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Ecco la nostra recensione di Ma Rainey’s Black Bottom. Ultimo acuto di Chadwick Boseman e altra fatica Netflix che entra prepotentemente nella corsa agli Oscar.
TITOLO ORIGINALE: Ma Rainey’s Black Bottom. GENERE: musicale, drammatico. NAZIONE: Stati Uniti. REGIA: George C. Wolfe. CAST: Viola Davis, Chadwick Boseman, Colman Domingo, Glynn Turman, Michael Potts. DURATA: 94 min. DISTRIBUTORE: Netflix. USCITA: 18 dicembre 2020.
Netflix quest’anno, anche grazie alla chiusura dei cinema, sembra già essere la protagonista dei prossimi Oscar 2021. Dopo l’apprezzatissimo Mank di David Fincher, ecco che il popolare servizio streaming tira fuori un altro asso dalla manica: Ma Rainey’s Black Bottom, di George C. Wolfe. L’opera, tratta dall’omonimo spettacolo teatrale di August Wilson, vede la partecipazione di Viola Davis e del compianto Chadwick Boseman, qui alla sua ultima interpretazione. Una storia fatta di sudore, parole, emozioni e soprattutto jazz. Andiamo a scoprirla meglio con la nostra recensione.
Trama | Recensione Ma Rainey’s Black Bottom
Chicago, 1927. Una sessione di registrazione. La tensione sale tra Ma Rainey (Viola Davis), il suo ambizioso cornettista Levee (Chadwick Boseman) e i manager bianchi, determinati a controllare la leggendaria “Madre del blues”.
È solo divertimento?
Ma Rainey’s Black Bottom fa ovviamente parte di quel filone, quasi abusato ad Hollywood, del razzismo. Un filone che però, seppur costantemente presente in diverse produzioni, non sembra stancarci mai (e da cui purtroppo sembriamo non imparare mai abbastanza), trovando sempre qualcosa di attuale da dirci. Ecco quindi che l’opera del regista Wolfe va a parlare di questo problema senza però affrontarlo direttamente ma facendo parlare gesti, volti, aneddoti, dialoghi serrati e soprattutto note. Si perchè il jazz, in particolare il jazz di quel periodo, è prima di tutto ribellione, espressione di rabbia latente. Uno dei membri della band dirà che “i neri si divertono e basta” ed in effetti, ad una prima e superficiale visione, sembra proprio che quel gruppo non stia facendo altro se non divertirsi. In realtà, come ben capiamo dai personaggi della Davis e di Boseman, c’è molto più di questo…
Un dramma da toni spensierati | Recensione Ma Rainey’s Black Bottom
Ma e Levee sono il cuore di quest’opera, senza ombra di dubbio. Essi, anche se in maniera differente, sono espressione di umiliazioni e sofferenze. Eppure noi non vediamo niente; il film infatti è quasi tutto ambientato all’interno dello studio di registrazione. Ecco quindi che come dicevamo le tematiche sono lasciate alla musica, ai gesti, ai dialoghi, agli aneddoti, alle metafore. Non dobbiamo però pensare a Ma Rainey’s Black Bottom come a un film melenso, anzi. L’intera pellicola, seppur caratterizzata da pochi ambienti, è pregna di un ritmo veloce e spensierato. Ciò grazie soprattutto ai dialoghi e alla splendida fotografia che ci dona una bellissima, anche se palesemente finta, Chicago anni ’20. In tutto ciò la regia di Wolfe, eccetto qualche piacevole e particolare scelta registica, non cerca di farsi notare più di tanto, limitandosi ad essere funzionale alla storia. Una scelta anche motivata dalla natura prettamente “teatrale” della sceneggiatura.
L’ultimo acuto di Chadwick Boseman
Come dicevamo Ma Rainey’s Black Bottom riesce a farci riflettere su tematiche molto drammatiche senza però rinunciare al suo tono/ritmo veloce e spensierato. Ecco allora che fondamentale diventa il personaggio di Chadwick Boseman, capace di ritrarre un carattere ambizioso, sognatore, giocherellone ma anche terribilmente debole. Proprio quest’ultima caratteristica, legata a un’infanzia traumatica, esploderà in un terribile e inaspettato finale (un finale amaro che non solo contrasta col tono generale del film ma che addirittura duplica la sua amarezza in un successivo bis…). Boseman era quindi chiamato a un compito non facile e a noi, come ad altri, ci sembra più che sensato pensare a una probabile candidatura. L’atttore oggettivamente, anche senza considerare il triste destino, ha dato vita a una prova sentita e profonda.
La madre del blues | Recensione Ma Rainey’s Black Bottom
Infine, anche Viola Davis ha ricreato alla perfezione il personaggio di Ma, la madre del Blues. A differenza di Leeve, il suo è sicuramente un personaggio più “convenzionale” ma ciò non toglie nulla alla sua ottima prova. La Davis si trasforma infatti (grande meriti anche al trucco!) in una cantante sfacciata ma dotata di una energia e di un talento incredibili. Ed è proprio nella sua sfrontatezza e antipatia che sta la prova degli abusi che il popolo nero ha dovuto soffrire per secoli. Ella infatti non è protagonista di un momento davvero importante come nel caso di Leeve ma con i suoi modi di fare e con la sua voce calda e sentita saprà comunicarci il suo dolore, pur senza mostrarlo esplicitamente. Proprio Ma, all’interno del film, dice che ai bianchi piace il blues anche se non lo capiscono, per loro è solo divertimento…
Conclusione
Ma Rainey’s Black Bottom è un film che vive letteralmente delle sue interpretazioni, in particolare grazie a Viola Davis e Chadwick Boseman, entrambi potenziali candidati ai prossimi Oscar. La natura teatrale della pellicola è chiara, ciò però non toglie ritmo e vivacità all’opera e oltretutto non toglie comprensibilità. Se infatti alcuni riferimenti potrebbero non essere chiari per chi non è informato sul contesto, al tempo stesso Ma Rainey’s Black Bottom riesce sempre ad essere di facile lettura, arrivando quindi al cuore di tutti. L’opera cinematografica di Wolfe si rivela ben confezionata e dotata di una semplice profondità.
Punti a favore
- Ben confezionato
- Cast in forma, in particolare la Davis e Boseman
- Musiche
- Drammatico ma sempre energico
Punti a sfavore
- Alcuni potrebbero ritenerlo fin troppo semplice e teatrale
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