Quando acquisti tramite i link sul nostro sito potremmo guadagnare una commissione di affiliazione, senza alcun costo aggiuntivo per l’utente.
Gears 5: Hivebusters espande il mondo di gioco dell’esclusiva Microsoft e apre interessanti opportunità sul modello di distribuzione offerto dal Game Pass: scopriamolo in questa recensione
Il dlc di Gears 5 è arrivato un po’ in sordina e senza troppi proclami pubblicitari. Si tratta di una breve espansione narrativa che vuole raccontare una storia parallela a quella di Kait. Un contenuto di questo tipo era stato richiesto a gran voce dai fan, che avevano apprezzato molto la campagna dell’ultimo episodio della serie. E quindi eccolo qui, con tre ore di gameplay tutto sommato molto tradizionalista e divertente come sempre.
Eppure, quando pensiamo che Gears 5: Hivebusters arriva al lancio su Xbox Game Pass Ultimate, non possiamo fare a meno di riflettere su di una cosa. Il modello di distribuzione dell’abbonamento Microsoft ha permesso negli ultimi due anni la produzione di progetti che altrimenti non avrebbero mai visto la luce. Si pensi al fortunato Grounded o all’azzardato Microsoft Flight Simulator. In altri contesti, forse, un altro publisher ci avrebbe pensato due volte prima di finanziare delle opere molto specifiche e dallo scarso appeal sul pubblico di massa. Forse anche l’ultimo contenuto sviluppato da The Coalition non avrebbe visto la luce senza Game Pass: vediamo assieme in questa recensione perché la questione è più interessante di quanto sembri.
Tre ore per venti euro?
La nuova avventura nel mondo di Sera è composta da un unico atto ed è divisa in sei capitoli, per un totale di circa tre ore di gioco. Il prezzo sullo store digitale è di venti euro. Un po’ tanto, nonostante il divertimento non manchi, come andremo a vedere. Se non dovessimo tenere conto del prezzo, probabilmente il voto finale sarebbe stato più alto di mezzo punto – ammesso che il voto numerico sia davvero importante. Ci siamo trovati quindi nella spiacevole condizione di dover scindere in qualche modo il prodotto artistico da quello commerciale.
Un videogioco va valutato come esperienza letteraria o come prodotto di consumo? Qui entra in gioco il Game Pass. Abbonandovi al servizio di Microsoft potrete accedere ad una libreria di titoli molto vasta pagando una somma mensile. Questo probabilmente lo sapete già. Da un paio d’anni, per i giocatori Xbox, il prezzo di un titolo non è più un elemento fondamentale nella scelta di cosa giocare. E, se da una parte si tratta pur sempre di un modello di business che trasforma ancora di più il videogioco in un prodotto effettivo, dall’altra permette di sfornare opere che sarebbe ingiusto ridurre al puro consumo.
Gears 5: Hivebusters, come vedremo più avanti nella recensione, non è forse il capolavoro della generazione, ma ci mostra un lato inedito della serie.
Xbox e i pappagalli – Recensione Gears 5: Hivebusters
In questa recensione spiegheremo come Gears 5: Hivebusters si inserisce all’interno di un particolare filone narrativo: quello con i pappagalli colorati. Chiariamoci subito: sembra che Microsoft si senta particolarmente a suo agio con le ambientazioni tropicali. Sea of Thieves è stato un grande successo e anche Call of the Sea non lesina in pennuti dalle piume colorate. Ebbene, anche l’arcipelago Galangi in cui è ambientata l’avventura di Mac, Lahni e Keegan è pieno di isole tropicali, foreste rigogliose e pappagalli colorati – alcuni non troppo amichevoli, dobbiamo dirlo.
I tre protagonisti (già incontrati nella modalità online chiamata Fuga) andranno a comporre la squadra Scorpio per ordine del comandante Hoffman, una vecchia conoscenza per i fan della serie. Il loro compito sarà quello di scoprire l’origine di un nido dello Sciame sito nelle profondità del territorio e magari farlo fuori con una bomba velenosa. Si tratta di un canovaccio molto comune per la saga, tanto che ricorda un po’ quello semplicissimo del primo capitolo. A questo giro, però, gli sceneggiatori hanno deciso di optare per un taglio più leggero e positivo rispetto agli usuali toni cupi e senza speranza a cui siamo abituati.
L’arcipelago Galangi è abitato da una popolazione che conserva tradizioni e rituali lontani dalla modernità dei COG e che rispetta profondamente l’ambiente e i suoi abitanti. Si tratta di un posto perfetto per sviluppare una delle tematiche principali della serie, ovvero l’inquinamento ambientale e il rapporto dell’essere umano con la natura. Quando la tecnologia non basterà a fronteggiare le orde incessanti dello Sciame, l’unica risposta potrà essere trovata soltanto negli abitanti della foresta, e qui ci fermiamo per non rovinarvi la sorpresa, anche perché alcune sequenze sono semplicemente deliziose per il modo in cui vengono sviluppate.
Sebbene Mac, Lahni e Keegan non godano dello spazio adeguato per essere sviluppati a dovere, la loro caratterizzazione e quella dei comprimari è abbastanza riuscita. In un particolare momento si assiste ad uno stacco troppo netto fra l’odio reciproco iniziale ed il sentimento di fratellanza indissolubile tipico di ogni gruppo di soldati, ma a parte questo abbiamo apprezzato molto il taglio quasi favolistico con cui gli sceneggiatori ci hanno introdotto alle bellissime ambientazioni e alle tematiche in fondo molto delicate trattate dal titolo. In effetti, Hivebusters è quasi una fiaba. Una fiaba in salsa Gears, ovviamente. Con tanto sangue e parolacce e proiettili, ma pur sempre una fiaba.
