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Scopriamo il mondo di Ark attraverso questo racconto: un sopravvissuto ci narrerà la propria esperienza sull’isola più pericolosa che ci sia
Ed eccoci al terzo numero de I diari di viaggio (con consigli) di Ark. Dopo aver scoperto come sopravvivere alle fasi iniziali e aver visto i giusti passi per i giorni successivi, vediamo in che guai ci siamo cacciati io e Rambo, il mio compagno di avventure.
Costruire in Ark
Abbiamo vissuto per giorni in una febbrile eccitazione, io e Rambo. Il nuovo coraggio, scoperto nell’essere parte di un tribù, ci ha condotti verso grandi risultati. Abbiamo iniziato la nostra piantagione, coltivando narcobacche che si riveleranno molto utili. Abbiamo domato un gran numero di Dodo e abbiamo creato un recinto sopraelevato per tenerli al sicuro.
Paraculo il Parasauro (Rambo si è rivelato inamovibile sul nome) ha un nuovo amico, Paranoia. A dorso dei due dinosauri abbiamo viaggiato lungo le coste per poter raccogliere risorse ed esplorare il circondario. Il nostro accampamento sta crescendo ed è bello rientrare, mentre il sole tramonta all’orizzonte, nei confini di una civiltà forse primitiva, ma per certo solida.
Un giorno, decidiamo di spingerci nell’entroterra, più a fondo di quanto abbiamo mai fatto. Saliamo le colline e penetriamo nei boschi più bui. Ogni rumore e ogni nuova ombra è un possibile nemico e siamo sempre pronti al combattimento, lancia alla mano. Il nostro più grande errore è stato sottovalutare la notte.
Insieme all’oscurità sono arrivate nuove minacce che ci hanno fatto comprendere che il mondo di Ark era ben più preparato di noi. Paraculo è caduto sotto i colpi di un Terizinosauro, un erbivoro aggressivo dai lunghi artigli, mentre Paranoia è andato disperso. Non crediamo di vederlo più. Noi moriamo prima ancora di poter infliggere un paio di colpi di lancia: ad attenderci il nostro letto nell’accampamento tanto amato.
Distruggere in Ark
Il vero problema, però, non è la perdita dei Parasauri o la nostra morte stessa. Le risorse che si trovavano nel nostro inventario sono ancora là, sulle colline. Non posso accettare di perdere tutto, devo tentare di recuperarle.
Nel buio, completamente nudo, senza armi e senza nemmeno una torcia, mi butto tra i cespugli, gli alberi e le rocce senza quasi riuscire a distinguere l’una dall’altro. Il Terizinosauro è ancora lì, a pochi metri dal mio corpo. Furtivo, recupero il mio inventario, ma il mostro dai lunghi artigli mi nota all’ultimo secondo. Fuggo, mentre i polmoni mi bruciano e tutto attorno a me è un ombra sopra altre ombre. Inciampo nelle radici, mi lancio da rocce sporgenti, mentre dietro di me non si ode nemmeno un passo. Non mi fermo mai, non guardo indietro nemmeno una volta. Desidero solo tornare a casa. Al sicuro.
Poi capisco il mio errore.
L’ho condotto lì, nel luogo che ho così amorevolmente costruito. Nella sua follia omicida attacca tutti i dinosauri domati, distrugge persino il recinto sopraelevato dei dodo, decimando il branco. Io cado sotto i suoi colpi una seconda volta, mentre cerco di difendere ciò che è mio. Rambo non può fare nulla di più.
Alla fine, riesco ad attirarlo lontano. Attraversando il fiume, dove io sono più veloce, lo porto sull’altra costa e accetto di perire una terza volta sotto i suoi colpi.
L’alba comincia a rischiarare ciò che resta dei nostri possedimenti. Il recinto squarciato, i corpi martoriati dei dodo, vittime innocenti di una notte di follia senza freni. Solo due se ne sono salvati: Dodorenzo e Dodoberta. Si trovavano, per quella casualità che irride il mondo, in un altro recinto.
Vendicarsi e ricostruire
Io e Rambo non possiamo accettare un affronto di questo tipo. Abbiamo piani per il futuro, ma quel Terizinosauro non ne fa parte. La sua fine è arrivata.
L’infame dai lunghi artigli è lento in acqua. Questo lo abbiamo capito. Sappiamo quindi cosa fare. Saliamo sulla nostra zattera, frutto di recenti progetti di espansione. Io guido, mentre Rambo si prepara con l’arco alla mano. Veleggiamo lungo la costa e ritroviamo il mostro della notte. Dalla distanza, sfruttando la sua inabilità acquatica, lo abbattiamo, godendoci la vista del suo corpo che cola a picco nei flutti schiumosi.
Ora è tempo di evolverci, di imparare dagli errori. Il nostro luogo sacro deve essere difeso e dedichiamo lunghe ore a costruire mura sempre più alte. Durante il processo, un Carnotauro riesce a penetrare, ma riusciamo a condurlo fuori con danni minimi. Quando il muro raggiunge il terzo livello, ci sentiamo al sicuro. Passano giorni, raccogliamo sempre nuove risorse e ci potenziamo. Esploriamo, domiamo nuovi dinosauri e guardiamo al futuro.
Accade un pomeriggio. Io e Rambo stiamo avanzando lungo la costa del nostro fiume. Stiamo combattendo piccoli dinosauri deboli mai infidi: ogni loro morso infligge torpore ed essere colpiti troppo ci fa cadere a terra, storditi. Io riesco a rimanere in piedi, mentre Rambo crolla. Mentre attendo che si risvegli, vedo lungo la collina un Diplodoco che colpisce ripetutamente un Parasauro verso il fiume. Stupito faccio qualche passo verso di loro. Poi vedo il nome. Paranoia. Quel Parasauro è Paranoia!






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