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Dopo un rinvio di qualche mese, finalmente abbiamo potuto provare il nuovo strategico di Firefly Studios: ecco la recensione di Stronghold: Warlords
Il genere degli strategici in tempo reale non gode più, forse, della stessa popolarità di un tempo. Sul finire degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, infatti, i prodotti di questo tipo imperversavano sul mondo dei personal computer. Tanti giocatori, anche fra i più giovani, hanno iniziato ad avvicinarsi al mondo dei videogiochi proprio grazie a capolavori indimenticabili come Age of Empires o la serie di Warcraft (che poi, ironicamente, è virata verso i lidi del gioco di ruolo di massa). Questa, però, è storia nota.
Fra i tanti studi capaci di ritagliarsi uno spazio importante, i londinesi di Firefly Studios meritano senza dubbio di essere ricordati. Stronghold: Warlords, l’oggetto di questa recensione, è infatti l’ultimo arrivato di una serie storica, che ha debuttato nell’ormai lontano 2001. Come si comporta la serie, a distanza di ben vent’anni dal suo esordio e dopo un rinvio causato dall’emergenza sanitaria? Scopriamolo assieme.
Tante declinazioni del medioevo
La serie di Firefly Studios ha sempre scelto di rappresentare un periodo storico che definire complesso è dire poco. Il medioevo, del resto, è caratterizzato da sfumature particolari in base a fenomeni diacronici e diatopici. Per spiegarci meglio: il medioevo giapponese è stato molto diverso dal medioevo italiano, ed entrambi i paesi hanno vissuto, nel corso di mille anni, tanti sviluppi a volte imprevedibili. Il medioevo di Carlo Magno non è lo stesso dei Guelfi e dei Ghibellini.
Come vedremo in questa recensione, Stronghold: Warlords decide di occuparsi del medioevo asiatico. Lo fa sia spostandosi nel tempo, che nello spazio. L’arco temporale si sposta dal III a.C. fino all’invasione mongola di Gengis Khan. La campagna segue gli eventi avvenuti fra Cina e Giappone, mettendoci al comando di vari generali e condottieri realmente vissuti. Queste variazioni diatopiche e diacroniche, purtroppo, non rappresenteranno nient’altro che uno sfondo. Il cuore pulsante dell’opera, infatti, sarà la sua anima ludica, a metà fra un gestionale ed uno strategico di guerra.
Un’opera indecisa – Recensione Stronghold: Warlords
Ci sembra opportuno aprire questa recensione cercando di spiegare ai neofiti cosa sia Stroghold: Warlords. In ossequio ai canoni della serie, il titolo di Firefly Studios vive di due anime ben distinte. La prima è quella relativa alla guerra e alla conquista: sono gli scontri con l’avversario, l’assalto delle mura, la costruzione di imponenti difese attorno al nostro feudo. La seconda è la sua componente gestionale: coltivazione di riso e verdura, estrazione di minerali e pietre, commercio e diplomazia.
A differenza di quanto avviene in altri strategici in tempo reale, il giocatore della serie Stronghold dovrà sempre cercare di tenere i propri sudditi in uno stato di relativa felicità. Le opzioni da gestire sono molte, dalla quantità di tasse con cui vessare i lavoratori, al numero di case da costruire, al tipo di razioni da distribuire presso gli abitanti del nostro centro abitato.
Il funzionamento di queste regole è molto più semplice da comprendere che non da spiegare. La vera sfida, tuttavia, sarà cercare di padroneggiare al meglio la gestione delle risorse per avere la vittoria sul proprio avversario. In soldoni, le risorse si ottengono in due modalità differenti, la più importante delle quali è la costruzione di edifici adibiti allo scopo. Una segheria vi procurerà la legna di cui avrete bisogno, un campo di riso vi procurerà del riso e così via.
Le risorse possono essere utilizzate per la costruzione di altri edifici o per moderare la felicità dei nostri sudditi. Alzando le tasse, il nostro consenso si abbasserà, ma è possibile, ad esempio, porvi rimedio aumentando il numero di razioni distribuite presso la popolazione o vari altri indicatori che il gioco ci mette a nostra disposizione.
