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In questa recensione abbiamo potuto analizzare Amnesia: Rebirth, terzo capitolo della famosa serie sviluppata da Frictional Games
Frictional Games ĆØ una casa di sviluppo dal talento incredibile, capace di raccontare storie profonde e interessanti grazie alle azioni intraprese del giocatore. Gli ambienti sono sempre stati ricchi di oggetti da analizzare, manipolare e lanciare. Caratteristica che vide la sua nascita con i Penumbra: videogiochi sperimentali che ancora oggi hanno molto da insegnare al genere survival horror e walking simulator.
Tuttavia ĆØ con Amnesia: The Dark Descent, che Frictional Games si ĆØ assicurata un posto nell’olimpo degli sviluppatori. Un titolo che non solo ha dato vita a un travolgente trend su YouTube (PewdiePie forse non esisterebbe senza Amnesia), ma ha anche fatto rinascere l’intero genere horror. Sarebbe infatti difficile immaginarsi l’esistenza di Layers of Fears, Gone Home o addirittura Resident Evil 7 senza il lavoro di FG. Oggi e in questa recensione, siamo di fronte a un altro passo in avanti grazie all’uscita del nuovo Amnesia: Rebirth, terzo titolo nella serie ma solo il secondo veramente sviluppato internamente.
Una luce in fondo al tunnel
L’interazione non ĆØ l’unica cosa che ha sempre caratterizzato i videogiochi di questa casa di sviluppo, un tema importante ĆØ infatti la sanitĆ mentale e di come per noi sia difficile da mantenere sotto controllo. The Dark Descent ha esplorato gli angoli oscuri della mente e gli effetti che la paura può avere sulla psiche. In A Machine For Pigs assistiamo alla caduta verso l’oblio, con il graduale risveglio della memoria di Mundus. Rebirth cerca invece di dare un messaggio di speranza, oscurata però da una moltitudine di orrori che la rendono solamente un flebile raggio di luce. Se comprendiamo anche SOMA ci troviamo di fronte a un videogioco che vuole essere la summa di tutte le loro conoscenze, per realizzare l’esperienza horror più immersiva. Procediamo quindi con la nostra recensione della versione PC di Amnesia: Rebirth.
L’orrore in pieno sole
Noi siamo Anastasie “Tasi” Triannon, una disegnatrice ingaggiata per documentare una spedizione. Al suo fianco c’ĆØ il marito Salim e insieme al resto del team si stanno dirigendo in aereo verso una cava d’oro. Tuttavia, proprio quando il viaggio sembra proseguire per il meglio, vengono investiti da una strana tempesta e dopo alcune inquietanti visioni, la protagonista si risveglia completamente sola nella carcassa del velivolo.
Dispersi in mezzo al deserto, ben presto scopriamo di aver perso la memoria e intuiamo che l’incidente non ĆØ avvenuto da poco. Seguendo i resti di quello che sembrava un accampamento, affronteremo il sole cocente fino a immergerci all’interno di alcuni tunnel scavati nella roccia. Continuando a esplorare e toccando gli oggetti abbandonati, siamo in grado di ricevere, talvolta, delle visioni riguardanti i nostri compagni perduti: immagini statiche, ma raccontate attraverso ottimi dialoghi doppiati che infittiscono un mistero inizialmente poco sovrannaturale.
Oggetti che parlano
Come di consueto per Frictional Games, gli ambienti hanno numerosi oggetti con cui interagire, potendoli ruotare, spingere e lanciare. Un modo per fondere gameplay e narrazione, con un’immersione che accresce ad ogni ritrovamento di nuovi oggetti e appunti per assemblare il puzzle narrativo. Talvolta quando Rebirth interrompe la sua linearitĆ , vi troverete anche a esplorare liberamente piccoli ambienti aperti in cui dovrete risolvere degli enigmi (spesso di facile risoluzione e che necessitano solo una minima ricerca degli oggetti da assemblare sfruttando gli strumenti interattivi del gioco).
Più proseguiamo e maggiore ĆØ l’oscuritĆ che invade il gameplay, dandoci la necessitĆ di trovare strumenti d’illuminazione. In piena vista o dentro oggetti frantumabili troveremo infatti molto spesso dei fiammiferi, per garantirci un breve spiraglio di luce, in alternativa potremo utilizzarli per accendere più oggetti alla volta come torce, candele o lanterne, posizionate in abbondanza negli ambienti. Come suggerisce il gioco, bisogna fare però attenzione a muoversi, perchĆØ in questo modo i fiammiferi si spegneranno più rapidamente. Un sistema efficace per mantenere alta la tensione e un modo per incoraggiare la gestione delle risorse.
Tuttavia Amnesia si affida anche alla sospensione dell’incredulitĆ , in quanto ĆØ poco logico il poter accendere torce e lanterne senza poterle trasportare in giro. Inoltre proseguendo, non ci vorrĆ molto prima di trovare una luce più affidabile: potremo infatti raccogliere una lanterna ad olio per illuminare gli angoli più oscuri. A livello di gameplay non si differenzia troppo dalla stessa usata in The Dark Descent, in quanto poco a poco il combustibile si esaurirĆ e andrĆ ricaricato.
