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Pochi giochi hanno fatto della ripetizione il fulcro centrale dell’esperienza: scopriamo assieme in questa rubrica dedicata al Retrogaming perché Perfect Dark è ancora oggi un classico da ri-scoprire
Parlare di Perfect Dark in una rubrica chiamata “Retrogaming” potrebbe apparire quasi paradossale. Citiamo dal vocabolario Treccani:
rétro ‹retró› agg. fr. [abbrev. di rétrospectif «retrospettivo»], invar. – Che si rifà al passato, ai decennî o ventennî precedenti, e quindi arretrato, invecchiato, datato e superato: stile r., arredamento volutamente r.; gusto, idee, mentalità rétro
Fare Retrogaming, insomma, vuol dire anche guardare indietro, scoprire un passato che non c’è più. Se la storia della letteratura è abituata ad affrontare periodizzazioni molto ampie, la storia del videogioco scorre con una frenesia che è tutta dei nostri tempi moderni. Il giocatore che si approccia oggi all’opera di Rare pubblicata nel lontano 2000, però, si troverà ad affrontare un titolo nuovo, visionario, fresco, innovativo, nonostante i cambiamenti vissuti dall’industria nell’ultimo ventennio.
La rincorsa dell’esperienza cinematografica a tutti i costi ha portato il mercato a mettere da parte alcune problematiche narratologiche, prima fra tutte la problematica dell’errore. Errare, in termini video-ludici, vuol dire scoprire una deviazione nella narrazione. La morte del nostro avatar a causa di un errore, ad esempio, è solo uno dei tanti finali possibili. Le esperienze più lineari cercano, per motivazioni artistiche piuttosto comprensibili, di rendere il racconto fruibile e piano, trasformandolo in una retta unilaterale. Questo per non rovinare il ritmo, per dare credibilità all’azione, per ricorrere il meno possibile alla sospensione dell’incredulità.
Che succede, invece, se un’opera prova a fare della ripetizione il fulcro centrale dell’esperienza? I ragazzi di Rare ci avevano già provato nel 1997 con la pubblicazione dell’immortale GoldenEye 007, una delle pietre miliari dello sparatutto in prima persona e uno dei migliori giochi in assoluto mai pubblicati su Nintendo 64. A distanza di tre anni, gli sviluppatori inglesi provarono a replicare la formula con un titolo che perfezionava le caratteristiche del suo predecessore e apriva le porte ad un genere di videogiochi molto particolare che, purtroppo, avrebbe avuto vita molto breve, nonostante un’eredità ampia e prolungata anche in produzioni insospettabili.
Dove giocare Perfect Dark
Prima di iniziare ad esaminare il gioco in sé, da buoni appassionati di retrogaming, vi starete chiedendo quanto sia facile reperire una versione qualsiasi di Perfect Dark al giorno d’oggi. La risposta è che, per fortuna, è molto facile. Non sarà necessario recuperare un vecchio Nintendo 64 munito di cartuccia, ma basteranno una console Xbox dalla 360 in poi.
Sulle console di Microsoft è disponibile un bel remake, datato al 2010, che migliora i modelli poligonali e le texture del gioco lasciando invariata l’esperienza ludica. Il remake in questione è acquistabile singolarmente, ma è anche contenuto nel pacchetto della Rare Replay assieme ad altri grandi classici della software house inglese. Grazie alla retrocompatibilità, potrete giocarci anche sulle nuove Xbox Series X ed Xbox Series S.
Se, invece, voleste recuperare il titolo originale, privo di orpelli grafici moderni, allora vi consiglieremmo ovviamente di recuperare la versione originale per Nintendo 64. Se la vostra console dovesse essere malfunzionante, però, su PC è disponibile un emulatore, chiamato 1964, che permette di giocare sia a Perfect Dark che a GoldenEye 007 migliorandone risoluzione e frame-rate e aggiungendo, soprattutto, il supporto per il mouse e la tastiera. Fermo restando che vi consigliamo di tentare la via dell’emulazione solo se disponete del gioco originale.
Simulazione del complotto e post verità – Retrogaming: Perfect Dark
Perfect Dark è uscito nel 2000, ma raccontava la storia di un futuro prossimo in cui le grandi corporazioni ordiscono complotti segreti controllando il traffico dei dati e i cieli delle metropoli sono solcati da assurde macchine volanti. Siamo dalle parti di Blade Runner e di Neuromante, con i loro grattacieli giganteschi e il degrado urbano innalzato ad imperativo estetico. L’anno è il 2023, ma noi sappiamo che la realtà dei fatti è stata a dir poco diversa e difficilmente fra un paio d’anni assisteremo ad uno scenario simile. Almeno per quanto riguarda le macchine volanti. Molti dei temi affrontati dall’opera di Rare, tuttavia, sono ancora oggi attuali e ricchi di implicazioni politiche.
Nel mondo di Perfect Dark, il pianeta terra è il campo di battaglia di una guerra segreta fra due razze aliene. I primi, chiamati Maian, sono collaborativi e aperti al dialogo con la razza umana; i secondi, i diabolici Skedar, hanno deciso di appoggiare la dataDyne Corporation, una multinazionale con le mani in pasta in molti progetti e operazioni segrete che ha il pallino della conquista del mondo. O almeno del monopolio commerciale.
