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Transfert è il cortometraggio distopico di Jonathan Degrelle prodotto dalla Francia e presentato in anteprima europea in concorso al Trieste Science+Fiction Festival 2020. Ecco la recensione di Transfert
TITOLO ORIGINALE: Transfert. GENERE: drammatico. NAZIONE: Francia. REGIA: Jonathan Degrelle. CAST: David Doukhan, Vernon Dobtcheff, Christophe Perez, Olivier Perrot. DURATA: 13 min. DISTRIBUTORE: 3008 films. DATA DI PRESENTAZIONE: 30/10/2020.
Transfert è il cortometraggio di Jonathan Degrelle che concorre al Trieste Science+Fiction Festival 2020 nella sezione Spazio Corto, presentato in anteprima europea. Un cortometraggio distopico, di tredici minuti complessivi, ma che incalzano lo spettatore, lasciandolo quasi per tutto il tempo senza fiato.
Trama | Recensione Transfert
La trama ci riporta indietro nel 1967: IV Reich, in un mondo in cui i tedeschi hanno vinto la guerra. Isaac, un sopravvissuto ai campi di concentramento, viene inviato indietro nel tempo da Max, un ufficiale nazista, per recuperare uno strano congegno, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.
La sinossi è il punto di debolezza complessivo del cortometraggio, ovvero il fatto che purtroppo questo mondo distopico non è nulla di nuovo nel pianeta cinematografico, telefilmico e letterario. Tante sono le narrazioni che ipotizzano un mondo distopico che vede i nazisti vincitori della Guerra Mondiale, narrazioni entrate nell’immaginario comune e anche nella storia dell’alta letteratura. Negli ultimi anni abbiamo visto anche il mondo seriale avvicinarsi all’argomento con risultati anche di grande successo, di pubblico, critica ed estetica complessiva.
Quindi, Transfert, ci riporta purtroppo in una storia già vista, sebbene comunque riesca a tenere bene incollati allo schermo, per i tanti colpi di scena e l’azione che si alternando con un buon ritmo all’interno della poca durata narrativa. Alla sofferenza del protagonista eroe che compie i viaggi nel tempo e la sua caparbietà nel ritornare e affrontare ogni volta lo stesso nazista che cerca di ucciderlo, si alternano appunto momenti di azione, di violenza e immagini di un mondo che è caduto ormai a pezzi.
La fotografia curata nel dettaglio| Recensione Transfert
La sceneggiatura poco convincente è comunque supportata da una cura nei dettagli nella regia e nella fotografia, che sono nel complesso una buona struttura per la narrazione generale. Ci troviamo all’interno di un mondo distopico, caduto a pezzi, fatto di terrore alla luce del sole e segretezza e complottismo nel buio dei sotterranei, quindi la fotografia viene in aiuto in questo senso. I colori sono cupi, si spostano dal nero al blu e i primi piani sono tutti sulla sofferenza dell’eroe e delle sue gesta.
Il tipo di tecnica utilizzata, ci ricorda quella della computer grafica e in alcune scene fa sembrare allo spettatore di essere all’interno di un videogioco. Quello che complessivamente accade all’interno della narrazione, infatti, si avvicina al mondo del gaming, perché il protagonista si ritrova continuamente ad affrontare la transazione nel passato e a dover affrontare ogni volta l’attacco di un nazista, come se fosse ad ogni vita uno stesso livello, in cui si conosce il nemico e la sfida da affrontare, ma non si possiedono gli strumenti per vincere e passare al livello successivo.
Un loop infinito | Recensione Transfert
Il protagonista, continua infatti, a ritornare al punto di partenza e subire il processo che può essere definito transumanesimo, sebbene qui, con alcune modifiche narrative. Il transumanesimo, da cui anche il titolo Transfert è quel processo medico scientifico che vuole aumentare le capacità fisiche e cognitive e migliorare quegli aspetti della condizione umana. In questo caso, questo processo si può avvicinare al mondo del teletrasporto, della separazione totale tra mente e corpo per un tentativo di sfidare, sempre la morte per salvare il mondo.
Conclusione
In conclusione, Transfert è un cortometraggio che ha una fotografia e una regia interessanti, che ci riportano al mondo della realtà virtuale di un videogioco, con la stessa struttura di ripetizione e di sfide e livelli da affrontare. Quello che manca è una sceneggiatura solida, che racconti con originalità il concetto, che è quello del transumanesimo e la sfida alla caducità dell’uomo.
Punti a favore
- Regia e fotografia curate
- Struttura che ricorda il mondo della virtual reality
Punti a sfavore
- Sceneggiatura
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