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Jordan Peele, autore di Scappa – Get Out e Us, si aggiunge alla lista dei nostri speciali sui registi più interessanti del decennio appena trascorso
Oggi andremo ad analizzare Jordan Peele, regista statunitense che, come Ari Aster, si è imposto in breve tempo nel mondo hollywoodiano e in particolare nel genere Horror con due soli film, ovvero, Scappa – Get Out ed Us. Entrambe le opere sono state un grande successo al botteghino ed entrambe hanno ricevuto i favori della critica internazionale. Tuttavia prima di addentrarci nell’analisi dell’autore oggetto di questo speciale va ricordato come Jordan Peele non è completamente nuovo al ramo dell’intrattenimento. Egli infatti si fa conoscere tramite una serie di divertenti sketch insieme ad un altro brillante comico, Keegan-Michael Key. La svolta che però permette a tutto il mondo di conoscere questo meraviglioso autore arriva proprio con il suo primo film da director, il sopracitato Scappa – Get Out. Quest’ultimo, infatti, oltre al successo internazionale ($255 di dollari a fronte di un budget di produzione sui $5 milioni circa) garantirà a Jordan Peele anche un Oscar per la miglior sceneggiatura originale.
Andiamo perciò ad analizzare tematiche e stili di questo regista, considerando, ovviamente, i due film da lui non solo diretti ma anche completamente ideati. Non va infatti dimenticato che Peele oltre ad essere un famoso regista è anche un bravissimo scrittore dato che le sue opere cinematografiche, di cui ha firmato la sceneggiatura, basano molto il loro valore sulle storie e sugli argomenti affrontati.
Jordan Peele: Stile
Non tutti i registi cercano per forza uno stile ben definito e questo è il caso di Jordan Peele. Probabilmente anche a causa della sua relativa freschezza in termini di film da lui diretti, è difficile delineare con precisione uno stile tipico del cineasta afro-americano. Vi sono sicuramente notevoli analogie tra Us e Get Out ma si fondano per lo più su elementi riguardanti le ambientazioni e la storia. Non di meno qualche piccolo elemento comune o di analogia, in termini stilistici, si può trovare anche tra le due pellicole di Peele. Ad esempio, l’inizio in entrambi i film è molto simile sia come immagini sia come musica utilizzata.
Per quanto riguarda più precisamente i movimenti di camera, si può dire che Peele ha uno stile abbastanza omologato, riferendoci al cinema moderno. Un modo di creare film quindi molto godibile che, nel caso specifico, mischia horror d’autore a quello più popolare. Non è un regista a cui piace dilungarsi troppo in tempi lunghi e riprese lente ma ciò è pienamente funzionale alle sue storie ricche più di riflessioni sociologiche – politiche piuttosto che psicologiche.
Jordan Peele: Tematiche
Pasando quindi alle tematiche del regista, si può dire che è qui che egli dà il meglio di sè. In questo senso è importante iniziare dicendo che prima di passare al settore dell’intrattenimento, Peele aveva studiato per qualche anno sociologia all’università senza però mai laurearsi. Una scelta che sicuramente si rifletterà sui suoi film successivi. Il cineasta, nativo di New York, può essere infatti considerato anche uno specie di regista-sociologo. Sia Get Out che Us ci immergono in questioni spinose che riguardano la società intera. Oltretutto, se il primo è principalmente collegato al tema del razzismo, il secondo va invece oltre. La seconda opera del cineasta è infatti aperta a diverse intepretazioni e parla di una discriminazione più generica che chiama in causa l’uomo in sè come individuo.
Un horror sociale
Nella sua volontà di parlare di problemi sociali, sicuramente l’horror è una scelta tanto efficace quanto difficile. Efficace poichè da decenni l’horror è stato terreno fertile per parlare di tematiche sociali, difficile poichè con l’horror è facile cadere in prodotti che risultano alla lunga noiosi e poco originali. Ovviamente Peele ha dimostrato di essere in grado, invece, di creare prodotti spaventosi e allo stesso tempo incredibilmente stratificati, soprattutto a livello tematico. Un ulteriore elemento aggiunto del cineasta è poi la sua ottima capacità di fondere umorismo e paura in maniera encomiabile; caratteristica che ovviamente è stata affinata nella sua lunga esperienza con la comicità.