La protagonista del gioco, l’agente segreto Joanna Dark, è un membro del Carrington Institute, un’agenzia produttrice di strumenti altamente tecnologici il cui fine ultimo è proprio la comunicazione con la razza extra terrestre dei Maian. Nei suoi panni, dovremo svelare il complesso ordito segreto e cercare di evitare la distruzione del pianeta Terra, passando da basi segrete, ad edifici corporazionali, ad aerei in fiamme fino a strutture aliene nascoste all’essere umano.
Anche se l’intreccio non regge il confronto con quello di altri titoli della sua epoca (pensiamo, soprattutto, all’intramontabile Deus Ex di Ion Storm), Perfect Dark era un titolo capace di intercettare e in alcuni casi predire le teorie del complotto che, nei primi anni di Internet, iniziavano a fare breccia anche nell’opinione comune (nello stesso periodo prendeva vita, ad esempio, il movimento Luther Blisset, capace di mettere in ginocchio l’intero sistema informativo italiano grazie alla distribuzione volontaria e provocatoria di fake-news ed indizi falsi su vari casi di cronaca).
Una donna tutta d’un pezzo – Retrogaming: Perfect Dark
L’Agente Dark rimane ancora oggi una delle protagoniste più riuscite di sempre. Era una donna forte, capace di risolvere ogni situazione più grazie alla propria abilità che grazie al suo fascino, ma non mancava di una certa grazia e di un certo stile. Ogni missione, ad esempio, la vedeva indossare abiti differenti e adeguati al contesto e, anzi, spesso il gioco richiedeva di rubare un qualche travestimento per passare inosservati fra le linee nemiche. Se la scrittura era ironica e non lesinava sulle battute, la tridimensionalità di Joanna passava anche dal suo look sempre differente.
Ma che tipo di gioco era Perfect Dark? La sua base era quella di uno sparatutto abbastanza classico in cui si potevano raccogliere armi diverse, ottenere dei power up e affrontare tanti nemici diversi in delle mappe abbastanza stratificate. Ciò che lo rendeva differente da un Quake qualsiasi era la varietà di obiettivi che Rare aveva pensato di offrire al giocatore. A seconda del livello di difficoltà Joanna avrebbe dovuto completare fino ad un massimo di cinque compiti diversi all’interno del livello. Si andava dal piazzamento di una mina, al salvataggio di un ostaggio, all’infiltrazione dentro una base nemica, fino ad alcuni risvolti molto più fantasiosi.
Ogni stage si caratterizzava per i differenti gadget a nostra disposizione, rendendo l’incedere dell’avventura varia e mai ripetitiva. Una delle difficoltà più evidenti di Perfect Dark, del resto, era proprio quella di comprendere come procedere all’interno degli schemi. Dove piazzare quella mina che ci è stata assegnata? Dove nascondere la valigetta con le nostre armi? Come fare per ottenere il travestimento di cui abbiamo bisogno?
Anche se tutte le informazioni necessarie erano contenute nel briefing iniziale, l’utente aveva bisogno di ripetere i passaggi più e più volte prima di trovare la strada giusta. Aveva bisogno, insomma, di errare, di esplorare tutte le possibilità. Le missioni di Perfect Dark erano strutturate come delle vere e proprie simulazioni. Fallire non interrompeva la partita, ma ci permetteva di vedere un esito negativo dell’operazione. Il capolavoro di Rare, insomma, era un tripudio di sperimentazione. Anche se il procedimento per il completamento della missione era spesso lineare, gli sviluppatori avevano inserito un certo numero di varianti che a volte portavano a dei finali leggermente diversi.
Risolvere i complicati stage messi in piede dal team di sviluppo londinese era davvero soddisfacente, così come scoprire tutte le chicche e i dettagli contenuti all’interno di essi. Ad esempio, in ogni missione Joanna poteva ritrovare delle fette di formaggio ben nascoste nei luoghi più impensabili. Ripetere, ripetere e ancora ripetere, fino al perfetto svolgimento dell’operazione, con tanto di punteggio finale. A distanza di anni, Perfect Dark è ancora giocabile e, soprattutto, ri-giocabile, nonostante un comparto tecnico ovviamente invecchiato, ma che all’epoca riusciva a mettere sotto torchio il Nintendo 64 portandolo ai suoi limiti estremi.
Il futuro di Joanna
Perfect Dark, oggi, non è una serie legata soltanto al retrogaming. L’ultimo episodio- un prequel – è uscito nel 2005 come esclusiva per Xbox 360, ma è di pochi mesi fa l’annuncio di un nuovo capitolo, sempre in esclusiva per le piattaforme Microsoft e sviluppato da The Initiative. Oltre ad un teaser in computer grafica, però, non sappiamo molto. Come potrebbe evolversi una serie tanto particolare in un’epoca come la nostra? Il rischio di trovarsi di fronte ad un ennesimo sparatutto come tanti altri è tangibile, ma, stando alle dichiarazioni degli sviluppatori, non dovrebbe essere così.
Stando al trailer di presentazione, il nuovo Perfect Dark dovrebbe trattare tematiche molto delicate come il riscaldamento ambientale e l’influenza delle corporazioni nel mondo contemporaneo. I toni, a quanto pare, saranno più seri e lontani dalla spensieratezza con la quale Rare a volte veicolava i propri messaggi, ma questa è una scelta a nostro avviso corretta e adatta a dei tempi differenti. Di recente, oltretutto, è saltato fuori che dovrebbe essere in lavorazione un nuovo episodio di Time Splitters, un’altra serie direttamente collegata a Rare e a Perfect Dark. Ma questo, forse, è materiale per un altro speciale.
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