Quando acquisti tramite i link sul nostro sito potremmo guadagnare una commissione di affiliazione, senza alcun costo aggiuntivo per l’utente.
Andiamo alla scoperta del pianeta Enoch grazie alla recensione Outriders, il nuovo looter shooter firmato dai ragazzi di People Can Fly
In un 2021 alquanto sonnolento in fatto di corpose nuove uscite videoludiche, non stupisce come l’attenzione nei confronti di Outriders fosse decisamente elevata. Il lavoro di People Can Fly, sviluppato in collaborazione con Square Enix, difatti, può essere senza ombra di dubbio considerato come la release più importante di questo inizio di anno, complice anche l’inclusione a sorpresa (sin dal day one), all’interno di Xbox Game Pass.
Quello in questione è sicuramente il progetto più ambizioso del team polacco, che dopo averci divertito oramai troppi anni fa con il caotico Bulletstorm, è pronta a mettere sul piatto tutte le proprie conoscenze in ambito action in un sostanzioso looter shooter: ma le promesse saranno state mantenute nella loro interezza? Scopriamolo insieme nella nostra recensione di Outriders.
Paradiso perduto
In un imprecisato futuro la Terra è, come di consueto, sull’orlo della distruzione, fiaccata dai guerre senza fine, cambiamenti climatici e devastanti terremoti che si fanno sempre più frequenti. Ecco che, allora, l’unica speranza per il genere umano si traduce nel remoto pianeta Enoch, un corpo celeste che si prospetta come l’ideale approdo di una migrazione di massa. Dopo un viaggio durato anni, l’astronave Flores riesce a raggiungere l’orbita di Enoch, e ad inviare sulla superficie una squadra di esploratori, capeggiati dagli Outriders, un gruppo al cui interno sono arruolati le menti più brillanti del genere umano, e di cui noi facciamo ovviamente parte.
Nei videogiochi come nella vita, però, non tutto può andare sempre per il verso giusto, e quella che era una semplice sortita di ricognizione finisce per trasformarsi presto in una trappola mortale, quando una misteriosa tempesta inizia a scatenarsi all’interno della zona preposta ad ospitare il primo insediamento. Sono sufficienti pochi minuti per far precipitare la situazione, con la missione che viene irrimediabilmente compromessa ed il nostro avatar che si ritrova immerso in un sonno criogenico, dal quale si risveglierà dopo 30, lunghissimi anni.
Al suo risveglio scoprirà come il paradisiaco (seppur non troppo) Enoch sia precipitato nel caos, sconvolto da una guerra che vede contrapposti gli esuli della Terra. Destati bruscamente, solo per essere rapiti da una delle due fazioni in lotta, ci ritroveremo abbandonati nel mezzo del campo di battaglia, per finire avvolti dall’anomalia di cui sopra, che invece di ucciderci ci donerà incredibili poteri, trasformandoci in quello che la nuova gente di Enoch definisce come Mutazione.
Inizia così la corposa campagna di Outriders, che avevamo già avuto modo di incrociare grazie alla demo distribuita solo qualche settimana fa: un’avventura che, a differenza degli altri looter shooter, si è rivelata davvero sostanziosa (parliamo di circa 20 ore per giungere ai titoli di coda), oltre che ricca di alcuni spunti interessanti, ma che paga lo scotto di una narrazione non sempre efficace e convincente. La scrittura del titolo People Can Fly, difatti, vive costantemente in bilico tra alti e bassi, alternando una lore decisamente ben strutturata ed arricchita da numerosi collezionabili sparsi per le mappe di gioco, a cui però si contrappongono delle cutscene sin troppo abbozzate e dalla sceneggiatura non sempre azzeccata.
Il che è davvero un peccato, dato che pur al netto di qualche cliché ed un paio di scivoloni sul finale, il plot messo in piedi dal team polacco riesce ad incuriosire a dovere, oltre a spingere il giocatore ad andare avanti per vedere che cosa succederà. Questo dualismo tra riuscito e mediocre risulta, purtroppo, essere una costante del titolo, che per ogni aspetto della produzione finisce per contrapporre cose buone ad altre decisamente rivedibili. Ma andiamo con ordine…
Parola d’ordine: varietà – Recensione Outriders
Andando ad analizzare la struttura ludica di Outriders, quello che ci troviamo davanti è un looter shooter che, almeno a livello stilistico, richiama fortemente alla mente l’estetica e le meccaniche di Destiny, seppur declinando il tutto in terza persona. Largo, quindi, ad una corposa quantità di armi ed equipaggiamenti reperibili in-game, ognuno dotato di caratteristiche e fogge peculiari, in grado di garantire infinite possibilità di personalizzazione: sotto questo aspetto il lavoro di People Can Fly è sicuramente encomiabile, seppur non troppo originale, e riesce a garantire una libertà di scelta e di approccio agli scontri ottimale.
