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Cyber Shadow, opera prima di Mechanical Head Studios, arriva finalmente sugli scaffali, offrendoci un gustoso ritorno al passato: scopriamolo in questa recensione
Non è un mistero che gli ultimi anni siano stati caratterizzati da una specie di culto per il passato. Molti dei prodotti più riusciti dell’ultima decade sono nati dall’eredità dei grandi classici degli anni ’80 e ’90. Ci viene da pensare a capolavori come Divinity: Original Sin II, o agli ultimi due DooM, che ripropongono in salsa moderna l’esperienza del capitolo originale uscito nel 1993. Nell’ambito dei titoli indipendenti, ovviamente, il fenomeno è diventato quasi una prassi. Si può produrre molto con uno stile visivo minimale, e si può proporre un’alternativa valida al mercato di massa puntando su idee ed intuizioni, anziché sui valori produttivi.
Come molte altre cose, però, il mondo dei videogiochi è anche soggetto al cambiamento delle mode. Se proporre un’esperienza retro qualche anno fa poteva ancora sembrare una boccata d’aria fresca ed una scelta controcorrente, nel 2021 l’uscita dell’ennesimo videogioco ispirato ai classici rischia di apparire ai più quasi stucchevole. Addirittura, potrebbe dire qualcuno, si tratterebbe di un gioco vecchio due volte. A nostro avviso, però, l’amore filologico per i pixel di un tempo continua ad essere una vera e propria presa di posizione ideologica nei confronti delle grandi produzioni e c’è ancora bisogno di lavori di questo tipo.
In un mondo in cui i titoli indie sono schiacciati da altri titoli indie, e non più dalle grandi produzioni, l’opera prima di Mechanical Head Studios sarebbe passata sotto silenzio, se i ragazzi di Yacht Club Games (sviluppatori della serie Shovel Knight) non avessero deciso di aiutare il piccolo studio nella pubblicazione del progetto. Alla fine si è creata una certa attesa per Cyber Shadow, attesa che, come vedremo in questa recensione, è stata in gran parte ripagata.
Retro-punk borghese
Dopo il caso mediatico di Cyberpunk 2077 – che ha attirato le attenzioni del grande pubblico ben prima della sua uscita effettiva – questo tipo di ambientazione ha trovato sempre più spazio all’interno del mercato. Il cyberpunk è uno dei generi letterari che più di tutti è riuscito a catturare le contraddizioni dell’epoca contemporanea e, in alcuni casi, ad anticipare delle possibilità esistenziali che proprio in questo momento ci stiamo ritrovando a vivere, almeno in parte, sulla nostra pelle.
“Volevamo che le cose nuove diventassero pensabili, descrivibili e forse perfino convincenti”, diceva Bruce Sterling, uno dei più noti autori del genere. Mechanical Head Studios riesce nell’intento di coniugare la spinta in avanti tipica di racconti come Neuromante o La Matrice Spezzata con uno stile estetico e ludico che ricorda i vecchi giochi per Super Nintendo, e nello specifico il glorioso Shadow Warrior (ormai conosciuto anche da noi come Ninja Gaiden). Si tratta di un apparente controsenso che ci fa domandare se davvero il cyberpunk non sia diventato ormai soltanto una fascinazione visiva adatta alle masse, alla stregua di una semplice nostalgia per gli eighties. Il che, ovviamente, sarebbe davvero cyberpunk; ma forse non è giusto caricare l’inconsapevole Aarne Hunziker, autore del titolo in oggetto, di questo peso così grande.
In questa recensione vedremo come Cyber Shadow sia un platform d’azione ben più che dignitoso, uscito forse nel momento meno indicato per permettergli di risplendere.
Delle linee essenziali – Recensione Cyber Shadow
È interessante aprire la recensione di Cyber Shadow analizzando le sue semplici linee narrative. Il livello superficiale della vicenda è rappresentato dalla città di Mekacity e dal malefico Dr. Progen, che se ne è impossessato con un esercito di macchine sintetiche. Il giocatore vestirà i panni di Shadow, un cyborg ninja che è anche l’ultimo membro rimasto in vita del suo clan. Il suo compito sarà quello di salvare la propria Padrona e di sconfiggere l’antagonista ed i suoi scagnozzi.
L’intreccio non è esattamente dei più originali, ma si dipana lungo una serie di cutscene statiche molto piacevoli a vedersi. Lo stile estetico è frutto di una pixel art molto riuscita e di una direzione artistica che riporta alla mente un po’ Ninja Gaiden, un po’ Ghost In The Shell (soprattutto l’originale, quello coloratissimo disegnato da Masamune Shirow). Shadow, un eroe muto, dovrà farsi largo fra fra orde di cyborg, guadagnando nuovi poteri ed approfondendo le ragioni dell’antagonista tramite terminali e dialoghi.
Sembra proprio di leggere un fumetto. Cyber Shadow si esprime con essenzialità, senza mai appesantire l’azione, ricordando a tratti proprio un manga shonen. Abbiamo apprezzato il ritmo della vicenda, così come abbiamo apprezzato la semplice riflessione sul transumanesimo proposta da Hunziker.
Shadow, ultimo erede del suo clan, diventerà più forte meditando presso alcuni altari e superando alcune prove. La sua vera forza, insomma, non sta nei potenziamenti cibernetici, ma nella sua natura di guerriero e di essere umano. Proprio i mondi alternativi cui accedere tramite i suddetti altari rappresentano alcuni dei momenti migliori del titolo, sia esteticamente che narrativamente. Un po’ come avveniva in Celeste, la difficoltà del titolo diventa talvolta anche veicolo di significati diegetici. E allora è facile chiudere un occhio sulla riproposizione di un’estetica che forse ha già fatto il suo tempo.
