Quando acquisti tramite i link sul nostro sito potremmo guadagnare una commissione di affiliazione, senza alcun costo aggiuntivo per l’utente.
Il soggetto di questo mese è il sensei che ha contribuito alla creazione stessa dello shonen moderno. Sulla cresta dell’onda da più di trent’anni, Yoshihiro Togashi è un talento indiscusso, a detta di parecchi il migliore mangaka shonen in assoluto
C’è un autore di shonen che produce classici dagli anni novanta, continuando a tenerci col fiato sospeso ancora oggi. E non è solo per via delle lunghe pause, la battuta più ricorrente quando si parla di Yoshihiro Togashi; ad incollare il lettore ad Hunter x Hunter, il suo manga in corso, è una storia in cui decine e decine di fattori sono disposti in equilibrio perfetto. Ma partiamo dal principio.
Togashi è un talento naturale, che viene notato da Shueisha ai tempi dell’università. A vent’anni, nel 1986, pubblica la sua prima storia breve, che gli vale il Premio culturale Osamu Tezuka, il più prestigioso per un mangaka. Da quel momento, la sua carriera sarà tutta in salita: spaziando tra generi differenti senza mai deludere, nel 1990 crea il suo primo successo internazionale, Yu Yu Hakusho (Yu degli spettri in Italia, dove arriverà molto più tardi, nel 2000).
Il successo di questo titolo causò discordia tra Shueisha e Togashi, poichè l’editore desiderava veder continuare la serie a oltranza, contrariamente al parere del mangaka. Togashi lamentò una grande pressione fisica e psicologica in quegli anni, che lo portarono a prendere una decisione drastica: quando nel 1998 inizia il suo più recente successo, Hunter x Hunter, il sensei fa in modo di detenerne interamente i diritti. È grazie a questo che può permettersi di pubblicare l’opera secondo i suoi termini e soprattutto i suoi tempi, creando emozioni contrastanti trai lettori.
Lo shonen di Togashi è unico nel suo genere: alla pura azione, predilige lo sviluppo di strategie contorte e poteri con interazioni complesse. In questo modo, molti scontri vengono vinti ancora prima che il combattimento vero e proprio cominci.
Yu Yu Hakusho (Yoshihiro Togashi, 1992-1994)
Come già accennato, Yu Yu Hakusho è il primo lavoro lungo di Togashi, nel quale dimostra la sua padronanza del genere e le sue capacità. Inizialmente, il sensei, appassionato di horror, fa ruotare interamente l’opera attorno ai concetti dell’occultismo e della religione buddhista, proponendo un antieroe come protagonista, Yusuke Urameshi, e le sue avventure con il mondo degli spiriti. Sono in un secondo momento il ruolo degli scontri di arti marziali diventa preponderante nel manga, e, anche allora, è chiaro come Togashi desideri proporre combattimenti più cerebrali che fisici.
Yu Yu Hakusho si arricchisce di comprimari dalla personalità molto sfacettata, ennesimo punto di forza dell’autore e del manga in generale. Hiei, Genkai, Kurama, e Kuwabara sono tutti personaggi che partono da stereotipi, per poi subire un’evoluzione inaspettata, che rende impossibile non amarli. Le loro vicende si intersecano con quelle di Yusuke in una miscela perfettamente equilibrata. Col senno di oggi, possiamo dire che per Togashi gestire questo livello di complessità era ancora un gioco da ragazzi.
Neppure il conflitto con Shueisha e i problemi psicofisici di Togashi sono riusciti ad intaccare questo vero e proprio pilastro dello shonen, che termina troppo tardi secondo l’autore, troppo presto secondo il pubblico.
Level E (Yoshihiro Togashi, 1995-1997)
Dopo la brutta esperienza con il finale di Yu Yu Hakusho, Togashi, quasi per ripicca e con lo spirito dell’artista unico nel proprio genere quale è, crea un manga seguendo esclusivamente i propri canoni. Nasce così Level E, una serie breve in tre volumi, incentrata su degli alieni che vivono clandestinamente sulla terra. Il protagonista, un umano di nome Yukitaka Tsutsui, si ritrova a convivere con uno di questi alieni, dando vita a una serie di situazioni esilaranti.