Paura del buio
Con migliori mezzi d’illuminazione Tasi avrĆ meno paura del buio, che altrimenti la farĆ rapidamente cadere in uno status d’irrazionalitĆ preceduto da strane e improvvise visioni spaventose. Però ĆØ nella paura che la protagonista riesce lievemente ad adattarsi all’oscuritĆ , meccanica di gameplay che simula l’adattamento della retina e che permette di proseguire fino alla successiva fonte di luce.
Semplici i classici jump scare, ai quali gradualmente ci farete l’abitudine. Tuttavia Amnesia: Rebirth non punta semplicemente a spaventarvi, ciò che ĆØ ottimo a fare, ĆØ costruire un senso di costante ansia e apprensione per gli ignoti orrori che potrebbero nascondersi nell’ombra. Un concetto rafforzato da una grandissima varietĆ di ambienti, che costringono il giocatore a doversi riadattare, le cui fatiche però verranno spesso premiate con ambienti illuminati all’aperto, oltre che a spezzare la monotonia ambientale caratteristica di The Dark Descent.
Le creature in attesa
Appena vi sarete abituati alla luce, verrete nuovamente fiondati nell’horror in cui strane creature vi attendono. Questi esseri sono molto più agili dei Grunt, fanno meno rumore e spesso appariranno in luoghi inaspettati. Il gioco ĆØ particolarmente bravo nel farvi credere di essere sempre osservati anche nei momenti più tranquilli. Come giĆ detto in precedenza, Rebirth fa uso dei sui stratagemmi di paura con maggiore cautela, non aspettatevi quindi un horror dove le creature sono onnipresenti.
In questo assomiglia molto più ad A Machine for Pigs. Per evitarle potrete camminare lentamente e chinati, ma nel caso si accorgano di voi dovrete fuggire al sicuro o dimenarvi per avere una piccola speranza di salvezza. Nella disperazione potrete anche trovare stanze dove ĆØ possibile manualmente chiudere a chiave, o bloccare l’entrata con oggetti pesanti.
Paesaggi mortalmente mozzafiato
Un lavoro eccellente, Rebirth, riesce a farlo anche con il design degli ambienti. Nessuno assomiglia a quello precedente, continuando a rendere piacevole l’avanzamento nel gioco anche nei luoghi più disgustosi. Una qualitĆ che non cala, ma quasi si innalza verso il finale con una maggiore cura nei dettagli, non solo per struttura, ma anche per i diversi modelli poligonali delle decorazioni architettoniche. Decisamente non al passo con i tempi ĆØ invece la grafica nel modo più tecnico possibile, i modelli sono piuttosto squadrati, texture di bassa qualitĆ e il gioco manca di certi effetti di riflessione e illuminazione che avrebbero potuto dare maggiore profonditĆ ai luoghi. Nonostante tutto siamo rimasti comunque molto soddisfatti della resa generale.
Anche il sonoro gioca un importante ruolo in Amnesia Rebirth. Il doppiaggio ĆØ infatti spesso presente come accompagnamento audio ai molti appunti e fogli scritti e, ovviamente, anche ai dialoghi dei personaggi. Inoltre i suoni ambientali riescono a creare sempre un’ottima atmosfera di tensione, facendo spesso credere di non esser da soli.
Una vera rinascita
Amnesia è un videogioco che racconta molte storie, ognuna di esse con ripercussioni nel gameplay. Niente sembra lasciato al caso e in questo modo Rebirth riesce magistralmente a incastrarsi sia come prequel, che sequel, ad Amnesia: The Dark Descent. I temi sono molteplici e ben amalgamati insieme, pur lasciando aperti alcuni elementi di storia a vaghe ipotesi. Tasi è una protagonista che non per forza piace, è una grande chiacchierona e per questo spezzerà importanti momenti di tensione, ma porta con se una tale peso emotivo ed esperienze di vita, che con un minimo di empatia non possono non catturare. La trama principale si aggira molto attorno alla figura femminile e i suoi simbolismi, i temi trattati sono maturi e ben esplorati. Si parla di corpo, malattia, amore, famiglia e di una disperata ricerca di speranza anche nelle situazioni più terribili.
Un videogioco che consigliamo vivamente, ma non aspettatevi un’avventura unicamente all’insegna dello spavento. Rispetto a The Dark Descent, o addirittura A Machine for Pigs, qui l’horror da jump scare ĆØ stato ridotto per dare maggiore spazio a una narrazione più chiara, ed entro certi limiti Lovecraftiani, credibile.
Il gioco di questa recensione, Amnesia: Rebirth, ĆØ ora disponibile per PC, PlayStation 4 e successivamente anche per Xbox One. Se volete rimanere aggiornati su videogiochi e tecnologia, continuate a seguirci su tuttoteK.
Punti a favore
- Storia appassionante
- Fusione narrazione e gameplay eccellente
- Ambienti molto vari
- Pauroso il giusto
Punti a sfavore
- Grafica non al passo coi tempi










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