Il sistema, nella sua complessità, è capace di garantire molte soddisfazioni ed è arricchito da una nuova variante. Stiamo parlando dei Signori della Guerra, da cui proviene il sottotitolo del gioco. Si tratta di potenti eroi che dovremo sconfiggere all’interno della mappa e aggiungere alle nostre fila. Potenziandoli con dei punti appositi, potremo ottenere diversi bonus, come risorse extra o nuovi uomini.
Quantità contro qualità – Recensione Stronghold: Warlords
Proprio alla luce di un comparto gestionale tutto sommato soddisfacente e ricco di sfaccettature fa un po’ senso notare come la componente bellica non sia altrettanto strutturata. Di base, gli elementi per offrire degli scontri soddisfacenti ci sono tutti. Potremo potenziare le nostre unità acquistando nuovi equipaggiamenti, costruire delle mura per impedire al nemico di entrare nei nostri possedimenti o utilizzare delle scale per superare le mura avversarie.
Alla fine, però, vincerà sempre chi manderà contro l’avversario il numero di uomini più alto. Ricordate quando, da piccoli, scatenavate il caos durante una partita ad Age of Empires componendo eserciti stratosferici? Ecco. Il limite di unità non esiste. Aspettando il momento giusto si potranno creare eserciti davvero sconfinati, contro i quali l’intelligenza artificiale non potrà molto.
Si tratta di uno sbilanciamento non da poco, che finisce per rendere inutili tutti i meccanismi descritti nel precedente paragrafo. Se a ciò aggiungiamo una campagna tutto sommato noiosa e priva di guizzi sia narrativi che ludici, quello che rimane è solo un paio di modalità. La Costruzione Libera ci permetterà di divertirci con la componente più divertente del gioco, ovvero quella relativa alla costruzione di enormi castelli, senza alcun nemico ad infastidirci; la Schermaglia sarà invece un banale deathmatch contro uno o più avversari. Modalità in cui, forse, il gioco dà il meglio di sé.
Non manca una modalità multiplayer da provare con gli amici, ma la sensazione è che i contenuti di Stronghold: Warlords siano un po’ risicati e che ci siano diversi problemi di bilanciamento relativi al combattimento da gestire. Quanto a lungo saprà catturare l’attenzione degli appassionati?
Un comparto tecnico piacevole ma anonimo – Recensione Stronghold: Warlords
Il comparto tecnico di Stronghold: Warlords non è da buttare via. Il gioco riesce a muovere una discreta mole di modelli poligonali contemporaneamente senza troppi problemi, anche su macchine non particolarmente potenti (lo abbiamo provato su una GTX 1050). Il frame rate è sempre fluido e il livello di dettaglio è più che sufficiente, considerando il genere d’appartenenza.
Una cosa che invece non abbiamo molto apprezzato è la direzione artistica del titolo Firefly. Le ambientazioni ci sono parse un po’ ripetitive, sia nella campagna, sia nella modalità Schermaglia. Il tutto fa il paio con un doppiaggio non particolarmente brillante (anche se, per fortuna, le linee di dialogo saranno davvero poche) e con un accompagnamento musicale abbastanza anonimo.
Chi scrive ritiene che la colonna sonora, in uno strategico in tempo reale, sia un aspetto fondamentale per tenere il giocatore incollato allo schermo. Avete presente la colonna sonora di Warcraft III: Reign of Chaos? Ecco. Le melodie di flauto di Stronghold: Warlords non sono nemmeno malaccio, ma mancano di musicalità e falliscono nel creare un’atmosfera convincente. In più, sono anche molto simili fra loro.
Poteva andare meglio
Dispiace concludere la recensione di Stronghold: Warlords con una mezza stroncatura. Il titolo di Firefly Studios ha un’ossatura gestionale complessa e soddisfacente, e la novità dei Signori della Guerra rende il tutto ancora più stratificato. Lo sbilanciamento fra la componente gestionale e quella bellica, troppo semplicistica, però, finisce per rendere l’esperienza poco soddisfacente, anche considerando il numero molto limitato di contenuti.
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Punti a favore
- Ottima componente gestionale
- Motore di gioco leggero e fluido
Punti a sfavore
- Componente bellica da rivedere
- Campagna noiosa
- Manca di carattere
- Pochi contenuti








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