel film con il “futuro Batman”, abbiamo infatti un bellissimo bianco e nero girato su pellicola con un aspect ratio (rapporto) strettissimo per l’epoca attuale, ovvero 1,19:1. Questo formato venne praticamente abbandonato negli anni ’30 ma Robert Eggers ce lo ripropone in The Lighthouse, andando ad enfatizzare la sensazione di oppressione, claustrofobia e marciume data dalla convivenza forzata ed isolata sul faro. A queste sensazioni e soprattutto al surrealismo citato nel precedente paragrafo, contribuisce anche il bianco e nero; perfetto per nascondere e quindi aumentare l’inquietudine ma anche sublime nel rendere certe scene accecanti e ultraterrene. In generale The Lighthouse è una mineria di riferimenti che comprendono letteratura,mitologia e ovviamente anche il cinema, in particolare l’espressionismo tedesco.
Robert Eggers: tematiche
Per quanto riguarda le tematiche, le due opere del regista sono per certi versi molto diverse ma nonostance ciò si possono comunque trovare degli elementi in comune. Al netto di ambientazioni e protagonisti estremamente differinti, sicuramente Eggers è un cinesta che ama riempire di metafore e simbolismi i suoi film. In particolare, simbolismi che si riflettono su animali come il gabbiano in “The Lighthouse” o il caprone in “The Witch”. Allo stesso tempo, la struttura dei due film può in qualche modo essere paragonata. In entrambi abbiamo delle persone che vivono in isolamento e in entrambi le vicende tendono a rendere la situazione sempre più insostenibile, fino a quando la tensiona accumulata scoppia nella violenza senza freni. Oltretutto le due ambientazioni ovvero la foresta e l’oceano sono entrambi espressione di luoghi oscuri e ancestrali. Nell’oceano abbiamo le sirene e nel bosco le streghe, ambedue le creature sono seducenti e malige ed andranno a colpire i protagonisti delle storie.
Religione e mitologia
Come dicevamo all’inizio del nostro speciale Robert Eggers è un regista che ama documentarsi per bene prima di girare un film; ciò lo si nota particolarmente negli importanti riferimenti biblici e mitologici presenti rispettivamente nella sua prima e seconda opera. Senza queste due chiavi di lettura le due storie sarebbero, infatti, parzialmente incomprese; la bravura del regista sta però anche nel saper trovare un accurato equilibrio tra l’oscuro e l’esplicitato. In questo modo la sensazione che rimane allo spettatore è quella di aver assistito a uno storia metaforica e, soprattutto per The Lighthouse, allucinata ma comunque comprensibile e con un suo sviluppo ben definito. In tutto questo ovviamente non manca la paura e l’orrore sempre però trasportati con eleganza e raffinatezza, fino ai finali potentissimi.
Robert Eggers: conclusione
Concludendo, possiamo dire che Robert Eggers fa parte sicuramente di quel gruppetto di giovani registi che, assieme ai vari Ari Aster e Jordan Peele, sta portando avanti con onore il genere Horror. Sicuramente dei tre, egli è il regista con lo stile più “difficile” per il grande pubblico. Tuttavia i suoi film sono comunque miniere di bellezza e cultura e proprio per questo ci sentiamo di consigliarlo soprattutto agli amanti del cinema in sè e della sua storia. Noi intanto non vediamo l’ora di vedere i prossimi progetti di questo promettente regista; tra essi dovrebbero esserci una storia medievale di Vichinghi e il remake di Nosferatu. Sicuramente opere che, almeno sulla carta, combaciano perfettamente con lo stile e le passioni di Robert Eggers. Vi diamo quindi appuntamento alla prosssima settimana per un altro speciale sui registi più interessanti dell’ultimo decennio.
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