Quando acquisti tramite i link sul nostro sito potremmo guadagnare una commissione di affiliazione, senza alcun costo aggiuntivo per l’utente.
Spesso i videogiochi vengono visti come un passatempo. In realtà possono dare tanto e, per dimostrarlo, ho scelto tre videogiochi molto rappresentativi
I videogiochi sono stati recentemente accusati di istigare alla violenza. Se volete approfondire il tema lo potete fare qui.
In questo articolo, vorrei che emergesse la parte meno in vista del media videoludico. Alle masse il videogioco sembra per lo più un becero passatempo. Solo chi sa vedere oltre la cortina di fumo, riesce a godere a pieno di quello che offre il mondo dei videogiochi.
Come esistono libri frivoli o film “leggeri”, esistono videogiochi di questo tipo. Ma esiste anche l’altra faccia della medaglia…
Il videogioco è un media in continua crescita e continua espansione. Come tale, è in grado di offrire molto più di quello che si può vedere dando uno sguardo superficiale. Come esistono film e libri di puro intrattenimento, ci sono videogiochi che lasciano al fruitore spazio per lo svago fine a se stesso. Ma come per i mezzi di intrattenimento citati prima, c’è spazio anche per videogiochi in grado non solo di emozionare, ma anche di far riflettere.
Titoli come Deus Ex Mankind Divided possono far riflettere su temi ricorrenti e sensibili, in genere non affiancati ai videogiochi
Quando si discute di videogiochi, con qualcuno non attento al mondo videoludico, si finisce in genere per sentire frasi che descrivono questo passatempo come qualcosa destinato a ragazzi giovani. Pronti a prendere un joypad in mano per sparare a tutto quello che si muove senza un motivo apparente.
Uno fra i molteplici titoli recenti in grado di far riflettere è Deus Ex Mankin Divided. Un videogioco in grado di trattare tematiche adulte e più che mai attuali. Nel titolo appena citato c’è una storia che parla di discriminazione e rapporti interrazziali incrinati, fra paura e disagio.
Senza dire troppo sulla trama del gioco, basti sapere che in questo titolo la medicina ha fatto passi da gigante. La biomeccanica e il trapianto di arti meccanici sono ormai all’ordine del giorno e, spesso, abusati dal consumismo mondiale. Purtroppo per via di un “incidente”, tutta la popolazione in possesso di questi trapianti subisce un crollo psicologico. Sfociato in un bagno di sangue.
Come è ovvio, da quel momento tutti i potenziati (le persone che hanno ricevuto arti meccanici) vivono come reietti, allontanati dalla paura. Non è difficile intuire il messaggio profondo e le tematiche affrontate, nel corso di quello che è “solo” un videogioco.
This War of Mine è un altro esempio lampante di videogioco con qualcosa da insegnare
This War of Mine è un videogioco gestionale. Uno di quei titoli che ti spinge a tutti i costi a pensare, programmare. Perché se non ponderi, fallisci. Perché se sbagli, ne paghi le conseguenze.
Mentre giochi a questo videogioco non puoi evitare di sentire quel nodo allo stomaco. Quella sensazione di impotenza che hai mentre guardi morire uno dei personaggi di una serie a cui sei affezionato. In fondo, pur sapendo che quello che succede nello schermo è pura finzione, rimane quella sensazione netta e decisa che ti spinge a riflettere: anche se quello che stai guardando è pura finzione, è anche la trasposizione digitale di una storia vera. Una storia che accade da molto tempo e che accadrà ancora per tanto.
In This War of Mine si vive la guerra dalla parte dei cittadini. Persone che non hanno più la speranza, la gioia di vivere e la certezza di sopravvivere un giorno in più.
Quello che hanno fatto gli sviluppatori non è raccontare una storia o creare un videogioco fruibile e amabile. Ma semplicemente hanno raccontato quello che hanno vissuto sulla loro pelle, trasformando il videogioco in un mezzo di informazione. O per lo meno è quello che avrebbero potuto fare, se This War of Mine non fosse “solo” un videogioco.
Un altro videogioco che merita di essere menzionato per la sua mole morale è That Dragon Cancer
That Dragon Cancer è un videogioco sviluppato da due genitori, in seguito alla morte del proprio figlio di soli tre anni. Anche se può sembrare blasfemo raccontare gli ultimi giorni di vita di un bambino, in questo videogioco viene fatto.
Quando per la prima volta mi approcciai a questo videogioco, avevo più domande che risposte. Insomma, va bene trattare temi maturi, ma addirittura raccontare la storia di un bambino destinato a morire a causa del cancro…
Con non poche riserve, ho giocato questo titolo e, in seguito, ho fatto qualche ricerca per conoscere la storia che si cela dietro a That Dragon Cancer. Quello che ho scoperto mi ha aperto gli occhi ancora di più sulla forza inarrestabile dei videogiochi.
In That Dragon Cancer non c’è molto da fare. La storia è già scritta e non si può fare nulla per cambiarla. Non abbiamo possibilità di fare granché anche a livello di gameplay. Le nostre mansioni si limiteranno a far giocare il bambino o a cullarlo quando piange o, ancora, portarlo alle sedute dal dottore per cercare di ritardare l’inevitabile.
Leggendo l’intervista agli sviluppatori (nonché genitori del bimbo), si rimane sbalorditi dall’importanza che viene data al mondo del videogiochi dalla coppia. La risposta che più mi ha fatto riflettere è quella data alla domanda: perché avete scelto il videogioco come mezzo di diffusione? La risposta dei genitori è stata semplice ma efficace.
I videogiochi danno una possibilità emotiva che la televisione e la carta stampata non danno. Il videogioco regala un’immersione che mai nessun altro media potrà dare. Le due ore che servono a completare l’esperienza di That Dragon Cancer sono molto più di un semplice videogioco: sono un’esperienza emozionale intensa e senza filtri, che costringe i giocatori a fare i conti col dolore, la tristezza, la rabbia, la perdita della speranza e tutte le altre emozioni che questa famiglia ha vissuto sulla propria pelle.
Ma in fondo i videogiochi sono solo un passatempo becero e piatto…







Lascia un commento