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Oggi inauguriamo una nuova rubrica completamente dedicata ai lavori di un grande maestro del cinema. Stiamo parlando di Alfred Hitchcock e inizieremo con Il pensionante
Il mese di Halloween ci è sembrato il giusto momento per iniziare una nuova rubrica dedicata ad uno dei più grandi maestri della tensione, ovvero Alfred Hitchcock. In questi appuntamenti, ogni Sabato, andremo ad approfondire le opere del grande regista. Tratteremo capolavori del cinema così come opere meno famose ma che comunque hanno definito l’autore che tutti conosciamo.
Prima di iniziare, è necessario fare una doverosa premessa. È usuale suddividere la filmografia di Hitchcock in due parti: il periodo inglese (dal 1925 al 1940) e il periodo statunitense (dal ’40 al ’76). In questi speciali, che seguiranno un ordine cronologico, andremo ad analizzare per lo più il periodo statunitense. Ciò perché la maggior parte dei capolavori del regista si concentrano proprio in questo periodo; cercheremo, in ogni caso, di approfondire il più possibile anche il periodo britannico. Per questo motivo, inizieremo con Il pensionante (1927), dallo stesso Hitchcock considerato il suo primo grande film.
Il primo Hitchcock doc | Alfred Hitchcock, Il pensionante
Trama
The lodger (titolo originale de “Il pensionante”), come spesso accade con i film hitchcockiani, nasce dall’idea di qualcun altro, ovvero da un romanzo di Marie Belloc Lowndes. La storia parla di un assassino che uccide solo donne bionde, firmandosi come “The Avenger”. Con le prime sequenze, in un crescendo di tensione, scopriamo sempre più dettagli, come il fatto che i cadaveri vengono sempre rinvenuti il martedì sera. Intanto, in una piccolo palazzo medio-borghese è arrivato un nuovo, misterioso coinquilino.
Hitchcock 100%
Come precedentemente detto, seppur terzo nella filmografia del britannico, The lodger viene considerato dallo stesso Hitchcock il suo “primo film”. Ovvero il primo film dove riesce ad infondere tutto il suo stile e la sua personalità. Nella celeberrima intervista con Truffaut, egli dice che con The lodger ha per la prima volta un “rapporto d’istinto”. Il maestro della suspanse, infatti, seppur alle prime armi come regista, aveva già ottenuto una buona esperienza lavorando in vari rami del settore cinematografico. In poche parole, il classico “tuttofare”. Faceva il titolista per i film muti, lo scenografo, il montatore, l’aiuto regista… Con quell’esperienza alle spalle aveva già quindi un’idea di cosa voleva dal cinema. In generale tutto il periodo inglese, oltre che fautore di diversi grandi film, sarà una “fucina” per il successivo periodo americano di grande successo popolare.
Espressionismo tedesco e innovazione
In The Lodger, quindi, Hitchcock è già abbastanza padrone dei mezzi che il cinema offre. In particolare, l’oggetto del nostro speciale, risente di un periodo di residenza in Germania dove Alfred ha la possibilità di studiare, ancor più da vicino, l’espressionismo tedesco. Una corrente fondamentale in un periodo dove ancora il sonoro non esiste. Ecco quindi che ne Il pensionante troviamo luci, ombre, espressioni contrite e illuminate dal basso, ambientazioni dark e nebbiose. Caposaldo dell’intera opera è l’entrata in scena del “the lodger” (Ivor Novello, star del cinema muto), dove si evidenzia il miscuglio tra il talento del regista e l’influenza tedesca. In generale il regista londinese, anche se appena al terzo film, dimostra già un talento visionario e una capacità tecnica-inventiva da fuoriclasse. Lo stile, preciso ed elegante, diverrà di fatto uno dei cavalli di battaglia dell’autore.
La capacità tecnica si vede non solo nella messa in scena delle influenze espressioniste ma anche in elementi completamente originali per il cinema di allora. Pensiamo all’espediente del soffitto trasparente per mostrare i passi nervosi del pensionante o all’idea di riprendere i capelli della donna uccisa tramite una lastra di vetro illuminata dal basso, di modo da dar risalto all’inquadratura. Come vedremo anche nei prossimi appuntamenti, uno dei tanti elementi di genialità dell’autore inglese sta anche nella capacità di trovare soluzioni innovative.
