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Il danno causato dall’inquinamento dell’uomo ormai può essere individuato ovunque. La presenza delle tristemente famose microplastiche, non ha risparmiato neanche i ghiacci dell’Antartide
Per la prima volta, nel ghiaccio marino dell’Antartide, sono state individuate le tanto odiate microplastiche. Anche se i loro livelli sono relativamente bassi, ciò suggerisce che pure il continente più remoto della Terra non è immune ai pericoli dell’inquinamento della plastica e degli altri rifiuti prodotti dall’uomo. Gli scienziati dell’Institute for Marine and Antarctic Studies, dell’Università della Tasmania, hanno riportato le loro scoperte sulla rivista Marine Pollution Bulletin. Hanno analizzato un carotaggio di ghiaccio eseguito in profondità, raccolto nell’Antartide orientale nel 2009. Grazie alla spettroscopia elettronica, eseguita sul ghiaccio disciolto, è stato possibile individuare 96 particelle di microplastica, circa 12 per litro, costituite da 14 diversi tipi di polimero. È la prima volta che le microplastiche fanno la loro comparsa nell’Antartide, anche se sono state individuate in precedenza nell’Artico. Nel 2018, i ricercatori norvegesi hanno scoperto che ovunque nell’Artico, non importava quale fosse la posizione, ce n’erano tracce.

Un foto del campione di ghiaccio, nel quale si possono chiaramente vedere le microplastiche. Anna Kelly / Institute for Marine and Antarctic Studies.
Antartide e microplastiche
Le concentrazioni di microplastiche recentemente trovate nell’Antartide sono leggermente più basse di quelle trovate in precedenza nell’Artico, ma questa non è comunque bella notizia. La dottoressa Anna Kelly, autrice principale dello studio e studentessa dell’IMAS, ha dichiarato:
La lontananza dell’Oceano Antartico non è stata sufficiente per proteggerlo dall’inquinamento da plastica, che è ormai pervasivo negli oceani del mondo.
Quindi, da dove viene questa roba? Fino al 75% delle materie plastiche identificate erano polimeri utilizzati nelle industrie marittime. Questo ha suggerito che probabilmente sono state rilasciate da reti in plastica e attrezzature da pesca, usate nell’Oceano Antartico. I ricercatori hanno osservato che le particelle di microplastica erano relativamente grandi, suggerendo che sono state immesse nell’ambiente localmente. La dottoressa Kelly ha aggiunto:
I polimeri microplastici nella nostra carota di ghiaccio, erano più grandi di quelli dell’Artico, il che potrebbe indicare fonti di inquinamento locali. Questo perché la plastica necessita di meno tempo per rompersi in fibre più piccole, rispetto a quelle trasportate su lunghe distanze dalle correnti oceaniche. Le fonti locali potrebbero includere abbigliamento e attrezzature utilizzate da turisti e ricercatori. Mentre il fatto che abbiamo identificato anche fibre di vernice e materie plastiche, comunemente utilizzate nel settore della pesca, suggerisce una fonte marittima.
Conclusioni incerte
Per quanto riguarda le conseguenze di questa scoperta, sono ancora difficili da definire con precisione. In linea di massima, gli scienziati sanno relativamente poco degli effetti biologici a lungo termine delle microplastiche sulla vita. Sappiamo tuttavia, che le microplastiche più grandi possono essere un pericolo se ingerite dagli animali. Sta diventando sempre più chiaro che le materie plastiche potrebbero presentare un rischio sia per gli animali che per l’uomo. Questo perché esse possono contenere sostanze chimiche tossiche come gli ftalati e il bisfenolo-A. Pertanto l’unica conclusione che i ricercatori possono fare è che le microplastiche nel ghiaccio marino, possono avere conseguenze per le catene alimentari e la biogeochimica dell’Oceano Antartico. Continuate a seguirci.





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