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Mafia III, il nuovissimo titolo sviluppato da Hangar 13 “costola” di 2K, è un videogioco che fa quel che può per divertire ma ci riesce solo in parte, non convincendo. Scopriamolo in questa recensione
Il terzo capitolo di questa serie ci catapulta in una città americana, frutto di fantasia, chiamata New Berdaux (città che prende le sue fattezze da metropoli americane reali). Corre l’anno 1968 e a New Berdaux vive Lincoln Clay, ragazzo abbandonato in tenerissima età e adottato da un Boss della “mafia nera”. Lincoln (il personaggio di cui prenderemo il controllo) è una persona forte e determinata, cosa che si intuisce sin dalle prime battute di gioco che ci fanno conoscere il personaggio e ci introducono alla sua vita travagliata, divisa fra l’attaccamento alla famiglia e il suo trascorso nell’esercito durante la guerra del Vietnam. Vicende che in una maniera o nell’altra lo hanno forgiato e hanno creato una sorta di corazza emotiva.
Le prime battute di gioco scorrono piacevolmente. L’idea degli sviluppatori di raccontare la storia di Clay attraverso dei flashback e delle interviste, fatte a chi conosce le vicende del protagonista e le ha vissute in prima persona (come ad esempio il prete amico della famiglia di Lincoln o ancora Donovan, un ex commilitone nonché agente del FBI che aiuterà il nostro personaggio nella sua vendetta), funziona bene ed è ben realizzata.
Vendetta è anche la parola chiave di questo titolo che rispetta tutte le premesse per poter diventare “grande” ma che, in realtà, di Mafia ha ben poco. Nonostante la partenza da puro cavallo di razza il fuoco dell’entusiasmo si brucia presto e, il titolo, si trasforma in un continuo ripetere le stesse azioni, con un storytelling che non raggiunge più il picco toccato inizialmente. Neanche nelle fasi più concitate oppure in quelle finali, ne tanto meno quando si rincontrano vecchie conoscenze del calibro di Vito Scaletta si riesce ad assaporare nuovamente quella sensazione. Per usare un’espressione calcistica, Mafia 3 e un titolo che punta tutto sul “palla lunga e pedalare”: un gioco che ha un risultato finale ma che non ha quel sex appeal che il primo capitolo aveva dimostrato e che, un po’, si era perso già nel secondo Mafia.
Un gameplay anonimo, un sistema di shooting pessimo e un’intelligenza artificiale disastrosa sono il tallone di Achille di questo videogioco, lasciato a metà
Una bella storia può elevare a capolavoro un titolo, come un buon gameplay può sollevarne le sorti ma, quando i due elementi sono scarni, allora abbiamo un problema. E Mafia 3 di problemi ne ha molti.
Sin dalle prime battute si può intuire che il sistema di shooting è a dir poco approssimativo. Le hitbox dei nemici sono imprecise e se, come me, deciderete di affrontare il titolo a livello massimo con la mira automatica disabilitata, preparatevi a fare appello al vostro sangue freddo, in quanto il tutto può diventare molto frustrante. Non per il livello di sfida troppo elevato ma perché, grazie alle hitbox imprecise citate prima, mirando con precisione alla testa dei nemici sicuri di un headshot (colpo alla testa), il colpo sarà calcolato come al torace e di conseguenza ne saranno necessari altri.
Tutto questo spinge il giocatore a tentare un approccio più stealth che ci darà la possibilità di utilizzare il nostro fidato coltello e, così facendo, si scoprirà quanto l’intelligenza artificiale sarà tutto forche intelligente. Se infatti Lincoln sarà in una situazione di copertura dietro un muretto o alle spalle di un bancone di un locale notturno, anche se vi saranno due o più nemici a distanza di pochi centimetri l’uno dall’altro, potranno essere tirati a noi ed essere uccisi senza che nessuno sene accorga. Il discorso non cambia se i nemici saranno in gruppo ma distanti da noi, infatti basterà far fischiare il nostro personaggio e i nemici si avvicineranno sempre uno alla volta, senza mai domandarsi che fine abbiano fatto i loro compagni, il tutto porta ad un sistema di avanzamento noioso che non metterà in difficoltà il giocatore quasi in nessuna situazione.
L’altra parola d’ordine per questo titolo è dunque sicuramente Noia. Tolte le prime ore di gioco, dove i colpi di scena la fanno da padrone, il titolo avanza sempre in maniera lineare e i nostri compiti si limiteranno a fare da sicario per raggiungere la nostra vendetta. Tutto si ripete fino alla fine del titolo e prevalentemente i nostri obbiettivi saranno: vai al punto A e uccidi tutti i sicari, per arrivare al Boss mafioso di turno.
