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Il nuovo videogioco di Ninja Theory è finalmente uscito, vediamo in questa recensione se Bleeding Edge è in grado di sbaragliare la concorrenza
Quando Bleeding Edge fu annunciato durante l’E3 2019, venne accolto con una punta di scetticismo. L’estetica sembrava superba e i combattimenti dinamici ma un dubbio è cresciuto nelle nostre menti, ci sarà posto per un gioco di questo tipo? Con Team Fortress 2, Paladins e Overwatch incontrastati sul podio degli hero shooter, Bleeding Edge avrebbe sicuramente avuto vita difficile senza un gameplay solido ed innovativo.
Ora che è uscito abbiamo un’idea più chiara di quello che potrebbe essere il suo destino. Con l’esperienza di un team come Ninja Theory, la qualità è assicurata, ma noi vi diremo se vale la pena acquistarlo. Immergiamoci quindi nella recensione di Bleeding Edge.
Tanto stile da vendere
Prima di partire con la vera e propria recensione di Bleeding Edge è giusto raccontarvi qualcosa sullo sviluppo del gioco. L’inizio dello sviluppo di questo titolo risale a circa due anni fa con un team composto sole da sette persone. La direzione doveva essere verso il genere moba, con un’estetica molto realistica per sfruttare la loro nuova strumentazione per il motion capture e 3D scan. Come possiamo facilmente vedere oggi le cose sono cambiate e non poco. Adesso ci troviamo di fronte ad un hero brawler con rimandi estetici alla cultura anime incrociata a quella underground americana. Scopriamo ora che ha da offrire il nuovo gioco pubblicato da Xbox Game Studios.
Adorabili personaggi – Recensione Bleeding Edge
Il Bleeding Edge è un gioco in cui gruppi di combattenti si incontrano per generare caos e vincere battaglie. Lo fanno sia per mettersi alla prova che per divertimento e fare spettacolo, ma nonostante le mazzate si vogliono tutti bene come grandi amiconi. Il background dei personaggi è ciò che dà profondità alla narrativa, alcuni di questi hanno storie estremamente fuori dal comune che toccano argomenti dall’occulto al cyberpunk.
Kulev ad esempio era un eccentrico professore all’università di Cambridge con interessi nella cultura vudù. Grazie alle sue conoscenze, quando morì divenne possibile digitalizzarne il subconscio per impiantarlo in un serpente robot. Da allora il professore vive in simbiosi con il suo vecchio cadavere mummificato che controlla come una marionetta. Ovviamente per questo ha perso il lavoro e ora combatte nella Bleeding Edge.
Tutte insieme le storie dei personaggi vanno a creare il mondo di gioco, fatto di combattimenti e sfide. Tuttavia la narrativa esiste più che altro come ornamento alla vera esperienza di gioco. È nel gameplay che risiede l’anima.
Solide fondamenta – Recensione Bleeding Edge
Iniziando una partita senza la minima conoscenza del gioco rischiamo di ricevere un forte senso di déjà vu. Le meccaniche alla base sono simili a quelle di altri giochi: ci sono i personaggi con delle abilità, la modalità conquista e il tipico lavoro di squadra. Un elenco che descrive da vicino Bleeding Edge, ma mancano alcune caratteristiche che rendono il gioco estremamente solido senza stravolgere le formule già esistenti.
Qui il gioco di squadra è ancora più fondamentale che in altri giochi dello stesso genere. Conoscere le sinergie e usarle in team, è ciò che fa la differenza. Approcciarsi al nemico in solitaria può spesso portare alla morte e una lenta ma inevitabile perdita del match. Inoltre non esistono abilità dalle incredibili capacità distruttive (come l’autodistruzione di Dva in Overwatch), ma solo efficaci strategie di squadra.
