Quando acquisti tramite i link sul nostro sito potremmo guadagnare una commissione di affiliazione, senza alcun costo aggiuntivo per l’utente.
Arriva Slay the spire su PS4, un rogue-like card-based a turni nel quale dobbiamo scalare una torre: ecco la nostra recensione
Da molti anni a questa parte il mercato videoludico indipendente è dominato da vari generi e uno di questi è per certo il rogue-like. I motivi sono semplici: si tratta di una struttura (più che un genere, a dire il vero) facilmente declinabile, la generazione casuale di livelli/mondi/sfide permette di creare tanto contenuto con il minore sforzo e sopratutto garantisce una rigiocabilità massima. Ovviamente questo non vuol dire che gli sviluppatori debbano accontentarsi di buttare dentro il gioco una manciata di idee e aspettarsi che la casualità faccia il resto. Slay The spire riesce a essere rogue-like nel modo giusto? Scopriamolo con la nostra recensione.
Credo nel cuore delle carte
Partiamo dal principio. Slay The spire è un rogue-like nel quale dobbiamo scalare una torre: ogni piano della torre propone un evento (combattimento, stanza del tesoro, mercante…), il nostro scopo è quello di arrivare in cima, dove ci attende il boss finale. La torre è divisa in tre zone e alla fine di ognuna di esse troviamo un boss. I combattimenti sono basati sulle carte: da un lato abbiamo il nostro protagonista, dall’altro i nemici. A turno, decidiamo quali carte giocare: ognuna ha un costo e in ogni turno abbiamo un tot di energia da spendere. Quando passiamo il turno, toccherà agli avversari agire.
Il combattimento deve sempre essere approcciato in modo strategico. Le carte, infatti, permettono di attaccare e fare danno ai nemici (per azzerare i loro punti vita ed eliminarli dal combattimento) ma ci danno anche la possibilità di attivare una difesa temporanea per evitare di subire danni diretti. Difatti, il gioco ci mostra quale azione e quanto danno ci farà ogni nemico nel prossimo turno, così da permetterci di approntare le giuste difese. Questo è molto importante poiché, per quanto sia possibile curarsi un minimo presso alcuni falò piazzati lungo la nostra scalata, il recupero di punti vita non è cosa semplice e da dare per scontato.
Qui sorge quindi un piccolissimo punto debole di Slay The Spire: non è realmente possibile adottare una strategia personale, ma è sempre preferibile giocare con uno stile leggermente difensivo, prediligendo le combinazioni che ci permettono di accumulare difesa in modo massiccio e puntando a fiaccare gli avversari un poco alla volta. Questo diventa sempre più importante nelle fasi avanzate in quanto la differenza di punti vita tra noi gli avversari è sempre più significativa.
In ogni caso, non è solo questione di fare danni e non subirli, ma sono presenti vari altri meccanismi basati sopratutto sugli status alterati: è possibile infliggere (e subire) malus al danno, alla difesa, veleno temporaneo e vari altri effetti. Spesso, sono questi che fanno la differenza tra vittoria e sconfitta ma, chiaramente, tutto dipende dalle carte del vostro mazzo. Vediamo come funziona la sua composizione.
Ad inizio partita avremo a disposizione una decina di carte base, sempre uguali: in pratica, attacchi, difese e una carta leggermente più potente. Alla fine di ogni scontro ci viene però presentato un tris di carte di rarità variabile (più forti sono i nemici, più è facile che siano carte rare) e dovremo sceglierne una da mettere nel nostro mazzo. Ogni combattimento, quindi, ci rende più forti. È importante scegliere le carte anche ragionando sulle loro sinergie: ad esempio, è poco utile prendere una carta che basa il proprio danno sul numero di malus inflitti agli avversari se non abbiamo un mazzo pensato per quello, ma abbiamo optato per carte che puntano solo alla forza bruta. In ogni caso, le carte si possono ottenere anche tramite un mercante (ogni scontro ci ricompensa con denaro) o tramite eventi narrativi particolari (che vi lasceremo il piacere di scoprire in-game).
Il numero di carte non è elevatissimo e, per quanto ce ne siano alcune da sbloccare facendo salire di livello il personaggio (dopo ogni partita otteniamo exp in base al nostro rendimento), ben presto conosceremo perfettamente la maggior parte delle carte e sapremo sfruttarle correttamente: di norma, un rogue-like che svela tutte le proprie carte (ops) dopo poche ore non otterrebbe il nostro benestare, ma in questo caso il numero non esagerato permette un gameplay più concentrato e limita al massimo la possibilità che la sfortuna ci impedisca di creare un mazzo valido (può accadere, ma non spesso).
Inoltre, e perdonateci se fino a questo momento l’abbiamo tenuto “segreto”, non c’è un solo personaggio, ma ben tre: ognuno di essi ha un set unico, completamente diverso e fondato su uno stile di gameplay indipendente. Il primo personaggio è il classico guerriero e sarà in grado di infliggere grossi danni in pochissimi colpi, puntando sui malus fisici; il secondo è il rogue, fondato sopratutto sul veleno; il terzo è una piccola sorpresa, in quanto aggiunge una meccanica di gameplay non presente nei mazzi dei primi due personaggi: i globi, ovvero delle sfere elementali che possiamo evocare e mantenere in campo, le quali agiscono in modo indipendente alla fine di ogni turno eseguendo attacchi aggiuntivi o evocando difese extra. La varietà è quindi assicurata grazie ai tre PG.
Libertà d’esplorazione
All’interno della torre, inoltre, avremo la possibilità di scegliere il nostro percorso di esplorazione. Tra un combattimento e l’altro ci troveremo in un menù dove sono tracciati una serie di percorsi e potremo quindi decidere se puntare verso una lunga fila di combattimenti, o zigzagare tra scontri, stanze del tesoro, mercanti e falò. Anche in questo caso è quindi necessario un minimo di tattica, per evitare di ritrovarci con un personaggio in fin di vita all’interno di un percorso dove non ci sono falò di cura.
Ci sono poi varie altre meccaniche, come ad esempio il potenziamento delle carte e l’intero sistema dei manufatti, ovvero oggetti che ci danno capacità extra, come l’invulnerabilità al primo danno di ogni combattimento, potenziamenti nel caso in cui si riescano a creare certe combinazioni di carte durante lo scontro o bonus all’oro che si ottiene alla fine di ogni scontro. Questi sono solo pochissimi esempi tra quelli disponibili.
Slay the spire: conclusioni | Recensione
Concludiamo con qualche nota semi-negativa. Il numero dei nemici (boss compresi) non è elevato: dopo poche ore avremo visto tutte le stanze di battaglia e tutte le combinazioni di avversari. Sì, un numero non troppo elevato, come per le carte, permette di creare sfide molto precise con una tattica di combattimento ben definita, ma la varietà resta comunque limitata. Anche il loro design è curioso ma poco coeso: la Torre (parlando anche delle ambientazioni) non dà l’impressione di un vero mondo ma solo di un insieme di idee aggregate in modo semi-casuale, per quanto tutte basate su un immaginario simil-fantasy. Aggiungiamo qualche limite tecnico, con rallentamenti vari (la nostra prova è avvenuta su PS4) che non inficiano il gioco, visto che il combattimento è a turni, ma danno comunque un po’ di noia.
Punti a favore
- Tre personaggi, ottima varietà di carte
- Impegnativo
Punti a sfavore
- Stile visivo poco coeso
- Poche strategie adottabili
- Numero di nemici limitati







Lascia un commento