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In questa recensione andremo ad analizzare e a parlare di Spaceman, l’ultima opera targata Johan Renck con protagonista Adam Sandler e disponibile su Netflix
TITOLO ORIGINALE: Spaceman. GENERE: Drammatico. NAZIONE: Stati Uniti d’America. REGIA: Johan Renck. CAST: Adam Sandler, Kunal Nayyar, Carey Mulligan, Jackie Sandler, Paul Dano (Hanuš). DURATA: 107 minuti. DISTRIBUTORE: Netflix.
Non è stato facile approcciarsi alla visione di Spaceman e non lo sarà per chi vorrà guardarlo anche dopo aver letto questa recensione (in cui non saranno presenti spoiler di alcun tipo). Spaceman è un film forse non impeccabile dal punto di vista tecnico ma che fa il suo dovere. Scava dentro e spinge a riflettere su quante volte noi stessi ci neghiamo quel dialogo interiore che a volte, a gran voce, cerca di emergere e prendere il sopravvento.
Si reprime, ci si distrae e si procrastina, tutto per non affrontare quelle che sono le proprie paure e i propri mostri. E in Spaceman, il tema del mostro è cruciale. L’interpretazione di Adam Sandler che poche volte abbiamo visto in panni così drammatici riesce a coinvolgere lo spettatore fin dal primo minuto, fin da quando, dopo pochi istanti e poche scene gli viene posta la domanda: “Come ci si sente ad essere l’uomo più solo al mondo?”
In mezzo all’universo | Recensione Spaceman
Partiamo e iniziamo la nostra recensione con quella che è la trama, o ancor meglio, l’incipit narrativo di Spaceman. Jakub Procházka (il nostro Adam Sandler) è un astrofisico ceco che accetta una missione di otto mesi di esplorazione di una nuvola di polvere e particelle, chiamata Chopra, nello spazio creato da una cometa a ben 500 milioni di Km dal Pianeta Terra in totale solitudine. Il tutto si coniuga in quello che è un botta e risposta fra lo status pubblico di Jakub che diventerà una vera e propria celebrità e quello che, invece, è il suo stato d’animo.
Un animo travolto e tormentato da quel senso di ambizione che lo ha spinto ad accettare una missione del genere e che, però, a sua volta, avverte il distacco da ciò che lo ha reso vivo e che ha rappresentato per lui la sua principale ragione di vita: l’amore che prova per sua moglie Lenka, a sua volta incinta e in procinto di partorire una bambina.
Hanuš | Recensione Spaceman
Spaceman è un’opera in cui i dialoghi rappresentano il fil-rouge di tutto quello che è il messaggio che si è deciso di veicolare. Dialoghi che a volte vengono interrotti e vengono alternati da forzati silenzi, come la progressiva mancanza di comunicazione fra Jakub e sua moglie e dialoghi con un personaggio di cui Jakub farà conoscenza a circa un quarto di film. Trattasi di Hanuš, un alieno dall’aspetto di un enorme ragno che invade l’astronave dell’umano.
All’inizio spaventato e poi incuriosito, Jakub si avvicinerà a lui e inizierà quel rapporto che fa da collante a tutto il film. Jakub e Hanuš due facce della stessa medaglia, due viaggiatori solitari. Da una parte un essere umano, spaventato da sé stesso e privo di ogni punto di riferimento e dall’altra un mostro, prosopopea della solitudine e di quelle ombre che animano lo spirito ma che, una volta affrontate e una volta accolte, riescono ad offrire degli spunti di riflessione e riescono ad offrire delle risposte a quelle domande che, con una forte carica e connotazione psicoanalitica, lo stesso Hanuš pone a Jakub.
Sono diversi i richiami culturali e letterari e le reference che l’immagine dei due personaggi vicini possono scaturire: come ad esempio i racconti autobiografici di Antonio Gramsci che nelle fredde notti torinesi vedeva un enorme ragno dinnanzi ai piedi del suo letto, rappresentazione del suo malessere fisico e psicologico.
Una fotografia ambivalente | Recensione Spaceman
Da un punto di vista registico e dal punto di vista della fotografia, Spaceman si presenta come un ottimo prodotto ma con qualche elemento dissonante con quella che è la carica emotiva e riflessiva di cui è pregno. La gestione della fotografia è particolare e può generare stupore sia positivamente parlando e sia negativamente. Questo perché, la scelta effettuata dal regista pone l’accento su un contesto poco realistico e su degli avvenimenti che poco hanno a che vedere con quella che possono essere le leggi naturali dell’universo.
Spaceman, però, non è un trattato di scienza e di astrofisica e sicuramente non ci prova minimamente ad esserlo ma pone l’accento sul topos del viaggio, sì nel mezzo dello spazio ma principalmente all’interno della propria mente e della propria psiche. In diverse scene sembra di assistere a quello che gli intellettuali romantici chiamavano sublime, quello sturm und drang in cui l’uomo viene quasi attratto da quella natura selvaggia e per certi versi maligna della natura stessa.
Questo viene reso perfettamente dalla presentazione di alcune scene e immagini in cui, nonostante si avverta e si percepisca la CGI, si riesce ad avvertire quel senso di stupore e di vuoto che investono i personaggi: da Jakub, al mostro, allo spettatore che, a sua volta, diventa personaggio e viene coinvolto in quel dialogo empatico e dedito alla cura del proprio animo malinconico.
Conclusioni
Siamo arrivati alle battute finali di questa recensione di Spaceman, film disponibile su Netflixcon protagonista Adam Sandler. La sua interpretazione sta alla base e rappresenta la chiave di lettura definitiva per comprendere quest’opera. Un’opera probabilmente imperfetta ma che, proprio per questo, fa della sua essenza il rapporto comunicativo tra ciò che appare su schermo e lo spettatore.
I dialoghi incessanti, profondi, dolorosi e pungenti tra Jakub e il mostro Hanuš costituiscono la colonna portate dell’intera produzione. La solitudine è un mostro terribile da affrontare, con 6 occhi, zampe pelose e denti velenosi e appuntiti, ma se saputo interrogare, anche il peggiore dei mostri e anche il peggiore dei nostri incubi può diventare, tramite un processo di accettazione, un fedele compagno dal quale a volte non si riesce a fare a meno, senza correre il rischio di auto-intossicarsi.
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Punti a favore
- Adam Sandler in una nuova veste drammatica
- Dialoghi che creano forte empatia con lo spettatore
- Fotografia molto d'impatto...
Punti a sfavore
- ...a tratti forzatamente
- Ritmo a tratti molto lento
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