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Oggi andremo ad analizzare uno dei più grandi registi italiani moderni, ovvero Paolo Sorrentino, autore di film pluripremiati come La grande bellezza
Paolo Sorrentino è ormai un marchio del cinema italiano. Dopo gli studi universitari, alla facoltà di economia, in poco tempo è diventato un regista popolarissimo, per questo amato ma anche odiato. La “benedizione” internazionale è poi arrivata con La grande bellezza (2013), vincitore come miglior film straniero agli Oscar.
In un certo senso, possiamo anche fare un paragone con Christopher Nolan, già trattato in questa rubrica. Diversi sono i punti comuni a livello professionale (non certamente a livello di cinema). Tutti e due infatti hanno ottenuto un enorme successo in poco tempo, garantendogli anche una certa abbondanza di mezzi. Entrambi poi, col tempo, hanno enfatizzato il proprio stile, tanto da avere una schiera di fan e opposti detrattori. Infine, ambedue i registi sono esplosi tra il 2000 e il 2010 per poi confermarsi definitivamente nell’ultimo decennio. Insomma, sono diventati un marchio del cinema moderno.
Andiamo quindi ad osservare meglio il cinema di Sorrentino, tramite la classica suddivisione tra stile e tematiche.
Paolo Sorrentino: stile
Primo elemento che salta all’occhio con il cineasta napoletano, è certamente l’eleganza del suo cinema. La fotografia e ogni movimento di camera sono semplicemente splendidi, il che dà luogo a opere molto estetizzate. Non a caso Sorrentino è anche un regista richiestissimo per spot pubblicitari di “alto livello”. La sua capacità di trasmettere immagini bellissime e sensuali è indubbiamente notevole. A volte, se si prendono certe singole sequenze, viene da chiedersi come Sorrentino faccia a fare certe riprese. Questa capacità viene poi resa ancora più evidente dal fatto che Sorrentino nasce nel panorama cinematografico italiano, non certo ad Hollywood. Ovviamente la bellezza del suo cinema è aiutata anche dalla sua popolarità che gli garantisce una certa capacità produttiva. Questo però non va comunque a sminuire l’incredibile talento visivo del regista; talento che raggiunge vette altissime proprio nel suo capolavoro La grande bellezza.
Estetica e talento
Ecco quindi che abbiamo abbondanze di carrellate, riprese aeree, piani-sequenza e tutti quei movimenti di macchina impossibili e virtuosistici che tanto piacciono al cineasta. Il tutto ovviamente non si traduce in mera estetica superficiale ma va a combaciare perfettamente con le tematiche del regista, di cui poi discuteremo. Una menzione d’onore va poi al grande Luca Bigazzi, esperto e talentuoso direttore della fotografia, considerato un pilastro del cinema italiano attuale così come Sorrentino. Anche qui non solo la fotografia è oggettivamente bella ma stupisce anche la versatilità con cui essa si adatta ai cambi di tono tipici del regista. Basti pensare alla sfavillante fotografia della festa in piscina in Loro (2018) e alla cupa atmosfera della casa di Andreotti ne Il Divo (2008).
Dal pop al classico, così come dalla commedia al drammatico
A proposito di cambi di tono, le opere dell’autore napoletano tendono ad avere virate verso “mood” inaspettati. A volte queste sono solo delle semplici incursioni, come la sequenza musicale pop in Youth – la giovinezza (2015), oppure vanno concretamente a cambiare il tono dell’opera. Pensiamo a This Must be the Place (2011) dove passiamo da una situazione stazionaria nella prima parte a un vero e proprio road movie nella seconda parte. Sperimentazioni che risultano sempre ben accette e mai gratuite, oltre a darci un esempio di come, volendo, la vita possa essere sfaccettata e variegata.
Paolo Sorrentino: tematiche
Come dicevamo la “bella regia” di Sorrentino non è fine a sé stessa ma si ricollega alle tematiche più care al regista. La volontà di indagare la profondità umana così come quella della società, sono evidenti nelle inquadrature lente, eleganti e perfettamente calibrate. Tra i temi centrali in questo senso, troviamo la decadenza, il ricordo, la volontà di essere amati, l’alienazione…. In generale i personaggi di Sorrentino sono spesso alla ricerca di qualcosa di “vero”, di “bello”, mentre il contesto non fa che offrire finzione, superficialità e noia.
L’importanza del protagonista
Ecco quindi che abbiamo opere che tendono verso il protagonista, chiedendo molto in termini di recitazione; si pensi al grande sodalizio tra il regista e Toni Servillo. Questi personaggi vivono, nel corso dell’opera, piccoli ma anche profondi cambiamenti che vengono esternati soprattutto tramite simboli e metafore. Non mancano poi, ad arricchire i significati della storia, dialoghi raffinati e massime.
Simboli, surreale e grottesco
A proposito di simboli e metafore, il cinema di Sorrentino offre diversi momenti di surrealismo se non di grottesco. Ecco spiegato il frequente paragone con Fellini; paragone che si è consolidato con La grande bellezza che certamente è anche tributo de La Dolce Vita (1960). Al tempo stesso, non si può dire che Sorrentino “copi”. Le sue opere godono di citazionismo ma non sono solo quello. Come spiegato in questo articolo vi è anche tanto altro e in generale la capacità, tipica dei grandi registi, di saper utilizzare il passato in maniera attenta e attuale, senza scopiazzare.
Partire dall’uomo per arrivare alla società
Infine, per quanto le sue opere siano riflessive e filosofiche, non manca una cerca capacità di lettura sociologica. Insomma, lo studio dell’uomo si riflette inevitabilmente in un affresco che riguarda la società. Il tutto, in una lettura che parte sempre da uomini di classe agiata e colta. Non manca poi una certa attenzione alle dinamiche di potere del nostro bel paese, come troviamo ne Il Divo e in Loro.
Paolo Sorrentino: conclusione
Volendo fare i detrattori, Paolo Sorrentino a volte sembra essere fin troppo auto-indulgente e auto-citazionista. Ormai è sicuramente consapevole delle sue capacità, della sua visione e della sua opinione da parte del pubblico. Ecco quindi le critiche verso un’eccessiva ricerca di forma stilistica che poi risulta sterile; oppure le critiche per le “famose” massime di Sorrentino. Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma indubbiamente dobbiamo tenerci stretto questo regista italiano in grado di coniugare talento visivo, profondità e anche una certa “commercialità”. Ogni sua opera è ormai in grado di attirare le attenzioni di tutto il mondo cinefilo; un risultato meritatamente raggiunto e che onora il cinema italiano attuale e passato.
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