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Parlando di tumore del fegato, si è visto che la somministrazione di aspirina a basse dosi riduce il rischio di svilupparlo
L’utilizzo di aspirina a basse dosi diminuisce il rischio di sviluppare il tumore al fegato e non solo. Riduce anche il rischio di morte nei pazienti con epatite virale cronica. Quanto vi stiamo dicendo è emerso da uno studio svedese pubblicato sul New England Journal of Medicine. Vediamo i dettagli.
Tumore del fegato: vediamo tutti i dettagli sullo studio |Medicina
Secondo quanto emerso i benefici sono maggiori quanto più è lungo il tempo di assunzione. La ricerca si attribuisce ad un team di ricercatori del Karolinska Institute, in Svezia, e del Massachusetts General Hospital (MGH). Nello studio, i ricercatori, hanno esaminato le informazioni dai registri svedesi su 50.275 adulti con epatite virale cronica, il fattore di rischio più comune per il cancro al fegato. In 8 anni di ricerca si è visto che i consumatori di aspirina avevano un rischio relativo inferiore del 31% di sviluppare il cancro al fegato. Carmine Pinto, direttore Oncologia Medica Clinical Cancer Centre IRCCS-AUSL di Reggio Emilia, dice:
Alcuni studi precedenti avevano mostrato un beneficio dipendente dalla durata dell’uso dell’aspirina nella prevenzione del carcinoma epatocellulare in popolazioni più piccole. Questo studio è il primo a confermare una relazione durata del trattamento-risposta con l’uso di aspirina a basse dosi in una popolazione europea non selezionata, con epatite virale confermata ed è molto interessante soprattutto perché fatto su grandi numeri.
Continua dicendo:
E’ forse il primo studio su larga scala che dimostra che l’uso dell’aspirina è associato a un rischio a lungo termine significativamente ridotto di cancro al fegato e mortalità correlata.
Riguardo i benefici in base al tempo di assunzione sempre il dottor. Pinto spiega:
L’aver dimostrato che più a lungo una persona ha assunto aspirina a basso dosaggio, maggiore è stato il beneficio. Inoltre si è visto che non c’è neppure il potenziale problema che può comportare l’assunzione di aspirina a lungo termine, cioè il rischio di sanguinamento interno. Lo studio, infatti, ha dimostrato che non era significativamente elevato tra i consumatori di aspirina.
Ma molti si chiedono in che modo l’acido acetilsalicilico ha questo effetto chemiopreventivo. Secondo Pinto bisognerebbe effettuare uno studio clinico infatti lui dice quanto segue:
C’è una forte evidenza che l’aspirina possa svolgere un effetto chemio-preventivo ma andrebbe valutato con uno studio clinico controllato di fase 3 e non siamo ancora arrivati a questo punto così come si è fatto nei polipi del colon con tanti studi che hanno valutato la riduzione di adenomi del colon retto. Pur essendo stato confermato l’effetto chemio-preventivo, la cardio-aspirina ancora non si utilizza neppure in questi casi perché non si è mai arrivati a studi conclusivi che portassero ad un allargamento delle indicazioni del farmaco.
E voi cosa ne pensate a riguardo? Fatecelo sapere. Ma per non perdervi nessuna novità sull’universo scientifico, continuate a seguire le pagine di tuttoteK.





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