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Dal PS Plus arriva Hue, una piccola gemma dai colori sfavillanti: scopriamo perché non lo si dovrebbe sottovalutare nella nostra recensione
Quando, un paio di settimane fa, furono annunciati i titoli di ottobre del PlayStation Plus, tutti quanti noi fummo leggermente distratti da grandi nomi quali Metal Gear Solid V: The Phantom Pain e Amnesia: Collection.
In mezzo a questi, però, vi era un certo Hue. Ne sapevo invero poco. Oltre ad una suggestione musicale del nome, ero a conoscenza del fatto che tutto ruotasse attorno ai colori (e infatti hue significa sfumatura). Più volte nel corso dei mesi l’avevo notato in mezzo a molti altri indie, ma l’avevo sempre ignorato: be’, questa recensione serve a consigliarvi di non fare il mio stesso errore.

Il villaggio di pescatori di Hue nelle sue sfumature
Hue: una tavolozza di colori
Sviluppato da Fiddlesticks e distribuito in digitale da Curve Digital, Hue è disponibile dal 30 agosto 2016 su PC, Xbox One e PlayStation 4 (versione da noi giocata). La versione PS Vita è stata distribuita nel novembre dello stesso anno.
Hue è un puzzle-platform 2D, ovvero un’opera che si divide tra saltelli e enigmi da risolvere. Noi interpretiamo un ragazzino che si risveglia nella propria casa, una delle poche in un villaggio di pescatori. Il mondo attorno a noi è un nero su grigio. Questo, perlomeno, fino a quando troveremo un colore (l’azzurro) e saremo in grado di cancellare il grigiore del nostro paesello.
Ciò che possiamo fare, parlando di meccaniche di gioco, è modificare il colore dello sfondo. Inizialmente avremo a disposizione solo l’azzurro, ma ben presto la nostra tavolozza si riempirà. Cosa comporta, però, cambiare il colore sullo sfondo? È presto detto: ogni elemento a schermo che è della stessa sfumatura scomparirà magicamente. Ecco quindi che una frana che impedisce il passaggio non è più un problema.
L’evoluzione dei colori di Hue
Come abbiamo detto, Hue risulta essere un puzzle-platform. Il gioco è diviso in aree: ognuna di esse è composta da una serie di stanze e il nostro scopo è raggiungere la porta d’uscita. Alla fine di ogni area otterremo un nuovo colore e, soprattutto, verremo introdotti a nuove meccaniche di gioco.
Inizialmente, infatti, dovremo solo prendere confidenza con il cambio di colore e con lo spostamento di qualche cassa. Un muro arancione blocca quella cassa azzurra? Rendiamo arancione il mondo e la cassa avrà via libera. E dove la devo spingere? Forse in quel buco pieno di punte mortali troppo lungo da saltare.
Avanzando, però, verranno introdotte nuove possibilità. Laser mortali, oggetti in movimento, spruzzatori di vernice colorata. Il tutto si amalgamerà area dopo area dando il meglio di sé nelle fasi finali. L’equilibrio tra puzzle e platform è molto buono per tutta l’opera: le fasi iniziali avranno una preponderanza della componente platform, lasciando i veri puzzle per la seconda metà dell’opera. Un crescendo ottimo che permette di comprendere tutte le meccaniche di gioco e di sentirsi continuamente stimolati. Ottimo anche il fatto che i salti non risultino mai troppo difficili: quando avrete capito come proseguire, non vi ritroverete mai a morire più e più volte perché non riuscite a imbroccare il tempismo di un salto.
In generale, Hue risulta essere un’opera adatta anche ai meno esperti del genere: non è mai veramente difficile, ma non è mai nemmeno banale.

Un’enigma delle fasi iniziali: è molto facile
Hue: i colori sussurrano parole melodiose
L’ottima struttura di gioco viene dipinta attraverso uno stile minimalista estremamente efficace. Hue è piacevolissimo da vedere dall’inizio alla fine. Dispiace forse un po’ che la maggior parte degli ambienti siano semplici caverne e grotte. Per quanto queste siano impreziosite da piccoli dettagli che mostrano la cura riposta dal team nella loro realizzazione, luoghi più iconici avrebbero reso l’esperienza più intensa. Solo nel finale vedremo un cambio di ambientazione che fa guadagnare alcuni punti all’opera.
Ciò che non riesce a dare l’ambientazione, però, possiamo ottenerlo dalla narrazione molto umana e interessante, che si mescola a ragionamenti filosofici molto leggeri. Hue, infatti, non parte all’avventura senza motivo. Troveremo ben presto una serie di lettere che ci informeranno sulle ragioni dietro al viaggio del giovane. Queste verranno lette da una melodiosa voce femminile, mentre nella parte bassa scorreranno i sottotitoli (solo inglese).
In queste sequenza possiamo notare una finezza di design che ritengo lodevole. Mi spiego.
Nei momenti in cui ci ritroviamo a dover ascoltare un narratore e leggere dei sottotitoli, sorge un piccolo problema: non possiamo giocare e leggere/ascoltare con attenzione allo stesso tempo. Se il gioco ci blocca sul posto, banalmente, siamo costretti a rimanere fermi a far nulla per molti secondi: questo tende a spazientire molti giocatori. Se invece siamo costretti a dover proseguire (magari per la presenza di nemici, per dire) rischiamo di perderci parte della narrazione. Hue, invece, quando vuole “costringerci” a scoprire la trama, ci pone di fronte una sequenza platform banalissima. Dobbiamo solo camminare, fare qualche saltello, salire una scala: tutto gestibile anche mentre si fissano i sottotitoli. Il tempo necessario a leggere, sarà lo stesso necessario ad arrivare alla nuova area di gioco.
A questo sommiamo l’altissima qualità del doppiaggio e, in generale, della componente audio del gioco. Se gli effetti ambientali sono minimali al pari della grafica, non si può dire lo stesso della musica di sottofondo che avvolge ogni attimo di gioco in maniera perfetta.

Un’enigma delle fasi avanzate: le cose si fanno più interessanti
Hue: chi dovrebbe comprarlo?
Hue risulta quindi essere un ottimo puzzle-platform con uno stile grafico e sonoro di alta qualità. È altamente consigliato a tutti gli amanti del genere, anche a quelli che tendono a storcere il naso quando i ragionamenti dei puzzle vengono mescolati ai salti del platform. Ripetiamolo: anche la componente puzzle non spinge molto sulla difficoltà quindi, se fate colazione con le salsicce di Stephen, Hue potrebbe risultare un po’ sbiadito. L’unica pecca è forse la longevità: aspettiamoci di arrivare alla fine in circa 3-4 ore. La rigiocabilità è garantita solo da un manciata di collezionabili. Questi purtroppo sono legati quasi solamente al backtracking: la maggior parte sarà bloccata da un muro di un colore che ancora non possediamo.
Punti a favore
- Ottimo stile grafico e sonoro
- Curva di difficoltà ben calibrata
Punti a sfavore
- Breve e poco rigiocabile




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