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Death Stranding può piacere come può veicolare un senso di vuoto e d’incompletezza. Il gameplay, anonimo in alcuni frangenti, potrebbe lasciare interdetti. Tuttavia oggi non siamo qui per analizzare il videogioco, bensì l’opera! In questo speciale voglio dare una lettura diversa, personale e completamente opinabile dell’ultima fatica del maestro Hideo Kojima
Prima d’iniziare con l’articolo è bene fare un paio di premesse. Come già anticipato non analizzeremo il videogioco, per quello c’è la nostra recensione. Inoltre, al contrario della review, qui ci saranno spoiler a pioggia, quindi se non siete in una parte molto avanzata, o meglio ancora se non avete finito il titolo, vi invito a rimandare questa lettura.
È anche bene ricordare che questo è un pensiero personale, non si basa su fatti concreti ma solo su supposizioni dell’autore e non rappresenta in nessuna maniera il pensiero di tuttotek.it. Spero però che si possa commentare, disquisire e affrontare i temi trattati insieme, magari con i toni più appropriati.
Come ho scritto nella recensione del gioco, in Death Stranding la quarta parete viene “rotta” più e più volte in maniera plateale. Ma in realtà la rottura stessa avviene in maniera più subdola, quasi infida. Ci sarebbero temi in grado di farmi scrivere un trattato ma, per rendere il tutto più fruibile, ne ho scelti tre.
Tre punti cardine di uno scimmiottamento virtuale di un mondo molto reale.
Like for like: il nuovo mondo
Come avrete potuto notare nel mondo post Death Stranding non c’è un sistema di ricompensa pecuniaria. In ogni videogioco che si rispetti c’è sempre una moneta di scambio. Che questa moneta sia reale o letteralmente inventata non ha importanza: siamo abituati al fatto che a un compito spetti una ricompensa in denaro.
È così che gira il mondo da quando ne abbiamo memoria. Il baratto è stato sostituito dai metalli preziosi, fino a raggiungere lo stato attuale: denaro cartaceo in via di estinzione per essere sostituito da quello virtuale. Il denaro però, come entità ideologica, continua ad esistere. Adorato, odiato e stereotipato, il soldo è parte integrante del nostro essere e della nostra esistenza, che lo vogliamo oppure no.
Allora perché in Death Stranding questo elemento fondamentale non esiste? Semplicemente è stato sostituito da qualcosa che nel nostro mondo, in questo dato momento storico, è ancora più potente!
Immagino che mi stiate dando del pazzo e stiate già pensando di chiudere l’articolo. Se solo ci fosse la possibilità di mettere un dislike lo avreste già fatto. Ecco che allora che tutto torna.
In Death Stranding non ci sono danari ma solamente “like”. I mi piace sono parte fondamentale del’ecosistema di gioco. Non prendetevi in giro e ammettete che almeno una volta piazzando una scala, un chiodo d’arrampicata o qualsiasi altra cosa non avete pensato ai possibili like che vi sarebbero potuti tornare indietro. Non è importante mettere quella scala per facilitare l’impresa altrui, ma lo è per ricevere una manciata di “mi piace”.
Ora ditemi che la società moderna non funziona esattamente così! Non sono qui per giudicare, io lavoro sul web e vivo di questi like, sia che essi siano un segno di apprezzamento al mio lavoro o solo un’iniezione di gloria al mio Io più narcisista.
Una volta gli eroi dei ragazzi erano cantanti, atleti, astronauti et simili. Ora come ora conosciamo le figure degli influencer, lo status quo di una persona si misura in base al seguito che riesce ad avere. Giusto? Sbagliato? Non sono qui per giudicare ripeto! Sono qui solo per fare i complimenti al sig. Kojima per averci impartito l’ennesima lezione sotto il naso, beffandosi di noi e giocando con i giocatori.
