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Dal 1° novembre, in Unione Europea, sono scattate le commissioni da 2€ sulle spedizioni dalla Cina che colpiscono siti ed e-commerce come Temu e Shein
Dal 1° novembre 2026 acquistare prodotti sulle piattaforme di e-commerce cinesi come Shein e Temu comporta un costo aggiuntivo, una vera e propria tassa per le spedizioni dirette nell’Unione europea. È entrata infatti in vigore una nuova commissione di gestione da 2€ applicata ai piccoli pacchi acquistati online, che si somma al contributo doganale forfettario di 3€ introdotto lo scorso luglio per le spedizioni con un valore inferiore a 150€. Il costo complessivo aggiuntivo può quindi arrivare a 5€ per ogni pacco interessato dalle due misure.
La decisione di Bruxelles nasce dalla necessità di affrontare due questioni legate alla crescita degli acquisti online provenienti soprattutto dalla Cina. Da una parte, l’Unione europea intende limitare l’ingresso di grandi quantità di prodotti a basso costo, spesso venduti attraverso i principali marketplace asiatici. Dall’altra, punta a coprire le spese sostenute dalle autorità doganali dei Paesi membri per gestire e verificare un numero sempre maggiore di spedizioni. Il fenomeno dell’e-commerce internazionale ha infatti aumentato notevolmente il carico di lavoro degli uffici doganali, chiamati a controllare miliardi di pacchi.
Gli effetti della tassa applicata alle spedizioni di piccoli pacchi di Temu, Shein e non solo
I primi effetti della stretta europea sarebbero già visibili. Secondo quanto riferito da fonti comunitarie, nei tre mesi successivi all’introduzione del contributo da 3€, il numero medio di pacchi dichiarati nei sistemi dell’Ue è diminuito di oltre il 60%.
Nel frattempo, l’Italia ha deciso di rinunciare alla propria tassa da 2€ sulle spedizioni provenienti dai Paesi extra-Ue con un valore non superiore a 150€ . Il prelievo, previsto per il 1° gennaio 2027, è stato cancellato attraverso l’articolo 30 della manovra finanziaria, per coordinare la normativa nazionale con le nuove disposizioni europee. Secondo le stime aggiornate, questa scelta comporterà una rinuncia a entrate pari a 91,3 milioni di euro all’anno. L’intervento europeo ha quindi portato a una soluzione comune, evitando l’applicazione di un ulteriore contributo nazionale.





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