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Strive, ultimo titolo picchiaduro sviluppato da Arc System Works, è a suo modo rivoluzionario. Vediamo insieme perché in questa recensione di Guilty Gear Strive
Guilty Gear Strive è il nuovo capitolo della storica serie picchiaduro 2D ideata e sviluppata da Arc System Works. Disponibile su PS4, PS5 e PC, Strive è il seguito di Guilty Gear Xrd uscito diversi anni fa su PS3 e successivamente su PS4. Il problema che pervade il genere dei picchiaduro è sempre stata la loro difficoltà nell’essere fruibile e comprensibile ad un pubblico esterno. Vediamo insieme in questa recensione di Guilty Gear Strive, come gli sviluppatori sono riusciti a realizzare un titolo complesso e stratificato adatto a tutti.
Partiamo dalle basi
Come già anticipato, Guilty Gear Strive (dove il numero 4 sta per quarto titolo della serie) è probabilmente il miglior picchiaduro al momento. Il problema con questo genere è sempre derivata dalla loro natura, ovvero l’alto livello di apprendimento delle meccaniche unito ad una elevata difficoltà generale, ha sempre portato i picchiaduro ad essere giocati da giocatori esperti. Questo si può notare anche, per chi scrive, dal grande numero di tornei ufficiali ed eventi dedicati che testimoniano l’apparente “elitarietà” del genere. Cosa dire dunque di questo nuovo capitolo di Guilty Gear? Partiamo dicendo che la complessità e la stratificazione significano che il titolo può essere approcciato da chiunque. Infatti, tanto i neofiti quanto i giocatori già esperti, potranno godere di questo nuovo capitolo. Ma andiamo con ordine e andiamo ad analizzare tutti gli aspetti del gioco in questa recensione di Guilty Gear Strive.
Menu e struttura di gioco – Recensione Guilty Gear Strive
Il gioco si presenta con diverse modalità, tutte (o quasi) molto interessanti. Il menu del gioco di divide in tre rami principali: Offline, Rete e Storia. All’interno del ramo Offline possiamo trovare tutte le modalità in singolo. Ovvero 1 giocatore, 2 giocatori in locale e la nuova introduzione del dojo. Se scegliamo la modalità 1 giocatore, possiamo combattere in Arcade, scontri con la CPU o in sopravvivenza, in cui dovremo affrontare scontri in sequenza di difficoltà via via crescente. Il dojo invece è una delle parti più interessanti.
Dal classico allenamento, ovvero una sessione di combattimento in cui possiamo esercitarci liberamente, senza vincoli temporali, nell’utilizzare mosse e combo con la possibilità di vedere gli input a schermo, si passa successivamente al tutorial. Nel tutorial, pensato anche per chi si approccia a questo genere per la prima volta, vengono aiutati i giocatori a conoscere i comandi e le combo di base, come muoversi, attaccare, saltare e effettuare il dash.
Missioni da rivedere – Recensione Guilty Gear Strive
Più complessa e avanzata è invece la modalità missioni. Questa è formata da cinque classi di missioni, ognuna di difficoltà crescente. In ognuna di esse, viene offerta una lista di una decina o ventina di obiettivi da raggiungere per proseguire. Le missioni vanno dall’impratichirsi con le varie meccaniche o combo base, come ad esempio meccaniche quali il wall break (una delle tante novità di questo capitolo) o il doppio salto, fino a vere e proprie strategie avanzate da usare in contesti più competivi, come il capire i timing delle combo nemiche, effettuare dash e rapidamente contrattaccare.
La nota stonata di tutta questa modalità è che, seppur ben strutturata e seppur riferendosi principalmente a giocatori di basso e medio livello, fallisce nel tentativo di comunicare in modo efficace le combo più complesse, in quanto il tempo per poterle apprendere è veramente troppo basso e la soglia di tolleranza dell’errore è inesistente. Questo risulta spesso frustrante.