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Death Stranding e le spiagge: fra morte e disperazione
Le spiagge in Death Stranding sono un elemento cruciale. Ora noi tutti associamo le spiagge e il mare all’estate: amori estivi, sole, costumi, gelati e abbronzatura. Tutto quello che associamo alle spiagge è positivo.
In Death Stranding la spiaggia equivale alla morte. La stessa Amelie, l’elemento d’estinzione, è elevata a un livello completamente suo.
Se si muore si finisce in una di queste spiagge, la nostra? Quella di qualcun altro? Non è importante lo scenario non cambia. Balene, delfini, pesci e animali marini spiaggiati, morenti o morti. Tutto questo colpa dell’uomo.
Il Death Stranding, la fusione fra il mondo dei vivi e quello dei morti, è causa dell’uomo. La voglia di collegarsi, l’invenzione della rete chirale ha portato con sé morte e disperazione. Per contrapposizione nel mondo odierno abbiamo il petrolio e tutte le risorse energetiche che distruggono il pianeta un po’ per volta.
L’estinzione è necessaria (cit.)
L’estinzione di specie animali da imputare all’uomo sono molteplici. Lo scioglimento dei ghiacciai, il buco dell’ozono, il sempre più alto consumo di silicio per creare elettronica di consumo e il consumismo in generale. La Terra necessita di un reset generale, il nostro pianeta si ribella. Se nel mondo reale lo si vede con lo spiaggiamento di balene e orsi polari morenti perché senza il loro habitat naturale (per citare sono un paio di esempi), nel gioco questo viene mostrato in una forma più tangibile, più fruibile, più facile da comprendere.
Amelie ci pone davanti a una scelta nelle fasi finali del gioco. Possiamo dare inizio alla sesta estinzione e stare con lei sulla spiaggia per iniziare da capo. Oppure possiamo dare un po’ di tempo all’umanità per la sua redenzione. Il tempo stringe, il pianeta grida aiuto, che cosa vogliamo fare? La scelta è ancora una volta nelle mani del giocatore, che esso stia giocando a Death Stranding oppure al gioco più difficile di tutti: la vita.
Spero che non stiate leggendo questo articolo mentre siete in coda con l’auto accesa nel traffico. Io intanto stacco un attimo per andare a vedere quale sarà il mio prossimo processore in grado di potenziare il mio PC.
Death Stranding: la vita non è una merce di scambio
In Death Stranding il BB (Bridge Baby), un bambino nato da una madre morta, funge da collegamento fra il mondo dei vivi e quello dei morti. Uno strumento in grado di aiutare il giocatore nella sua avventura.
I Bridge Baby non sono considerati essere umani, ma oggetti atti a compiere una missione, a offrire supporto, a salvarci la vita. Bel paradosso utilizzare una vita per salvarne un’altra.
Esattamente come l’ombrello di Fragile, il BB è un oggetto. Un simbolo. Ma quanto si può rimanere distaccati e impassibili dinnanzi alla vita umana? Quanto conta la vita di un bambino? Quanto conta quella di un adulto? Quanto vale la vita di un soldato mandato in guerra per difendere un’idea non sua?
Provare a leggere nel simbolismo del gioco non è affar semplice, ma come detto questo è solo il mio pensiero e mi piacerebbe sapere cosa avete letto voi fra le false righe di questa trama spiaggiata.
Un uomo che torna dall’aldilà per salvare il suo bambino, per riabbracciare una speranza ormai persa. Il brivido che scorre lungo la schiena di ogni giocatore nel scoprire la verità su questo piccolo essere vivente è qualcosa che trascende ogni emozione. Un vero e proprio big bang, un vero e proprio Death Stranding si scatena e tornare indietro non è più possibile.
Non mi dilungherò oltre su questo punto., vorrei! Ma preferisco che siate voi a parlare.
Nessuna frase ironica a terminare questo frangente di articolo. Solo un grande grazie a Kojima per avermi dato la possibilità di scavare nelle mie emozioni e per avermi regalato sentimenti contrastanti a più riprese.







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