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Bentornati al nostro appuntamento settimanale con In the mood for East, rubrica interamente dedicata al cinema orientale. Oggi vi parliamo di All about Lily Chou-Chou di Shunji Iwai
Da quando abbiamo cominciato il nostro percorso dedicato al cinema orientale con la rubrica In the mood for East, sapevamo di dover prima o poi parlare di quest’opera. Aspettavamo il momento giusto. Sono tanti ormai i film e i registi che abbiamo affrontato durante i nostri appuntamenti. Abbiamo parlato di tutto: sentimenti, paure, solitudine, vita, morte. Questo è un film che racchiude tutte queste cose assieme, e allo stesso tempo è un mondo a se stante. Lo stesso regista nipponico Shunji Iwai è un mondo a se stante. Ingiustamente semi-sconosciuto in Italia, Iwai è sempre stato un prolifico sperimentatore della materia filmica, senza dimenticare di scavare profondamente nei suoi personaggi e nelle sue storie.
All about Lily Chou-Chou è uno dei prodotti più abbaglianti della sua filmografia. Presentato al Toronto International Film Festival del 2001, il lungometraggio nasce da uno sperimento dello stesso Iwai. Nel 2000 – momento in cui il digitale cominciava ad affacciarsi realmente nelle nostre vite – il regista inaugurò il sito web Lilyholic, dove gli utenti potevano scambiarsi dei messaggi creando una sorta di “narrazione virtuale”. Nella realtà dei fatti gli utenti principali del sito erano tutti impersonati dal regista, e l’esperimento consisteva nell’osservare come gli altri utenti reagissero ai suoi messaggi. Nella prima parte della narrazione di All about Lily Chou-Chou si inserisce perciò questa sorta di romanzo digitale, perfettamente integrato alle vicende che ci vengono mostrate.
Ma entriamo subito nel vivo di questo “etereo” lungometraggio e scopriamo il motivo per cui non dovreste davvero perdervelo.
Trama e trailer | All about Lily Chou-Chou
Yūichi Hasumi (Hayato Ichihara) e Shusuke Hoshino (Shūgo Oshinari) sono due amici che condividono la passione per la musica della cantante Lily Chou-Chou. Hasumi è un ragazzo remissivo e riservato, Hoshino è diligente e invidiato da tutti gli studenti per i suoi successi scolastici. L’unico luogo che i due adolescenti trovano per poter esprimere le sensazioni che scaturisce in loro la musica è la rete. Entrambi frequentano un forum dedicato a Lily, in cui nessuno dei due conosce l’identità dell’altro.
Dopo una vacanza estiva a Okinawa, i due arrivano alle scuole superiori e si separano bruscamente. Hoshino è turbato per aver rischiato la vita durante la spensierata vacanza, e cambia completamente atteggiamento nei confronti dei suoi coetanei. Appoggiato da alcuni ragazzi della scuola, comincia a bullizzare i suoi compagni – Hasumi compreso – e a sfruttare le sue compagne per farle prostituire con uomini più grandi. Alcuni tragici eventi segneranno la fine di tutto.
Reale e virtuale | All about Lily Chou-Chou
Nel 2001 un altro film come Blue Spring di Toshiaki Toyoda ci parlava del profondo disagio vissuto dalla generazione degli adolescenti a cavallo del nuovo millennio. Allo stesso modo, All about Lily Chou-Chou lo fa inserendo un tema nuovo come quello del mondo virtuale, che in quegli anni si stava “impadronendo” definitivamente delle nostre vite. Pensiamo solo a quanto sono diventati potenti e pericolosi i social media al giorno d’oggi. Dietro uno schermo si possono nascondere rabbia e frustrazioni senza volto, capaci di fare male tanto quanto quelle reali.
Nel film di Shunji Iwai, rabbia, frustrazione, ma anche impotenza e disperazione fanno parte invece della vita di tutti i giorni degli adolescenti protagonisti. Il loro rifugio da tutto questo, dagli orrori del mondo, si trova invece sulla rete. Solo lì philia e blue cat – rispettivamente Hasumi e Hoshino – possono essere loro stessi, in quello che loro chiamano l'”etere“, raggiungibile grazie alla musica e alla voce di Lily. L’etere diventa un “luogo” di pace, di armonia, in cui essere liberi. Un qualcosa che li avvolge e protegge come un liquido amniotico, così come Shunji Iwai rende la sua opera il nostro liquido amniotico per due ore e trenta minuti.
La musica ci salverà | All about Lily Chou-Chou
La musica è l’unica salvezza. Claude Debussy, Erik Satie e naturalmente Lily Chou-Chou (la cantante Salyu, che ha cominciato la sua carriera proprio grazie a questo film). Dea indiscussa dell’etere, la sua voce suadente culla coloro che sono disposti a lasciarsi trasportare in un luogo “altro”. Questi giovanissimi adolescenti sono totalmente sopraffatti dalla crudeltà della vita, in un mondo che non li sa proteggere – e qui torniamo all’assenza delle istituzioni, come accadeva in Blue Spring. Da soli si ritrovano ad affrontare la morte, la violenza, la malvagità altrui, senza che qualcuno li prenda per mano, insegnando loro a difendersi. Nessuno di questi ragazzi si sente libero di poter comunicare realmente il proprio disagio. Gli altri diventano lontanissimi, mentre una scritta su uno schermo nero può far sentire quel calore umano assente da tempo.
Le nuove tecnologie – che in quel momento si facevano spazio con forza – costituiscono una spinta per andare oltre anche per Iwai. In questo film sperimenta girando in digitale, con prospettive inusuali e scegliendo una narrazione non lineare. Gli intermezzi con i dialoghi degli “utenti dell’etere” diventano essenziali e rivelatori. Menzione speciale – ovviamente – per la colonna sonora, in cui la calda voce di Salyu si alterna alla musica eterna di Debussy, con note capaci di cullarci e trasportarci fino al tragico epilogo.
Curiosità: un grande citazionista come Quentin Tarantino riprese per il primo capitolo di Kill Bill proprio un pezzo della cantante nipponica, intitolato Wounds that heal.
Conclusioni
La forza dell’opera di Shunji Iwai è davvero incredibile. Straziante e delicato allo stesso tempo, disperato e liberatorio, All about Lily Chou-Chou è un film etereo, leggero come una brezza delicata, che vi si poserà sulla pelle senza più abbandonarvi.
Risulta davvero difficile spiegare cosa ci sia di tanto speciale in questo film. Si tratta di un’opera talmente ricca e complessa, che si rischia per forza di cose di lasciare da parte qualche particolare. Esiste un unico modo per afferrarlo: vederlo più e più volte (e ascoltare la colonna sonora!), lasciandovi avvolgere dal verde dei campi di riso che piano piano scompare, così come l’innocenza dei suoi protagonisti.
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