Un vero toccasana per un gameplay così scarno sono le meccaniche aggiuntive. Come la possibilità di intercettare le chiamate fatte dai nostri rivali, avere supporto degli alleati sia in forma di uomini al nostro soldo che di armi e munizioni. In base alle aree conquistate sulla mappa potremmo avere l’aiuto di questa o quella parte di “famiglia mafiosa” che ci forniranno, appunto, supporto durante le nostre scorribande. Una menzione va fatta anche ai collezionabili sparsi per la mappa sotto forma di riviste di Playboy o ancora di poster di Pin-Up.
Doveroso, per avere un quadro completo, menzionare la possibilità di guidare in maniera più simulativa,che in un gioco di questo stampo sarebbe potuta essere un’innovazione. Tuttavia, dopo aver provato i due diversi stili di guida (arcade e simulativo), non ho riscontrato nessun cambiamento se non nel menu delle impostazioni. Per non parlare delle auto che rimbalzano sulla nostra vettura come fossero palline da ping pong scagliate contro il muro.
Il comparto tecnico rispecchia a pieno il mediocre lavoro fatto su questo ultimo capitolo della trilogia di Mafia, fatta eccezione per il comparto audio che è in grado di stupire!
Il comparto tecnico di questo titolo non è un’opera d’arte ma si attesta su uno standard accettabile, non ci troviamo certamente davanti ad un nuovo Fallout 4 ma neanche davanti ad un The Witcher 3. Le texture dei personaggi principali sono curate e anche le animazioni facciali ed espressive non sono male, buone anche le modellazioni delle auto che, anche se non ricchissime di dettagli e di modelli poligonali, rispecchiano il fascino dei classici di quegli anni.
Meno bene per quanto riguarda i paesaggi e l’illuminazione che sfoggiano rispettivamente texture meno curate e dei brutti effetti di luce, sopratutto quando si passa da un’ambiente chiuso ad uno più ampio. Le note dolenti continuano anche sugli effetti delle esplosioni e dei riflessi dell’acqua, buono invece il sistema di ombreggiatura quando si parla di Lincoln.
Anche la scelta prontamente rettificata (grazie ad una patch) di bloccare a 30 FPS il motore grafico del gioco, ha instillato qualche perplessità. Inoltre anche dopo aver applicato la patch (nonostante una GeForce GTX 970 e un Intel i7 3770k) i frame non si schiodano dai 60 fissi, cosa che rende il titolo non godibile al massimo delle sue possibilità per chi possiede un pannello con frequenza superiore ai 60hz.
Fa eccezione il comparto audio, dove le colonne sonore che ci accompagnano nelle nostre scorribande, sono a dir poco strepitose e, più di una volta, mi è capitato di avere la sindrome di GTA Vice City ossia quella sincope che ti impedisce di cambiare auto per una una più performante perché il brano che stava passando in radio impediva di slegare il connubio autista musica. Brani come quelli dei Creedence o di Rojer Miller sono in grado di far rivalutare il titolo e di farci passare del tempo a girare per i canali a bordo di un motoscafo, solo per godersi stralci di pace mentre la guerra fra bande rivali inghiotte la città.
Mafia 3 è un gioco leggero che si lascia giocare ma che andrà dimenticato presto e non lascerà nulla o quasi. Un passatempo mediocre e leggero da non annoverare negli annali
In conclusione Mafia 3 è uno di quei titoli che possono riuscire a fare compagnia per una quindicina di ore ma che si proseguono, non tanto per voglia di affrontare qualche missione secondaria di rilievo come titoli più curati, ma quasi per un senso di completezza o tutt’al più per dare un senso all’esborso economico. Il titolo non è in grado di lasciare il segno ma consiglio di recuperarlo in futuro (magari ad un prezzo consono) e giocarlo come titolo secondario, come passatempo leggero fra una sessione e l’altra di un titolo più impegnativo.
A mio avviso per godersi a pieno Mafia 3 bisognerebbe prenderlo in piccole dosi, in maniera da non provare quella continua sensazione di già visto e già fatto. Con un prezzo più adatto, con una colonna sonora (perla rara) che merita di essere ascoltata, Mafia III avrà la possibilità di ricambiare la vostra fiducia con qualche emozione.
Summary
A mio avviso per godersi a pieno Mafia 3 bisognerebbe prenderlo in piccole dosi, in maniera da non provare quella continua sensazione di già visto e già fatto. Con un prezzo più adatto, con una colonna sonora (perla rara) che merita di essere ascoltata, Mafia III avrà la possibilità di ricambiare la vostra fiducia con qualche emozione.







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