Ritorno alle origini – Recensione Guilty Gear Strive
Ma passiamo al piatto forte, i combattimenti. Il sistema di combattimento di Strive è incredibile. L’avvicinamento a un diverso tipo di pubblico senza rinunciare a quella che è stata la storia ludica dei Guilty Gear è encomiabile. Le innovazioni in termini di gameplay che favoriscono i nuovi giocatori sono diverse. Innanzitutto è stato introdotto qui il Wall Break, una volta che il giocatore è arrivato con le “spalle al muro” al limite destro o sinistro dell’arena a seguito di una serie di attacchi dell’avversario, il gioco, con un animazione, catapulterà entrambi in una nuova arena.
Questa meccanica è volta a non rendere gli scontri troppo frustranti per il giocatore in svantaggio e permette, dopo un limite temporale, di ripristinare l’azione. In Strive sono state anche semplificate le combo. Queste nei titoli precedenti, richiedevano grande studio e dedizione per essere apprese. Ora è sufficiente premere pochissimi tasti con il giusto tempismo per scatenare colpi devastanti.
L’ultimo aspetto che merita di essere analizzato nel combattimento di Strive, è il Roman Cancel. Questa meccanica consente, di base, di interrompere una serie di attacchi nemici. Questa tecnica, se utilizzata, fa comparire una onda colorata intorno al proprio personaggio e rallenta l’azione del nemico al costo di una parte della barra di tensione, consentendo al giocatore di formulare una nuova strategia da zero. Riassumendo, sono state ridotte tutte le tempistiche di attivazione delle combo. In generale il sistema di combattimento è ora molto più permissivo e scorrevole senza però porre un limite alla bravura dei più esperti. I combattimenti rimangono infine, al di là degli aspetti tecnici, un vero spettacolo per gli occhi. Le combo, così come gli attacchi speciali, sono diverse e uniche per ogni personaggio.
Un intero universo narrativo – Recensione Guilty Gear Strive
Strive possiede due anime. Se da un lato il gioco rientra perfettamente in un classico picchiaduro con le sue modalità, dall’allenamento agli scontri online, dall’altra offre uno dei migliori comparti narrativi per un titolo del suo genere. Insieme alla serie Naruto, Tekken e pochi altri, Guilty Gear Strive offre un intero universo narrativo fatto di personaggi e trame che si incrociano. Questo lo si può notare anche nel menu chiamato apposta Mondo di GG, dove viene mostrata la cronologia degli eventi, i rapporti tra i personaggi e il glossario con oggetti e termini utilizzati nell’anime. Doveroso per questo parlare della modalità Storia. Questa modalità non è altro che una lunga serie anime composta da più episodi. Se siete stanchi e volete staccare la visione dell’anime, il gioco vi permette di salvare i progressi e di riprendere l’ultimo capitolo visto.
La modalità storia è dunque il secondo punto di forza del titolo. I vari episodi godono sono realizzati in un cell shading e con delle animazioni che non hanno nulla da invidiare alle serie più famose nel contesto generale degli anime. L’unica pecca, se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo, sta forse in dei fondali non proprio curatissimi.
Per il resto, la storia segue gli eventi dai vari punti di vista dei personaggi e vede i protagonisti, mai veramente buoni, combattere per evitare una catastrofe mondiale data dal risveglio di vari personaggi pericolosi, dal peggior criminale della storia conosciuto come “Quell’uomo”, ovvero Asuka R. Kreutz, ai suoi sgherri I-No, Raven e la bellissima Jack-O’ Valentine. In generale la storia si lascia guardare, la struttura è simile a quella di un classico battle shonen con scontri, momenti rivelatori e power up.
Cazzotti in stile anime
Per concludere questa recensione di Guilty Gear Strive, questo nuovo capitolo della serie è la conferma di quanto si possa rendere un genere videoludico approcciabile da un vasto tipo di pubblico. Dai combattimenti rapidi che rendono le partite ben ritmate e veloci, all’impeccabile estetica anime sia nelle animazioni dei combattimenti che nella modalità storia, il titolo offre numerosi motivi per essere quanto meno provato da tutti i giocatori. Ciò che lo studio Arc System Works ha fatto non è che rifinire ancora il gameplay e migliorare l’esperienza di gioco già migliorata con Dragon Ball FighterZ. Ricordiamo che il titolo è disponibile per console PS4, PS5 e PC Windows.
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