Fra Megaman e Ryu Hayabusa – Recensione Cyber Shadow
Il gameplay di Cyber Shadow è un tributo ai platform d’azione a scorrimento orizzontale che andavano per la maggiore sul finire degli anni ’80. I controlli sono davvero semplici e prevedono un tasto per l’attacco e uno per il salto, anche se con il tempo sbloccheremo nuove abilità che ci richiederanno qualche combinazione in più. Di base, dunque, non dovremo fare altro che saltare ed abbattere i nemici, senza la possibilità di inanellare combo o di potenziare le nostre statistiche.
Combinando tutto ciò con l’aspetto tecnico retro, la sensazione che si prova è proprio quella di giocare un Ninja Gaiden moderno. C’è più attenzione al level design ed il livello di difficoltà è alto sin da subito, ma non così tanto come nel malefico titolo di Tecmo. Presso ogni checkpoint, infatti, potremo sbloccare dei potenziamenti temporanei e relegati a quella zona specifica (non sono permanenti, insomma) che ci daranno una grossa mano nell’avanzamento.
Si passa da una barriera capace di assorbire i colpi degli avversari ad una torretta aerea che combatterà al nostro fianco, fino ad una spada potenziata e molto altro ancora. La gestione dei punti diventa quindi una scelta fondamentale nella progressione. Meglio spendere dei punti adesso o conservarli per usarli nel prossimo checkpoint? Tutto dipenderà da quanto ci sentiremo in grado di superare una determinata sequenza.
Cyber Shadow, come anticipato, è davvero, davvero difficile, ma mai frustrante. Morirete spesso, ma avrete sempre un incentivo per continuare. Ciò si avverte soprattutto durante le bellissime bossfight, tutte diversificate e stimolanti. Per procedere, dovrete concentrarvi ed entrare in modalità Zen. Calma e sangue freddo, per una volta, saranno davvero essenziali.
Ultimo elemento di gameplay da analizzare è rappresentato dalle abilità speciali e permanenti che raccoglieremo in momenti specifici. Col tempo, Shadow diventerà sempre più mobile, garantendo una certa varietà al gameplay. Il repertorio è abbastanza variegato e comprende sia i classici shuriken consumabili, sia, verso la fine dell’avventura, un grazioso scatto in avanti che ci ha ricordato molto il Megaman di capcomiana memoria. Per tutte le sue circa 8 ore di durata Cyber Shadow è in grado di divertire il giocatore mettendolo alla prova, raggiungendo insomma il suo obiettivo principale.
Un difetto, a dire il vero, c’è, ed è l’unico: si tratta di una reattività ai comandi a volte un po’ bassa. Ci riferiamo al tasto del salto, che a volte ci mette un po’ troppo per convertire l’input in un’azione a schermo, causando qualche morte ingiustificata. Anche l’arrampicata sulle pareti poteva essere gestita meglio. Talvolta il protagonista deciderà arbitrariamente di gettarsi giù, compromettendo la nostra partita. Si tratta di un difetto veniale, che, però, incide molto in un gioco in cui la precisione è tutto.
Manoscritti digitali – Recensione Cyber Shadow
C’è poco da recriminare all’aspetto tecnico del titolo Mechanical Head Studios. Cyber Shadow ricrea le atmosfere di un titolo per Super Nintendo grazie ad un delizioso stile in pixel art. Non si tratta di una scelta molto originale, per dirla tutta, anche se i personaggi e l’atmosfera denotano una certa eleganza formale. L’estetica cyberpunk del titolo è quella un po’ superficiale che va per la maggiore di questi tempi: una fascinazione nostalgica, più che una visione complessa della realtà.
Abbiamo comunque apprezzato la volontà di ricostruire in maniera quasi filologica le sembianze di un titolo d’annata. La sensazione è stata quella di sfogliare un manoscritto digitale del passato, un po’ come quando si riesumano quei vecchi codici di giochi mai pubblicati per testarli con un emulatore. Se lo stile artistico è solo una semplificazione del genere cyberpunk, la sua vocazione un po’ naif si adatta molto bene a quelli che erano gli intenti dell’autore.
Anche il comparto audio, del resto, sprizza anni ’80 da tutti i pori e ci fa correre con la mente a quel mondo lontano fatto di sale giochi e gettoni a non finire. Viene da chiedersi quante delle persone che proveranno il titolo abbiano vissuto davvero quel periodo sulla propria pelle. Ciò che conta è che le melodie ad 8-bit siano davvero riuscite e vi accompagneranno con sommo piacere lungo tutta l’avventura.
Un salto nel passato
Arrivati al termine della recensione di Cyber Shadow possiamo dire che, paradossalmente, il titolo di Mechanical Head Studios è proprio figlio dei suoi tempi. Da una parte la volontà quasi infantile di ricostruire le atmosfere e le dinamiche dei vecchi titoli in un gioco moderno; dall’altra un’estetica che rincorre la moda del cyberpunk in maniera a volte superficiale, riducendola a pura fascinazione visiva.
Quello che conta è che il titolo presenta un gameplay davvero riuscito, capace di impegnare il giocatore e di gratificarlo enormemente una volta superate le molte difficoltà. Peccato per qualche incertezza nei comandi relativi al platforming che ne minano l’efficacia. Tutto sommato, però, siamo stati molto colpiti dall’opera prima di Aarne Hunziker.
Avete giocato Cyber Shadow? Fatecelo sapere nei commenti e rimanete con noi per ogni notizia sul mondo dei videogiochi.
Punti a favore
- Ottima giocabilità
- Molto impegnativo
- Bossfight divertenti
- Colonna sonora affascinante
Punti a sfavore
- Qualche incertezza nei comandi
- Pecca di originalità









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