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Ecco la nostra recensione di Questo mondo non mi renderà cattivo, seconda serie di Zerocalcare su Netflix che colpisce ancora nel segno
TITOLO ORIGINALE: Questo mondo non mi renderà cattivo. GENERE: Commedia, Drammatico. NAZIONE: Italia. REGIA: Zerocalcare. CAST: Zerocalcare, Valerio Mastandrea. DURATA EPISODI: 26-31 minuti. PROUZIONE: Netflix. USCITA: 9 giugno 2023.
Messo sotto pressione dopo il successo di Strappare lungo i bordi, Zerocalcare ha prodotto una nuova serie per Netflix. Il risultato? Un nuovo annunciato successo. Il motivo? Che Zerocalcare più di moltissimi autori è in grado di prendere le notizie di attualità e processarle in un modo che è allo stesso tempo geniale, ironico, drammatico e riflessivo. Tutto il suo stile, tutto il suo linguaggio, i suoi temi difficili punteggiano di momenti – a volte scanzonati, altre profondissimi – destinati a restare indelebili questa nuova storia che non è la continuazione della precedente ma qualcosa di completamente nuovo.
Molte delle cose che ci accadono attorno in questo strano Paese finiscono presto col diventare normali. Ce ne dimentichiamo in un intorpidimento morale e solo raramente riaffiorano delle riflessioni di indignazione verso una quotidianità sempre più opprimente. Per Zerocalcare questo vale meno, e infatti ci fornisce sempre una lucida critica di quelle cose che fanno parte della nostra vita ma alle quali non dovremmo acclimatarci. Se con Strappare lungo i bordi il tema erano i sempreverdi dubbi e insicurezze legate alla crescita, in Questo mondo non mi renderà cattivo è di stretta (quasi imbarazzante) attualità. La seconda serie di Zerocalcare su Netflix è una lucidissima satira sulla società capitalista, la politica vacua e opportunista e le pressioni sociali. Disponibile in streaming con tutti gli episodi dal 9 giugno, l’irriverente serie ha sicuramente qualcosa da raccontare.
La trama e il trailer | Recensione Questo mondo non mi renderà cattivo
Strappare lungo i bordi ha avuto il compito di introdurre il mondo di Zerocalcare al grande pubblico, presentando il protagonista, i suoi amici Sarah e Secco e le sue angosce, ma si è svolto in un’atmosfera quasi onirica. Questo mondo non mi renderà cattivo si prende qualche rischio in più e li cala nella loro (e nostra) realtà cittadina e quotidiana. Ne nasce uno spaccato ruvido dell’Italia di oggi, un Paese meraviglioso dove (come canta Giancane nella nuova sigla) ponti crollano, navi affondano, diritti muoiono e ministri applaudono. Il racconto inizia con l’arresto di Zero scandito dalle note punk di “I Fought the Law” e ripercorre cronologicamente i fatti che hanno portato a quell’evento, attraverso la sua voce e sotto la fioca luce di una stanza per interrogatori con il poster di Don Matteo alla parete. Si scopre che il clima nel quartiere è diventato pesante dopo che un gruppo di migranti è stato scaricato nel locale centro di accoglienza come un pacco postale che nessuno vuole ritirale. I muri sono tappezzati di manifesti che allarmano le coscienze con la minaccia della sostituzione etnica e non passa molto prima che il pensiero fascista (“o meglio, nazista, perché ormai l’altra parola è in buona parte svuotata di significato”, sostiene Zero) sfoci in contrasti anche violenti.
In questo clima teso pronto a esplodere da un momento all’altro giganteggia una figura, un nuovo personaggio che si svela un po’ alla volta lungo i sei episodi e che sembra racchiudere dentro di sé tutte le paure e tutta la confusione della gente di oggi, Cesare. Cesare è un vecchio amico di Zero che dopo diversi anni di assenza torna nel quartiere in cui è cresciuto, trovando un mondo che fatica a riconoscere e nel quale non riesce a inserirsi. All’epoca della loro insolita amicizia, Cesare e Zero non potevano essere più diversi. L’uno era nerboruto e pieno di forza mentre l’altro era più simile alla “rana dei Muppet”. Eppure, in qualche modo, entrambi avevano trovato nell’altro un amico utile. Se fuori erano gli opposti, dentro covavano le stesse insicurezze. Zero, che è andato avanti e si è in parte riscattato, vorrebbe fare qualcosa per lui ma si rende conto di non essere in grado di aiutarlo a sentirsi di nuovo a casa e a fare la scelta giusta per trovare il suo posto nel mondo.
