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Omega Force e Koei Tecmo non si arrendono: la serie di Dynasty Warriors prosegue. Arrivata alla nona interazione, Dynasty Warriors 9 si propone di svecchiare una formula consolidata senza perdere le meccaniche di base del genere, solide e funzionali. Com’è andata? Scopritelo nella nostra recensione
Dynasty Warriors 9 è già disponibile su PC, PlayStation 4 ed Xbox One. Manca solo una versione per Nintendo Switch, probabilmente perché il suo sviluppo è iniziato molto prima che venisse annunciata la nuova ibrida della Casa di Kyoto. Altrettanto probabilmente, non vedremo mai l’ultimo capitolo del franchise realizzato da Omega Force e Koei Tecmo. Perché non sta andando molto bene. La nostra recensione è stata quanto più onesta possibile: Dynasty Warriors 9 è un titolo molto ambizioso, forse troppo, ma che continua a proporre meccaniche solide, in grado di renderlo il miglior esponente del suo genere. Tuttavia non ha venduto quasi nulla, non solo in Europa, ma soprattutto in Oriente.
Sembrano semplici numeri, ma è un dato che fa riflettere. Come fa un titolo come Dynasty Warriors 9 a non vendere bene nell’unico paese al mondo che continua a comprare i mousou (e a chiederli) come se fossero un bene indispensabile per vivere? Gli sviluppatori hanno dato la colpa al periodo di pubblicazione, che coincide con Monster Hunter World. Come se la colpa fosse di un titolo dalle meccaniche completamente diverse. Molto più credibile invece il fatto che sia stato proprio Dynasty Warriors 9 a non convincere pubblico e critica, che sono rimasti sì su un sufficiente apprezzamento, ma senza spingersi oltre.
Per quale motivo? Stiamo per scoprirlo nella nostra recensione.
Paese che vai, mousou che trovi
Dynasty Warriors 9 è un mousou. Avete presente quei titoli in cui ci sono pochi dettagli nello scenario, un protagonista così potente da lanciare fendenti in grado di spazzare via dieci nemici in un colpo, montagne e interi scenari? Ecco, quello è un mousou. Titolo che sicuramente non viene acquistato per godere del panorama o di un comparto narrativo da premio oscar, ma piuttosto per padroneggiare al meglio meccaniche semplici e ripetitive, che in qualche modo riescano a diventare sempre più studiate con conseguente crescita nel senso di appagamento del giocatore. Omega Force e Koei Tecmo ne hanno realizzati vari negli anni, alcuni anche piuttosto recenti: One Piece Pirate Warriors, Hyrule Warriors, Fire Emblem Warriors, e via dicendo. Ma Dynasty Warriors 9 è il più famoso di tutti, perché il capostipite dell’intero genere.
Ci troviamo ancora una volta nella Cina feudale, che nel secondo secolo D.C. è sconquassata dalla guerra civile dei Signori della Guerra. L’obiettivo è l’intero paese, forse se avete letto il romanzo dei Tre Regni sapete già qualcosa sulle premesse narrative, che comunque non sono state in alcun modo alterate rispetto agli altri Dynasty Warriors (non stiamo parlando degli spin off ovviamente). La Modalità Storia di Dynasty Warriors 9 viene raccontata in modo diverso rispetto al passato: prima si sceglieva una fazione, e poi si seguivano le sue vicende all’interno dei vari conflitti tra signorie.
In Dynasty Warriors 9 le cose sono un po’ diverse. Si sceglie sempre una fazione, ma non si presta attenzione soltanto a quella. La narrazione è corale, come se si trattasse (appunto) di un unico grande romanzo con più personaggi. La storia ci imporrà di considerare di volta in volta tutti i clan, tutte le dinastie, tutte le famiglie, fino alla conclusione: con un finale diverso (questo sì) per ogni fazione con cui abbiamo affrontato l’avventura. Ciò aumenta considerevolmente il numero di filmati, i dialoghi e in generale la rigiocabilità del titolo. Senza fare miracoli, ma dando almeno un motivo per riprendere in mano un titolo dalle meccaniche giustamente ripetitive fino allo sfinimento. Rispetto al passato, sono anche molto più curati i numerosi filmati di intermezzo, che comunque non sempre riescono a convincere del tutto.
Un mousou open world?
Con un mousou open world credevamo di averle viste tutte, e all’inizio ci siamo avvicinati in modo un po’ scettico alla produzione. In realtà la formula proposta da Koei Tecmo, per la prima volta in assoluto in un titolo di questo tipo, funziona abbastanza bene. Un po’ è stata una decisione necessaria: ormai tutti i titoli degli ultimi anni tendono, come quasi fosse una legge fisica, verso l’open world. Così, Dynasty Warriors 9 abbandona la sua struttura a livelli classica della Modalità Storia, e ci getta in un mondo vasto, dettagliato, ispirato e soprattutto liberamente esplorabile. Proprio come se fosse un open world a tutti gli effetti: ma le limitazioni del caso sono evidenti, non solo in termini di estensione della mappa e dei luoghi, ma anche nella loro suddivisione. Nonché nell’impossibilità di entrare in troppi edifici e zone, che vengono semplicemente solo “ritratti” nel paesaggio.
Al suo interno ci ritroveremo a scegliere tra missioni principali (per proseguire nell’avventura) o secondarie, collocate un po’ ovunque. Non tutte sono studiate allo stesso modo, né hanno lo stesso livello di interesse: molte sono semplici variazioni di altre che abbiamo già visto, oppure ci chiedono di realizzare compiti molto semplici e ai confini con l’inutilità vera e propria. Durante un conflitto dinastico tutto ci aspetteremmo tranne che andare a caccia o a pesca, però molto spesso queste semplici missioni non sono soltanto un riempitivo, ma l’occasione per fare incetta di materiali particolari con cui potenziare i nostri eroi e le loro armi e armature.
Molto importante la rotazione climatica, perché non solo aggiunge un ulteriore elemento di varietà (che fa sempre bene in titoli come questo) ma apporta anche condizionamenti importanti nelle fasi di battaglia. Attaccare con un certo esercito invece di un altro può essere più o meno vantaggioso, e adesso bisogna prendere in considerazione anche il momento della giornata particolare e il clima: se si accumulano troppi malus, il nostro assalto può concretizzarsi in una sonora sconfitta.
Commento Finale
Dynasty Warriors 9 è un titolo molto interessante, che ambisce ad essere qualcosa di più. Forse a qualcosa di troppo. Le sue meccaniche sono solide, del resto si tratta del capostipite di una serie apparentemente invincibile. Ma la sua commistione con tratti di gioco più moderni spesso porta a scelte di dubbia efficacia: meccaniche open world non approfondite, gestione della narrazione completamente rivista, missioni secondarie spesso prive di uno scopo preciso. Aggiungiamoci pure che il comparto tecnico e grafico è fermo ad una generazione fa. Resta comunque un titolo godibile per gli estimatori del genere.
Punti a favore
- Adesso è anche un open world
- Una narrazione corale
- Tanta rigiocabilità
Punti a sfavore
- Tecnicamente imbarazzante
- Le missioni secondarie non sempre funzionano
- Molti contenuti, ma poco variati






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