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I DLC stanno sempre di più assumendo una forma ambigua e subdola, purtroppo chi ne paga le conseguenze siamo noi consumatori
L’immagine che ho scelto qui sotto se pur spiritosa rispecchia la realtà dei fatti, negli ultimi anni i videogiochi hanno preso una deriva di infamia. Laddove il DLC era chiamato ad essere a tutti gli effetti un’espansione del mondo di gioco, una parte aggiuntiva che si andava ad aggiungere ad un titolo di per se completo, ora che nella stragrande maggioranza dei casi il contenuto aggiuntivo tanto aggiuntivo poi non è.
Al contrario si può affermare senza troppe remore che è una parte strappata, tagliata dall’opera finale e venduta separatamente all’utenza che, pur di avere un quadro completo della situazione, mette mano al portafoglio e arriva a spendere anche un terzo della spesa affrontata acquistando il “gioco base”.
Per fortuna non tutta l’industria è marcia, al contrario esiste qualche mosca bianca che merita il successo avuto
Un esempio lampante e ancora vivido nella nostra mente è il lavoro dei ragazzi di CD Projekt Red che con The witcher 3 Wild Hunt e le sue espansioni Hearts of Stone e Blood and Wine hanno dimostrato cosa vuol dire offrire un “contenuto extra” a pagamento, infatti, oltre ad essere di pregevole fattura, i contenuti offerti sono realmente parti aggiuntive. Storie nuove che nulla vanno a togliere alla strepitosa sinfonia di elementi già presente e di fatto spettacolare del titolo di base. Questo dovrebbero essere i DLC, non un finale tenuto nascosto e venduto separatamente, come abbiamo visto in passato con Prince of Persia e tanti altri titoli.
Un’altra situazione dove la casa polacca insegna sono le espansioni minori, come tagli diversi di capelli per Geralt o vestiti da cambiare per Ciri, Yennifer o Triss. La scelta di aver “regalato” all’utenza tutte queste micro-espansionisecondo voi a cosa a portato? Ha portato ad un rientro d’immagine e di fiducia senza paragoni, fiducia che si è riversata su The Witcher (che ricordo non possiede nessun sistema di antipirateria) e che si riverserà su Cyberpunk 2077, il titolo attualmente in sviluppo dal team CD Projekt Red.
L’altra faccia della medaglia…
Se prima abbiamo visto come un DLC ben pensato ed intellettualmente onesto possa ripagare, è ora di vedere come questo può essere un’arma a doppio taglio. Per poterlo fare voglio portare l’esempio lampante e inopinabile di un DLC malpensato, truffaldino che però ha avuto il suo giusto tornaconto. Sto parlando di Evolve, un titolo uscito castrato di proposito, un titolo che offriva lo stretto necessario al costo di un gioco completo, che offriva poi espansioni su espansioni arrivando a far spendere ai giocatori tre volte di quanto speso inizialmente per cominciare l’avventura.
Penate che quello di Evolve sia un caso unico o sporadico? Vogliamo parlare allora di Mortal Combact X? Uscito anche lui con un roaster limitato e insufficiente, per poi vendere separatamente i personaggi. E per poi lucrare ancora con una versione XL del gioco anch’essa incompleta che ci ha traghettato ad un’ultima versione definitiva (almeno si spera). E oltre i videogiochi appena citati ce ne sono molti altri!
Per concludere e volendo rispondere alla domanda porta in cima, mi sento di affermare che i DLC non sono affatto il male dell’industria videoludica, ovviamente se sono realmente valori aggiuntivi e non parti strappate all’opera originale.







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