Bene e male, una distinzione così netta?
Non mancano poi elementi e tematiche che ricorreranno spesso nella filmografia del maestro. Si pensi alla difficoltà di capire cosa è bene e cosa è male, in un confine sempre più labile. Tematica che al giorno d’oggi ci può sembrare quasi scontata ma che non lo era certo a quei tempi. Oppure si pensi al triangolo amoroso, alla gelosia, alla situazione straordinaria che irrompe nella tranquilla ordinarietà. Da notare poi come il maestro londinese con Il pensionante e in generale col cinema muto, affini la sua capacità di rendere la storia più immediata e viscerale. Le didascalie sono ridotte all’osso e molto viene mostrato tramite pura immagine. Infine non mancano i simboli ricorrenti, in questo caso il triangolo. Elemento dalla forte connotazione simbolica che troviamo nella firma dell’assassino ma anche nella mappa fatta dei poliziotti per segnare i vari delitti.
Suspanse e MacGuffin | Alfred Hitchcock, Il pensionante
Altra tematica che ha poi permesso all’autore di guadagnarsi il titolo di “maestro della suspanse“, è proprio la capacità di creare tensione. Andando a generalizzare in maniera molto ampia, potremmo dire che tutto il filone thriller e horror costruito sulla tensione si baserà proprio sui lavori hitchcockiani. Attenzione, suspanse che non va confusa con il “fattore sorpresa”. Hitchcock infatti è sempre stato un grande sostenitore del mantenimento della tensione, intesa come situazione per cui il pericolo è reale e tangibile ma non ci viene mai mostrato fino all’ultimo. Idea che si contrappone invece al così detto jump-scare, venuto in voga con il cinema moderno. Non a caso, proprio gli horror degli ultimi anni sembrano aver intrapreso una strada di equilibrio tra jumpscare e suspanse. Ciò, in virtù del fatto che una buona tensione ha spesso effetti più inquietanti e spaventosi di un utilizzo eccessivo del “fattore sorpresa”.
Il MacGuffin, no non è un panino
Infine, Il pensionante è capostipite di un riconosciuto e solido percorso autoriale, anche per la presenza del primo MacGuffin. Per chi non lo sapesse, si tratta di una nozione inventata e coniata dallo stesso regista che rappresenta quell’espediente utile ai fini narrativi, ovvero utile a “far andare avanti la trama” ma senza un’importanza reale/concreta. Si tratta di uno strumento che permette di rendere la storia avvincente ma che spesso risulta appunto solo un mero espediente senza particolari significati/contenuti. Tant’è che spesso il film si conclude senza neanche dirci che caratteristiche ha questo Macguffin (si pensi alla valigetta del cult di Tarantino, Pulp Fiction).
Questa “tecnica di sceneggiatura” è ancora oggi molto utilizzata e il fatto che la nozione sia stata creata ed individuata dal protagonista dei nostri speciali, non fa che rendere ancora più emblematica la sua figura. Un regista, insomma, che nella sua iper-produttività (parliamo di circa 50 film), non solo ha dato il meglio di sè ma è riuscito anche ad imporsi nella grammatica filmica.
Conclusione | Alfred Hitchcock, Il pensionante
In tutto questo Il pensionante rimane un’opera fondamentale non solo perché segna l’inizio del percorso autoriale di Hitchcock ma anche perchè è a tutti gli effetti un capolavoro della storia del cinema. Ancora oggi, l’opera nel suo bianco e nero è visivamente ottima e la partitura musicale splendida e funzionale. Ovviamente la famigerata suspanse, seppur a distanza di un secolo, non è andata perduta. La storia oltretutto gode dell’ interpretazione teatrale (tipica nel cinema muto) di un ambiguo e affascinante Ivor Novello. Storia che purtroppo, richiama tematiche ancora attuali. Si pensi al finale, alla folla inferocita e all’immagine cristologica del pensionante. Un’immagine che parte dalla Bibbia e arriva fino ai populismi dei giorni nostri.
Vi aspettiamo al prossimo sabato, sempre qui su tuttoteK, per un altro appuntamento dedicato al grande Alfred Hitchcock.
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