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Assassinio a Venezia, ovvero un horror travestito da giallo di altri tempi, ci ha pienamente convinti: ecco la nostra recensione del film di Kenneth Branagh
TITOLO ORIGINALE: A Haunting in Venice. GENERE: giallo, horror. NAZIONE: Stati Uniti. REGIA: Kenneth Branagh. CAST: Kenneth Branagh, Kyle Allen, Camille Cottin, Jamie Dornan, Tina Fey, Jude Hill, Ali Khan, Emma Laird, Kelly Reilly, Riccardo Scamarcio, Michelle Yeoh, Amir El-Masry. DURATA: circa 103 minuti. DISTRIBUTORE: 20th Century Studios, Walt Disney Company. USCITA: 14/09/2023.
Sullo sfondo di una Venezia tanto affascinante quanto spettrale, Kenneth Branagh allestisce il suo adattamento di Poirot e la strage degli innocenti di Agatha Christie, ritraendo l’investigatore sotto una luce diversa dal solito e dando al giallo una venatura fortemente horror.
Giunto al terzo capitolo della saga sull’investigatore Hercule Poirot, con Assassinio a Venezia il regista Kenneth Branagh si distacca notevolmente dal romanzo di partenza, cambiando ambientazione, titolo e in parte anche impostazione e pathos dell’opera, confezionando di fatto un horror claustrofobico che potrebbe fare scuola a molte pellicole attualmente disponibili.
Trama e trailer | Recensione Assassinio a Venezia
Diverso tempo dopo l’omicidio passionale di Assassinio sul Nilo, Poirot decide di ritirarsi in pensione a Venezia. Sono gli anni del Dopoguerra, e precisamente siamo nel 1947. Il detective, un po’ come accaduto a Benoit Blanc in Glass Onion, ha deciso di godersi la vita lontano dagli omicidi, tanto che per sfuggire a frotte di persone che ogni giorno lo rincorrono fra i canali per sottoporgli un nuovo caso, ha assunto una guardia del corpo, l’ex poliziotto Vitale Portfoglio (Riccardo Scamarcio). Ma quando in città arriva l’amica di vecchia data, nonché scrittrice di gialli di fama mondiale Ariadne Oliver (Tina Fey), Poirot si trova invischiato in una situazione al limite del reale.
Invitato a una festa di Halloween, in un palazzo apparentemente infestato dai fantasmi, il baffuto detective è costretto ad assistere ad una seduta spiritica, tenuta dalla medium Mrs. Reynolds (Michelle Yeoh). Ad essere invocata è la defunta Alicia Drake (Esther Rae Tillotson), figlia della proprietaria dell’antico palazzo in cui si trovano, Rowena (Kelly Reilly), morta suicida in seguito alle visioni degli spettri di bambini che si aggirano fra le mura. Poirot, pur avendo perso la fede, è pronto a credere che se qualcosa esiste oltre la morte e se la vita, così come la conosciamo, cela presenze soprannaturali e collegamenti con l’aldilà.
Kenneth Branagh e l’immedesimazione con Poirot | Recensione Assassinio a Venezia
Come detto, a differenza dei suoi predecessori, il film non aderisce completamente alla trama del libro, di cui restano però i punti cardine: la storia si svolge anche qui nella notte di Halloween e ad essere protagonista è sempre la dipartita di qualche malcapitato, per una mystery story dalle venature soprannaturali. A stendere la sceneggiatura ancora una volta il fedele Michael Green, con le musiche di Hildur Guonadottir. Comunque è Kenneth Branagh il protagonista in tutti i sensi.
L’attore irlandese è sempre più immedesimato (e possiamo ritenere divertito) nella figura iconica del detective. Per il suo terzo lavoro con Agatha Christie, attinge dal preesistente materiale ma rimescola le carte in tavola, definendo un film nuovo, forse anche più audace oltre che ambizioso, nel quale vuole confermare di essere un virtuoso, pur rimanendo saldamente legato, almeno nello schema investigativo, al giallo firmato Christie. Infatti, accanto alla detection di Assassinio a Venezia, scorre una seconda linea narrativa: l’horror soprannaturale. Una storia di fantasmi, oltre che di omicidi, che si annidano dentro un palazzo della Venezia pittoresca degli anni del Dopoguerra, nel quale vivono leggende e superstizioni. È chiaro sin da subito l’intento del regista: tutto è costruito secondo la logica della paura, per impregnare la narrazione di sfumature spaventose. Non si può dunque fare a meno di evidenziare la sua bravura dietro la macchina da presa.
Un horror in piena regola | Recensione Assassinio a Venezia
Kenneth Branagh mette in campo tutti gli strumenti più congeniali al registro dell’opera: ci sono le lenti anamorfiche che alterano lo spazio, spettrale e lugubre, si ricorrere alla snorricam per mettere in rilievo la destabilizzazione del suo personaggio e, infine, ci sono le inquadrature oblique, che tra l’altro aprono il film e ne diventano costante. Ogni scelta registica, anche di semplici piani, vuole favorire il senso di distorsione e pericolo e fare acquistare all’ambiente un’atmosfera funerea e angosciante, certamente enfatizzata da una scenografia curata al dettaglio, nei suoi minimi particolari. Oltre a restituire anche, a livello drammatico e personale, il disturbo di Poirot e il suo sentirsi smarrito, titubante e confuso.
Se però sul piano estetico Assassinio a Venezia è azzeccatissimo, non altrettanto si può dire per la costruzione della trama e del mistero oggetto dell’investigazione, che è meno avvincente dei precedenti. Mancano sagaci depistaggi e colpi di scena. Ogni evento sembra volersi scoprire in fretta, ogni soluzione arriva in un lampo, non c’è il piacere del ragionamento o della sospensione, come invece in Assassinio sull’Orient Express e Assassinio sul Nilo. Il climax drammatico finale è privo di vera tensione. A ciò si aggiunga che poco più di un’ora e mezza di proiezione sembrano pochi per un film del genere.
Conclusioni
In conclusione di questa recensione, possiamo dire che Assassinio a Venezia è una pellicola ambiziosa, che però nel tentativo di unire due generi riesce più nell’intento di dare una vena horror al giallo. Comunque si tratta di un film ottimo, che forse non sarà memorabile ma che rinvigorisce questo autunno cinematografico un po’ spoglio.
Punti a favore
- Ottima la regia horror
- Buon cast e interpretazioni
- L'atmosfera di Venezia rende tutto più mistico
Punti a sfavore
- È lasciata indietro la trama e l'investigazione
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