Presente, ovviamente, una suddivisione della qualità degli oggetti che varia in base alla rarità, discriminante che, oltre a garantire migliori statistiche, vede la presenza di alcuni perk secondari, in grado di garantire interessanti effetti aggiuntivi. Per chi non si accontenta, inoltre, sarà possibile accedere ad un basilare sistema di crafting, che ci consentirà di aumentare in autonomia efficacia e livello dei vari equipaggiamenti, oltre a variare la natura delle modifiche presenti.
È nella caratterizzazione del nostro personaggio, però, che il team sembra aver investito tutte le proprie idee migliori, grazie alla presenza delle quattro classi tra cui è possibile scegliere la natura della nostra Mutazione personale. Vi avevamo già anticipato qualcosa in occasione della nostra anteprima, ma è solo una volta in possesso del codice completo che è stato possibile rendersi conto dell’ottimo lavoro fatto in tal senso. Ciascuna delle specializzazioni disponibili, difatti, varia in modo sensibile l’approccio al gioco, date le distinte capacità di offesa e di cura che ognuna di esse ha, e che ricalcano le classiche tipologie presenti nei giochi di ruolo.
il Distruttore svolge il ruolo di tank, data la sua capacità di scatenare devastanti attacchi ravvicinati; il Piromante incarna l’essenza dei canonici maghi, grazie alla possibilità di colpire i nemici tramite la potenza del fuoco; il Mistificatore, invece, potrà piegare lo spaziotempo a proprio piacimento, per comparire alle spalle degli avversari come un letale assassino; chiude il Tecnomante, ovvero l’healer del gruppo, in grado di sfruttare la tecnologia per assistere i compagni e colpire dalla distanza.
Quattro classi per altrettanti stili di gioco distinti, che aprono la scena ad ulteriori personalizzazioni, grazie a corposi skill tree dedicati, che serviranno a dare vita ad ulteriori sub build. A chiudere il cerchio troviamo 8 abilità uniche per ciascuna classe, sbloccabili man mano che aumenteremo di livello, e che potremo equipaggiare (fino a 3) e modificare a piacimento. Questa spiccata possibilità di customizzazione rappresenta, senza ombra di dubbio, il maggior pregio di Outriders, visto il modo in cui rende sempre differente l’approccio ai numerosi combattimenti che contraddistinguono il gioco. È però su questi ultimi che il dualismo di cui parlavo in apertura inizia a manifestarsi in modo decisamente marcato.
Non ci siamo già squartati? – Recensione Outriders
Essendo uno shooter, è inevitabile che il core dell’esperienza ludica si ritrovi in un numero sostanzioso di scontri a fuoco, e sotto questo aspetto Outriders è sicuramente in linea con le aspettative. Visto il pedigree del team, non stupisce (fortunatamente) l’ottimo gunplay chiamato a gestire il tutto, che si è rivelato estremamente divertente e reattivo, evidenziando netti passi avanti rispetto alla demo. Tutto si muove tra assalti frontali ed una gestione intelligente delle coperture, vista anche la mole non certo indifferente di nemici che il gioco vomiterà su schermo.
Purtroppo però, sia che si parli di missioni principali che secondarie, quella che emerge dopo pochissime ore di gioco è una eccessiva linearità della struttura degli scontri, che finiranno per assumere tutti i medesimi connotati: ci ritroveremo sempre a combattere in arene più o meno ampie, con nemici che ci caricheranno a testa bassa senza alcuna variazione del caso, e considerando l’IA non certo rivoluzionaria che li comanda, l’unica alternativa che avremo sarà data dalla natura del nostro personaggio. A poco servono i vari scontri con boss e miniboss, invero non certo memorabili, che mettono sul piatto unicamente un aumento artificiale della difficoltà, a causa di avversari che si sono rivelati dei semplici bullet sponge: gli scontri, in tal caso, sono lunghi e tediosi, ma più per il quantitativo di proiettili necessario a buttare giù la minaccia di turno, che per meccaniche e moveset particolari.
Fortunatamente a limitare questa artificiosità ci pensa il Livello del Mondo, un espediente che ricorda la suddivisione in Tier di The Division 2: man mano che giochiamo, oltre al nostro personaggio, aumenterà anche la difficoltà degli scontri e la rarità delle ricompense, che saranno suddivise in 15 step (finendo la prima run abbiamo sbloccato il livello 8), ma nulla ci vieterà di abbassare in qualsiasi momento tale valore, così da rendere più agevoli le cose, per poi magari spingere nuovamente il tutto verso l’alto. Una trovata davvero intelligente, che permette di tarare l’esperienza di Outriders su ogni tipologia di giocatore.
L’alternativa a ciò potrebbe, altrimenti, risiedere nella natura cooperativa della produzione, che pur non essendo un game as a service permette di creare squadre composte da una massimo di 4 giocatori, anche tramite il cross play tra piattaforme. Peccato che in questi giorni, come confermato dagli stessi sviluppatori, i server di gioco siano stati funestati da una miriade di problemi, situazione che ha portato tale funzionalità ad essere praticamente ingiocabile: abbiamo riscontrato disconnessioni continue, freeze del gioco e chiusure improvvise, con solo un paio di sessioni portate a termine in oltre una settimana di test (tra l’altro con un netcode non proprio fluidissimo). Insomma, non certo un buon debutto sul fronte online.