Il gusto per la commedia di Togashi è palese fin dalle sue primissime opere, ma Level E è forse il titolo in cui essa ottiene maggior spazio. Non ci sono conflitti veri e propri in Level E, in barba ai canoni che lo shonen richiede. Tuttavia, il manga risulta ben più complesso di quanto un gag manga richiederebbe, con diverse e ben particolareggiate culture aliene rappresentate. La mano di Togashi è riconoscibile anche nel disegno, tra le altre cose con concetti ispirati all’artista Giger.
Level E è quella perla dimenticata che tutti i fan di Togashi dovrebbero recuperare, per scoprire il loro autore preferito in una veste nuova, eppure sempre riconoscibile.
Hunter x Hunter (Yoshihiro Togashi, 1998 – oggi)
Arriviamo quindi al titolo che unisce vecchi e nuovi fan di Togashi, grazie (o per colpa) alla pubblicazione irregolare. HxH è un progetto ambizioso, che abbandona gran parte dei canoni dello shonen, segnando il punto più alto del percorso artistico di Togashi. Egli crea il corrispondente manga di un sandbox, tracciando solo le linee generali del mondo e di cosa significhi essere un “Hunter“, per poi sviluppare la trama nella direzione che più preferisce. Persino il disegno si semplifica fino all’osso, per lasciare spazio all’intricato schema che Togashi ci vuole proporre.
Con Gon, Kurapika, Leorio e Killua il sensei ricrea l’alchimia di gruppo vista in Yu Yu Hakusho, ancora migliorata. Lo stesso si può dire nell’approfondimento dei personaggi. Quello che è chiaro invece è che i combattimenti saranno ancora più strategici e meno fisici. Con l’introduzione del Nen, il potere spirituale dalle molte forme differenti per ognuno, e le interazioni che ne derivano, si aprono le porte ad un nuovo livello di complessità. Ma scopriamo, relativamente presto, di essere solo al principio.
Togashi crea “la saga delle formichimere“, a detta di molti una delle migliori saghe manga in assoluto. E non solo: chiusa quella, mette in tavola tutti gli elementi per fare ancora meglio. Infatti, ad oggi, il livello di complessità presentato dalla “saga del mondo oscuro“, è davvero senza pari e richiede un esercizio mentale non indifferente per essere seguita al meglio. Togashi mette sulla scacchiera un numero spropositato di fazioni, personaggi e poteri, il tutto mentre ventila l’incontro futuro con creature fortissime.
Concludendo…
Togashi è davvero un caso a parte, quando si parla di shonen, e anche di fumetto in generale. Negli ultimi tempi, propone delle tavole che sono muri di testo, in spregio di ciò che dovrebbe essere il media che utilizza. Si tratta della classica scelta che può essere intrapresa solo da un totale incompetente, o da un genio, e Togashi è palesemente il secondo.
A corroborare l’immagine del libero pensatore, la sua scelta di non far uscire regolarmente Hunter x Hunter, ma solo quando ritiene che il risultato sia perfetto. I suoi assistenti riferiscono che è solito caricarsi il più lavoro possibile nelle proprie mani. Alcune pause sono dovute ai suoi noti problemi di salute (alla schiena), ma in altri casi è evidente il desiderio di raffinare l’opera fino all’ossessione. In questo, Togashi ci ricorda Kentaro Miura.
Rispondere alla domanda se Togashi sia effettivamente il migliore autore shonen, esula dalle nostre capacità. Di certo, molti degli shonen della generazione 2000, come Naruto o Bleach, non esisterebbero senza di lui. Si tratta di un mangaka unico nel suo genere, che ha scelto di dedicare la propria vita all’arte. Dopotutto, non ha potuto fare a meno di innamorarsi e sposare un’altra leggendaria mangaka: Naoko Takeuchi, l’autrice di Sailor Moon.








Lascia un commento