Proprio perchè il genere dello spavento è stato per diversi registi mezzo di sfogo delle loro preoccupazioni sulla società ( Carpenter, Craven…), sia Get Out che Us sono ricchi di citazioni e analogie ad horror passati. Citazioni che ovvviamente non sono fini a se stesse ma vogliono soltanto esplicitare il messagio che il film ci sta trasmettendo. Giusto per fare un esempio, in Us i c.d. “incatenati” ricordano i cavernicoli de “Le colline hanno gli occhi” (Craven, 1977). Oltretutto come in quel film, alla fine, gli uomini benestanti arrivano a comportarsi in maniera simile alle loro controparte animalesca pur di sopravvivere. In questo senso, la figura della madre è quella che più arriva a questa totale uguaglianza, creando uno specie di cortocircuito nella mente dello spettatore.
L’utilizzo di simboli e metafore
Tornando agli accennati simbolismi, mentre in film horror come Hereditary o Midsommar la volontà di costellare il film di immagini metaforiche è abbastanza esplicita, si può dire che con Jordan Peele la questione si fa molto più complicata. In entrambe le sue opere vi sono tantissime immagini di questo tipo ma spesso il significato è molto nascosto, praticamente a livello di subconscio, e aperto a diverse interpretazioni.
In Us ad esempio abbiamo una moltitudine di riflessi, elemento che nel cinema spesso riflette un doppio, un alter-ego o comunque una frammentazione interna. Oppure già in una delle prime scene vediamo la piccola Adelaide con indosso un abito rosso mentre mangia una mela rossa. Chi ha visto il film capirà ovviamente la connessione con l’incredibile finale rivelatore. Ancora, possiamo pensare ai conigli come agli incatenati; tutti uguali nelle loro gabbie all’inizio del film e tutti liberi nel finale del film. Questi sono simbolismi impliciti ma che danno una formidabile stratificazione alle sue opere. Guardando bene, di metafore e simbolismi se ne possono trovare tantissimi nelle sue opere; da quelli più importanti ad altri messi giusto per far divertire il regista e noi. Per quanto riguarda quest’ultimi, si pensi, sempre in Us, alla maglietta con disegnato un coniglio che la figlia dei Wilson indossa appena arrivata a Santa Cruz.
Us, un film che definisce la poetica di Jordan Peele
Insistiamo sui simbolismi presenti in Us, poichè a differenza di Get Out, il primo è più complesso e aperto a differenti interpretazioni. Probabilmente quest’ultimo rimane migliore come equilibrio tra commedia, mistero e paura ma Us ha sicuramente dalla sua una complessità maggiore. Il messagio finale può essere visto come in realtà Noi (Us) siamo i primi nemici di noi stessi. Allo stesso tempo possiamo vedere la pellicola come una metafora sul classismo e sull’eterna lotta dei poveri, degli emarginati per arrivare allo stesso livello di benessere dei “privilegiati”. Infine, il titolo del film è emblematico nella sua genialità. Us infatti è anche l’acronimo di United States, una nazione da sempre potenta, bella ma anche controversa.
Conclusione
Siamo quindi di fronte a un regista che ha dato vita a due grandi film, con annesse fondamentali questioni sociali. Jordan Peele può anche essere visto come portatore di un cinema afro-americano ed in effetti è in parte così, ma sarebbe riduttivo ridurlo a questo. Il suo è un cinema impegnato ma che non si lascia mai andare a facili moralismi; oltretutto riesce, pur nella sua stratificazione, a intrattenere diverse categorie di spettatore. Con questa piccola conclusione, perciò, vi diamo l’appuntamento al prossimo Sabato, per un altro speciale sui registi più interessanti dell’ultimo decennio.
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