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Quello degli FPS Arena è un genere che ha cavalcato l’onda del successo negli anni ’90. Hard Reset può reggere il confronto con i suoi antenati? Scopriamolo in questa recensione
I ragazzi di Flying Wild Hog hanno deciso di scommettere tanto, puntando a quella nicchia di giocatori amanti del genere di titoli come Doom, Quake, Unreal Tournament, Painkiller e tanti altri, videogiochi che hanno segnato il XX secolo videoludico. Hard Reset difatti, per chi non lo sapesse, è un FPS Arena in stile Cyberpunk, con molte citazioni dal passato. Analizziamo nel dettaglio questo gioco, scoprendo se merita effettivamente l’acquisto (attualmente su Steam a 15€).
Storia
Hard Reset ci catapulta nel lontano 2436, in un futuro dove a governare sono delle macchine artificiali. Impersoniamo il maggiore Fletcher, un mercenario della Corporazione CLN e, come nel cult interpretato da Harrison Ford, ci troviamo inizialmente ad investigare su alcuni avvenimenti poco chiari. Tutto ha inizio nel Settore 6, un distretto di Bezoar City. Ovviamente non siamo lì proprio per caso, un evento passato incombe sul nostro personaggio, qualcosa accaduto nel Santuario tempo addietro… ma non vi svelo altro!
Gameplay
In Hard Reset ci sposteremo all’interno delle diverse sezioni di gioco, sbloccando varchi, tagliando energia a congegni o liberando l’area da cattivi nerboruti sintetici dalle dimensioni varie. Le taglie piccole sono fastidiose, un po’ come i cani che abbaiano ma non mordono; ma attenti alle ondate numerose, nascondono delle odiose palle robotiche kamikaze.
Le taglie forti sono molto resistenti e dovrete evitare assolutamente il contatto diretto, quindi sfruttate ostacoli non friabili al loro passaggio e soprattutto gli oggetti incendiari (bombole a gas, auto, cabine elettriche, condizionatori), meglio se esplosivi su larga scala. Inutile dire che i Boss sono giganteschi come quelli visti in Binary Domain, oltre che armati fino all’ultimo chip.
Non sono presenti collezionabili nel senso moderno (file, audio-video o testi per approfondire la situazione), però sono presenti accessi segreti dove recuperare kit medici, upgrade e munizioni.
Il gunplay è pulito ed intelligente, ma vi scombussolerà non poco all’inizio; con la pratica però vi ricederete, apprezzando anche l’uso congiunto delle munizioni. Le armi base apparentemente sono 2: un fucile con cartucce in piombo e uno carico di plasma. Ma non finisce qui, nelle cabine per gli upgrade, saranno presenti moduli ed innesti umani da installare sui nostri attrezzi, previo recupero delle celle arancioni. Ecco dunque elevato il numero degli attacchi, selezionabili tramite rotellina del mouse in base ai vari moduli istallati (per ognuna delle due bocche da fuoco): lanciagranate, mine, lanciarazzi, emp, etc. Inoltre per ogni modulo aggiuntivo selezionato, alla pressione secondo tasto del mouse, sarà presente una seconda modalità di fuoco. Sembra complicato all’inizio ma se mappate bene i tasti, magari muniti di un mouse con tasti laterali, ne trarrete un grande vantaggio.
Grafica
L’ambiente di gioco è molto evocativo; la paletta cromatica vive di contrasti tra il dark delle architetture fatiscenti e il neon luminoso di insegne e loghi virtuali, tipico dello stile cyberpunk anni ’80.
Tocco finale, sempre riguardo al comparto grafico, le cutscene tra un capitolo e l’altro. Ci ritroveremo ammaliati da un “fumetto”; intermezzi direttamente riconoscibili dagli omonimi tratti fumettistici come “acquerellate”, vignette e movimenti di telecamera che potrebbero ricordarci quelli di Ultimate Spiderman, per PS2.
Comparto tecnico
Il motore proprietario del team polacco è molto leggero e scalabile, con frame granitici e filtri ben implementati da far invidia a produzioni di grosso calibro. Buono il numero di elementi distruttibili, aumentano l’immedesimazione resa già molto bene dagli effetti di luce e particellari. Analizzando il comparto tecnico riferito all’audio, gli effetti vari come ricariche, esplosioni ed altro, sono abbastanza riusciti. Diversa il discorso delle musiche, un po’ troppo sottotono.
Lati negativi
Il punto debole del gioco è l’incedere dei fatti, non riesce mai a catturare, non è curato come gli altri aspetti e stona con l’ottima tecnica grafico-narrativa usata. Peccato perché Hard Reset è una manifestazione d’affetto verso il gameplay abile e tattico. Ci ricorda che riempire di piombo le moderne I.A. non impeccabili, è un’agevolazione dei nostri tempi; che nei momenti soft di una dura giornata di studio o lavorativa può anche bastare ma, se si sente il bisogno di una vera sfida, i classici hanno sempre il grande fascino della vera competizione. Per i giovani che vogliono imparare da un vero FPS, o per chi ha nostalgia dei tempi gloriosi, Bezoar City offre una rivisitazione moderna del passato del genere.
Summary
Da comprare? Si, ma SOLO se siete degli amanti degli FPS Arena. Un giocatore casual difficilmente potrà capire ed apprezzare a pieno queste meccaniche, plasmate da quelle colonne portanti che furono Quake, Doom e compagnia.








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