Lucida satira | Recensione Questo mondo non mi renderà cattivo
Questo mondo non mi renderà cattivo non è, come non era stata Strappare lungo i bordi, un semplice cartone animato. Ricordate la scena del filo d’erba? Ecco, anche la nuova serie di Zerocalcare racchiude come uno scrigno diversi altri momenti di rasentata poesia. Riflessioni sulla vita, su quello che siamo, sull’autocritica limitante, sul nostro posto nel mondo, sorretti da un’animazione eccellente in ogni situazione, che insieme a tutto il resto ci fa capire che non tutto in questo Paese davvero meraviglioso funziona male. Ancora una volta, Michele Rech, alias Zerocalcare, sceneggiatore, regista e doppiatore, in quest’ultimo caso insieme a Valerio Mastandrea e alcune voci a sorpresa, ci inchioda al divano con un’opera divertente e illuminante, capace di avvicinarsi a tematiche importanti con abilità e un’indelicatezza necessaria.
Questo mondo non mi renderà cattivo, lo suggerisce il titolo, racconta la difficoltà di rimanere se stessi in mezzo alle contraddizioni della vita. E lo fa con la solita, irresistibile narrazione fatta di digressioni, aneddoti, emotività e colpi di scena di Zerocalcare. Ci si diverte un sacco a scovare piccole perle di comicità negli spediti dialoghi e sequenze animate della serie. Scoprendo che in alcuni casi altro non sono che occasioni per l’autore di fare un po’ di liberatoria autoironia, come le critiche ai dialoghi “incomprensibili” perché troppo dialettali di Strappare lungo i bordi.
Cosa sono giusto e sbagliato? | Recensione Questo mondo non mi renderà cattivo
Si ride sguaiatamente ma si riflette anche molto, soprattutto quando ci si riconosce nei ragionamenti e nelle esperienze di ieri e di oggi di Zero, Sarah, Secco e degli altri personaggi. Si riflette su una domanda: di fronte a una scelta non facile, quando stare dalla parte del giusto vuole dire mettersi in gioco, rischiare, non appiattirsi al silenzio e all’atrofia, siamo ancora in grado di fare la scelta giusta? L’espediente narrativo per farci interrogare sul quesito è semplice in modo sconcertante: di fronte a una società sempre più indifferente e a una politica sempre più lontana dalle persone, un centro di accoglienza viene visto come la fonte di tutti i problemi.
La risposta, che non vogliamo spoilerare, è data da una vecchia bidella in pensione della scuola che teoricamente avrebbe dovuto essere al centro delle attenzioni della protesta narrata nella trama. Il miraggio di risolvere qualsiasi problematica nella propria vita attraverso l’odio verso il prossimo viene presto smascherato, mostrando come la realtà, troppo spesso dimenticata nella continua corsa cui sembriamo essere costretti, è che la guerra tra poveri non è la soluzione.
Conclusioni
In conclusione di questa recensione, dobbiamo dare conto che Questo mondo non mi renderà cattivo di Zerocalcare su Netflix, raccontata in questo modo, potrebbe finire con l’alzare un polverone. Prende infatti una scelta politica estremamente chiara che dato il contesto odierno non è così scontato. Su questo staremo a vedere. Passando invece a un bilancio sulla serie possiamo dire che è eccellente, con la sola pecca rispetto a Strappare lungo i bordi che la coscienza Armadillo è un po’ spenta, quasi caricaturale rispetto all’omologa dello scorso anno. Ma a parte questo c’è poco da dire, anche questa serie di Zerocalcare su Netflix è imperdibile, e sei episodi danno l’impressione di essere troppo pochi.
Punti a favore
- Estremamente lucido nella satira
- Ironico al punto giusto
- Animazioni eccellenti
- Colonna sonora azzeccata
Punti a sfavore
- Più caduco della prima serie (almeno si spera)
- Armadillo troppo macchietta
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