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Nel 2014 usciva “Il ricco, il povero e il maggiordomo” di Aldo, Giovanni e Giacomo e Morgan Bertacca: pellicola più riflessiva che comica
TITOLO ORIGINALE: Il ricco, il povero e il maggiordomo GENERE: Commedia. NAZIONE: Italia. REGIA: Aldo, Giovanni e Giacomo, Morgan Bertacca CAST: Aldo, Giovanni e Giacomo DURATA: 102 min. DISTRIBUTORE: Medusa Distribuzione. USCITA CINEMA: 2014.
La trama di Il ricco, il povero e il maggiordomo
Aldo è un povero venditore ambulante abusivo; Giacomo è un ricco, spregiudicato e arrogante broker, al cui seguito c’è il fedele maggiordomo Giovanni. Aldo, per caso, viene quasi investito da Giovanni in veste di autista di Giacomo, il quale gli propone un risarcimento in denaro. Giacomo ha investito molti soldi sul Burgundi, paese africano (di fantasia) in cui è appena avvenuto un colpo di Stato. A causa di ciò, Giacomo è in bancarotta, non può risarcire Aldo, ma soprattutto non può rimborsare il TFR di Giovanni, il quale intendeva riscuoterlo per sposare Dolores, cameriera venezuelana di casa Poretti, che tornerà in patria offesa dal mancato matrimonio.
I tre sono costretti a convivere per un certo periodo in attesa che la situazione di Giacomo migliori. Aldo, che vive con la sua severissima madre Calcedonia, si dimostra ospitale verso i due, accogliendoli nel piccolo appartamento di periferia. Giacomo dovrà venire a patti con la sua nuova condizione di povero, a cui non è abituato.
Continua lo stile diverso
Se si guardasse un precedente film, subito seguito da Il ricco, il povero e il maggiordomo, o anche da La banda dei Babbi Natale, si noterebbe immediatamente un cambio di stile comico. Sembra che da un certo punto in poi l’umorismo sia più ristretto alla singola battuta, che comunque non morde il pubblico, e si prediliga affrontare una qualsivoglia riflessione, ma senza far ridere, con frecciatine circostanziali.
Aldo: “Che dici, tolgo l’accento?” – Giacomo: “Tranquillo, sei già un azero” – Giovanni: “Sì, verrà di culo se pareggiamo…”
Il grottesco
I tre personaggi qui non sono più gimmick, ma in qualche modo irreali. Difficilmente il pubblico può identificarsi con un ambulante, un broker e un maggiordomo. In particolare il broker è ripreso dal personaggio di Giacomino in Ammutta muddica, che non è prettamente comico, quanto grottesco nella sua spietatezza in campo economico.
Il tema del grottesco è palese in Camilla, moglie di Giacomo (Sara D’Amario), interessata solo a organizzare eleganti party, ricorrere continuamente alla chirurgia estetica (tanto da girare con un collare elisabettiano per non grattarsi l’orecchio rifatto) e inserire termini francesi a caso perché fa fine, ma di fatto è una figlia di papà mantenuta dal marito. Questa unione va in pezzi non appena Giacomo perde tutto il denaro. Ecco immediatamente il netto contrasto con il matrimonio di Giovanni e Dolores, il quale è davvero basato sull’amore tra i due: nonostante tutti i problemi che verranno presentati, risulterà a tutti un bel matrimonio e una bella unione, nella sua allegra e colorata semplicità.
I beni materiali
Forse l’intento era riflettere sulla caducità dei beni materiali, in particolare nell’alta finanza e in tempo di crisi economica. Giacomo viene posto allo stesso livello di Aldo. Da un ambiente di partite a golf, eleganti uffici, copie originali di libretti ungarettiani verso un bilocale tappezzato a fiori, arredato a fiori e abitato da una donna con un vestito a fiori. Giacomo capisce di poter vivere anche con pochi -o nessun- agio, arrivando a donare un semplice pallone da calcio al figlio Junior, che prima ammorbava con il meno movimentato golf. L’intento di Aldo è ricevere l’agognato risarcimento per l’investimento, con cui diventare in regola e comprarsi una semplice bancarella al mercato. Giovanni fa un po’ da tramite tra i due: una persona povera che si gode gli agi del vivere nell’elegante villa Poretti, e alla fine si ribella autoproclamandosi uomo libero.
Con questa esperienza Giacomo capirà di poter vivere serenamente -lui e suo figlio- anche senza gli eccessi di prima, ma nella semplicità di una partitella di calcio in oratorio.
Perché vedere Il ricco, il povero e il maggiordomo
Non ci si deve aspettare una pellicola umoristica come quelle classiche, ma una riflessione -meno divertente- sull’inutilità degli eccessi, effimeri e evanescenti. Lasca un po’ a bocca asciutta la presenza sonora di Emis Killa, almeno per il pubblico abituato ai Negrita e Samuele Bersani.
Punti a favore
- Riflessioni a più strati
Punti a sfavore
- Poco divertente
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