Luci ed ombre – Recensione Outriders
Anche sul versante tecnico, Outriders presta il fianco a qualche critica, data anche la natura crossgenerazionale della produzione. Al netto di un impatto visivo comunque gradevole, sono moltissime le magagne che affliggono il titolo a livello estetico, almeno nella versione Xbox Series X da noi testata: passiamo per animazioni non sempre convincenti (risibili alcuni volti, con bocche che si muovono in maniera grottesca!), texture non sempre all’altezza, glitch e compenetrazioni varie, seppur sporadiche. Da rivedere in toto le cutscene, che presentano episodi di tearing ed abiti che svolazzano misteriosamente senza alcuna logica. A compensare il tutto troviamo fortunatamente un frame rate solidissimo, inchiodato a 60 fotogrammi al secondo anche quando lo schermo è ricolmo di avversari.
Riuscitissima anche la caratterizzazione del pianeta Enoch, in grado di fornire una varietà di ambientazioni di tutto rispetto, capaci di spaziare tra campi di battaglia devastati, città in rovina, montagne innevate, deserti e molto altro ancora. Peccato però, come tanta magnificenza si traduca in level design quanto mai basilare, in pratica costituito da macro aree che alternano corridoi agli spiazzi in cui combattere, ed in cui l’interattività ambientale è pressoché nulla e limitata a sporadici ingranaggi, qualche barile esplosivi e le casse con cui fare rifornimento di proiettili.
Delude anche il comparto audio, con un’effettistica davvero povera (alcune mitragliatrici sembrano caricate con i fulminanti!) ed un doppiaggio discreto ma che non fa gridare al miracolo. E che spesso viene bruscamente interrotto durante la transizione tra fasi giocate e cutscene. Ottime, invece, le prestazioni relative all’SSD della console, capace di rendere praticamente istantanei i numerosi caricamenti che intervallano l’azione. Prima di chiudere, comunque, c’è da rivolgere un doveroso plauso ai ragazzi di People Can Fly, che sono comunque riusciti a mantenere le promesse, in quanto a contenuti, che sin dall’annuncio hanno accompagnato Outriders: il gioco non presenta alcuna forma di microtransazione, e tutte le personalizzazioni estetiche del personaggio e del blindato che useremo per spostarci di zona in zona sono ottenibili semplicemente giocando.
Anche sul fronte dei contenuti ludici il team non si è certo risparmiato, dato che ad una campagna longeva ed appagante si aggiungono tantissime missioni secondarie, oltre ad un endgame sicuramente in grado di garantire ulteriori ore di divertimento. Una volta conclusa l’avventura, difatti, potremo imbarcarci nelle Spedizioni, nuove missioni dalla difficoltà crescente, che una volta completate apriranno la strada ad una sorta di raid in stile Destiny. Di carne al fuoco, in definitiva, ce ne è abbastanza, ma resta comunque da capire come il team intenda supportare il tutto sul lungo periodo.
Commento finale
La demo di Outriders ci aveva lasciato tiepidini in merito alla bontà dell’ultima fatica di People Can Fly, ed in un certo senso la versione definitiva non è riuscita a spazzare del tutto i nostri vari dubbi. Se è vero che il gioco si basa su di una struttura ludica non certo rivoluzionaria, oltre che fiaccata da un design generale decisamente monocorde, è innegabile come, pad alla mano, l’elevata giocabilità riesca a mitigare la ripetitività marcata che scandisce la progressione generale. Inoltre sarebbe ingiusto non premiare l’estrema varietà di approcci che la personalizzazione del nostro personaggio ci consente, capace di modellare l’esperienza di gioco sull’indole di ciascun giocatore.
Longeva e corposa, l’esperienza proposta non è certo da buttare, ma è innegabile come una maggiore cura nella confezione generale avrebbe garantito al nuovo lavoro del team polacco lo status di piccolo capolavoro. Speriamo che il supporto a lungo termine riesca a correggere un poco il tiro.
Fateci sapere cosa ne pensate anche voi nella sezione dei commenti, qua su tuttoteK, mentre se siete interessati al gioco e lo volete acquistare a prezzo scontato, correte sulle pagine di Instant Gaming.
- Questa versione include: gioco e hell’s rangers Content pack che ti da accesso a: set di attrezzatura maschili e femminili, arsenale di 11 armi uniche, mod e decalcomanie per i veicoli.
Punti a favore
- Offerta complessiva longeva e corposa
- Ottimo gunplay
- Le varie classi garantiscono una notevole personalizzazione di approccio
Punti a sfavore
- Missioni ripetitive e difficoltà mal calibrata
- Qualche magagna tecnica
- Online al momento non pervenuto












Lascia un commento