Solide certezze – Recensione Gears 5: Hivebusters
Dove invece questo dlc non cerca di sorprendere in alcun modo è nel comparto ludico. Via la formula open world, via i potenziamenti di Jack: si torna alle sane, vecchie sparatorie di una volta, in ambienti lineari, ma molto interattivi. Il titolo, se giocato in single player, ci metterà nei panni di Keegan, ma potremo anche essere accompagnati da altri due giocatori anche a schermo condiviso. L’assenza di Jack viene sopperita dal potere speciale di ognuno dei protagonisti, che potrà essere potenziato trovando power up permanenti e garantirà un approccio strategico molto leggero, ma adeguato alla durata dell’avventura.
Tornano le coperture che hanno reso famosa la serie e tornano anche tutti i nemici già incontrati nella campagna principale. Hivebusters riassume in circa tre ore l’intera “Gears experience” degli ultimi quindici anni, proponendo un level design abbastanza variegato e situazioni sempre diverse, seppure mai totalmente inedite. Si passa da sezioni ad ondate in cui dovremo resistere per qualche tempo prima che arrivino i soccorsi, alla rincorsa rocambolesca di uno Snatcher, fino a sezioni più lineari in cui potremo talvolta anche adoperare un approccio stealth (possibile, ma mai necessario).
Unica eccezione a questa comunque ottima riproposizione la bellissima bossfight finale, davvero affascinante sia da un punto di vista estetico, che per quanto concerne l’aspetto ludico. In generale si ha la sensazione che Hivebusters faccia quello che riesce meglio agli sviluppatori, ma con qualche guizzo di genio che rende tutto simpatico e a tratti galvanizzante. Una certa cura ai dettagli, con ambientazioni molto distruttibili ed elementi dello scenario interattivi, fa il resto e riesce ad appagare pienamente il giocatore.
La natura della guerra – Recensione Gears 5: Hivebusters
Gears 5 era un titolo dalla componente tecnica mastodontica, ma pagava lo scotto della sua natura aperta con un dettaglio delle texture non sempre al top. Hivebusters ritorna alle origini e ci offre un titolo assolutamente granitico nelle prestazioni. Lo abbiamo giocato su Xbox One e non abbiamo incontrato la minima incertezza. Tutto gira a trenta fotogrammi al secondo senza un minimo rallentamento. Il che è sorprendente perché, nonostante l’ampiezza limitata delle mappe, la qualità estetica è davvero fuori scala.
Non parliamo soltanto di texture definite e modelli poligonali dettagliati, ma anche di un certo tipo di interazione ambientale che la campagna principale sacrificava in nome dell’open world. Se sparate ad un oggetto, in Hivebusters, molto probabilmente lo vedrete saltare in aria seguendo le regole del motore fisico. L’acqua zampillerà, le liane reagiranno al vostro passaggio e perfino la più piccola delle piante si sposterà sotto il vostro poderoso piede da Gears.
L’arcipelago Galangi è vivo come mai ci era capitato prima d’ora in un episodio della serie. Questa sensazione di palpabile fisicità la dobbiamo anche allo splendido lavoro artistico degli sviluppatori. Le ambientazioni offriranno tipologie di ambienti variegati. Si passa da laboratori sotterranei ad antiche rovine abbandonate, fino a foreste verdeggianti e spiagge sabbiose ed aride. Gli sfondi, talvolta disegnati a mano, rivaleggiano talvolta con la qualità di alcune cose che abbiamo visto nelle opere di Bungie e i giochi di luce sono caldi e piacevoli.
Anche i filmati d’intermezzo sono realizzati molto bene, come al solito quando si parla di Gears of War. La regia è di buon livello, perfetta per un action viscerale come questo, e la sensazione è quella di avere davanti un prodotto tripla A fatto e finito. Hivebusters in effetti lo è, ma è comunque bello vedere quanta cura sia stata riposta nella realizzazione di un piccolo dlc collaterale all’esperienza principale. Chiude il pacchetto un buon doppiaggio in italiano e una colonna sonora dai toni più rockeggianti rispetto al passato, che abbiamo molto apprezzato.
La quadratura del cerchio
Insomma, la recensione di Gears 5: Hivebusters si conclude qui e abbiamo la sensazione di essere alla fine di un ciclo. L’ultimo anno, per Gears of War, è stato molto positivo. Un ottimo quinto capitolo, uno spinoff strategico dal grande potenziale, molti aggiornamenti gratuiti per il multiplayer e ora anche un bel dlc molto curato e capace, inaspettatamente, di riscaldare i cuori. La serie di The Coalition è uno dei brand più in salute della scuderia Xbox.
Hivebusters potrebbe aprire le porte ad un nuovo modello di distribuzione narrativa grazie alle possibilità offerte dal Game Pass. Non ci dispiacerebbe vedere altri contenuti piccoli come questo, in futuro, a patto di bilanciare meglio il prezzo, unico, vero punto debole della produzione. Oppure potreste sottoscrivere l’abbonamento, chissà.
Avete provato questo dlc? Fatecelo sapere nei commenti e rimanete sulle pagine di tuttoteK per ogni novità sul mondo dei videogiochi.
Punti a favore
- Buon comparto narrativo
- Splendide ambientazioni
- Alcuni momenti sono molto riusciti
- Il solito gameplay divertentissimo
Punti a sfavore
- Il prezzo non è adeguato alla durata
- Il rapporto fra i membri della squadra Scorpio è a volte troppo frettoloso








Lascia un commento