Le modalità di gioco sono due, da una parte c’è la classica modalità conquista in cui il team deve mantenere il possesso di alcune piattaforme che vengono spesso attivate e disattivate per dare maggiore dinamicità alla partita. La seconda è invece un’evoluzione del “cattura la bandiera”. Si divide in una prima fase di raccolta risorse e una seconda dove va tutto consegnato in luoghi sempre diversi.
C’è bisogno di più contenuti – Recensione Bleeding Edge
Quasi tutti i combattimenti si svolgono in modo molto ravvicinato, generando un divertente caos che difficilmente rende incomprensibile gli scontri. Molto di questo avviene grazie ai particolari modelli dei personaggi e le animazioni facili da leggere, elementi che gli sviluppatori hanno realizzato grazie al design caratteristico dei personaggi stessi. Inoltre ogni combattente ha a disposizione svariati sistemi di fuga e risposta come la schivata e l’interessante contrattacco.
Un nota dolente è dovuta al fatto che sono presenti solo undici eroi (il dodicesimo è in arrivo), poche mappe (tra l’altro poco originali) ed un sistema di progressione poco soddisfacente. Anche se il supporto post lancio dovesse arrivare, e ci sono pochi dubbi a riguardo, il primo impatto è quello di un gioco che soffrirà molto la concorrenza. Le similitudini con giochi già pienamente avviati sia shooter che moba sono comprensibili ed inevitabili.
Le meccaniche sono molto solide e le partite sanno regalare dei momenti di grande divertimento, soprattutto per chi cerca un titolo in cui la coordinazione è legge. Tuttavia è un dispiacere pensare che questo lancio sia stato suggellato da un marketing poco presente o convincente. Visti i titoli usciti in questo periodo c’era da aspettarsi una sfida mediatica all’ultimo sangue.
Originalità e stile – Recensione Bleeding Edge
È nell’estetica che Bleeding Edge si esprime al massimo. Gli sviluppatori hanno già espresso in svariate occasioni le loro ispirazioni a specifiche produzioni anime. Una di queste è Tekkonkinkreet dal quale prendono a piene mani la combinazione di colori azzardata per dare vita alle mappe di Bleeding Edge, altrimenti dalla vista ordinaria. Troviamo poi rimandi a diverse culture del mondo, rielaborate con stile dal team di Ninja Theory in un bizzarro incontro tra anni 90′ e cyberpunk.
Parlando invece delle performance, non abbiamo riscontrato problemi. Il titolo è stato testato nella sua versione PC, con una macchina di fascia media. Nel gioco inoltre sono presenti molte opzioni per modulare al meglio le prestazioni ed altre per migliorare l’accessibilità.
Tiriamo le somme
Dovendo tirare le somme e ripensando all’esperienza che abbiamo avuto, Bleeding Edge è un gioco che sa come divertire e intrattenere grazie al suo solido Gameplay. Rimane però un deciso amaro in bocca per la mancanza di contenuti, che pesa notevolmente se consideriamo che la competizione è molto agguerrita. Prendetelo se avete un gruppo di amici con cui giocare, altrimenti è consigliabile attendere un calo di prezzo dagli attuali 29.99€. Non dimentichiamoci inoltre che è il titolo è incluso nel catalogo di Xbox Game Pass, in questo caso potrebbe sorprendervi con i suoi pochi contenuti ma buoni. Il Bleeding Edge di Ninja Theory è disponibile dal 24 Marzo per PC e Xbox One.
Voi lo avete già provato e cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti. Se Bleeding Edge vi sta piacendo abbiamo a disposizione una guida con alcuni trucchi e consigli e un’altra con i migliori personaggi e strategie. Vi invito anche di continuare a seguirci per rimanere aggiornati su videogiochi e tecnologia.
Punti a favore
- Combattimenti dinamici
- Personaggi carismatici
- Esteticamente ispirato
Punti a sfavore
- Poche mappe, a loro volta poco originali
- Sistema di progressione poco soddisfacente
- Pochi eroi









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