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It è sicuramente uno dei romanzi più riusciti di Stephen King, ma sia la miniserie, che il recente film, non sono riusciti a rendere giustizia al libro
Stephen King, con i suoi romanzi, è riuscito a terrorizzare e affascinare molte persone nel mondo, e It, per molti, è il suo romanzo migliore. Nonostante questo, sembra che l’opera si trascini dietro una sorta di maledizione, per la quale ad un certo punto della storia, il film o la serie di It crollano senza tenere testa al libro. Infatti, sia la miniserie televisiva con Tim Curry, che i recenti film di Muschietti, si sono scontrati con la difficoltà nel riportare alcuni elementi del libro su schermo.
Le cronache di It: dal libro, alla miniserie, e, infine, al film
L’idea di It prese corpo nel 1978, quando percorrendo un ponte in legno, King si ricordò di una fiaba norvegese con un troll che bloccava il passaggio a tre caproni burberi. L’idea, dopo alcuni sviluppi per adattarla ad un contesto diverso, venne accantonata per poi essere ripresa e adattata nel 1981 a Bangor, nel Maine. E saranno proprio le leggende legate al sistema fognario locale a dare a King ispirazione, col romanzo che l’autore completò nel 1985. Innegabili anche le influenze del Cthulhu di Lovecraft, al quale sono in parte ispirate le figure di It e della Tartaruga.
Quello che sicuramente ricopre un ruolo centrale nel romanzo, però, è l’amicizia che si sviluppa tra i ragazzi, e la malignità che attanaglia Derry, la cittadina dove hanno luogo gli eventi. Molto importante anche il passaggio dall’età dell’innocenza alla fase adulta, che nella trasposizione su schermo ha segnato l’inizio della fine della serie e in parte del secondo capitolo del film.
La miniserie con Tim Curry diretta da Tommy Lee Wallace, uscì nel 1990, in un momento nel quale le serie non avevano a disposizione i budget odierni. Proprio per questo venne divisa in due capitoli, con una durata complessiva di poco più di 3 ore, con la necessità di comprimere le 1200 pagine del libro. L’emittente televisiva ABC, che acquistò i diritti, inizialmente aveva previsto la partecipazione di George Romero, che però decise di rifiutare dopo che gli venne riferita l’impossibilità di realizzare il suo progetto che prevedeva almeno otto episodi. Fu così che entrò in scena Tommy Lee Wallace, che accettò, trovandosi però costretto a tagliare molti elementi del libro.
Recentemente, invece, è stato Andy Muschietti nel 2017 a tentare di portare il libro di It sul grande schermo. Due film che, rispetto alla serie potevano disporre di un budget diverso, che però non è sicuramente comparabile con i blockbuster più importanti. Questo, purtroppo, si vede soprattutto nella CGI di basso livello, che rovina in parte l’atmosfera. Questa volta It è interpretato da Bill Skarsgård, che come Tim Curry è sicuramente una delle note positive.
It, dal libro al film: una seconda parte maledetta
Il romanzo dedicato al malefico pagliaccio, dà il meglio di sé nella costruzione dell’atmosfera di Derry e dell’amicizia tra i ragazzi. Quando invece entra in gioco la fase adulta, si perde una certa magia che caratterizza la storia, con King che spesso utilizza flashback per legare passato e presente. Ma, se questo è già un ostacolo notevole per un adattamento sul grande schermo, lo scoglio più grosso è sicuramente il finale. La versione cartacea, infatti, seppur molto particolare e non perfetta, è scritta talmente bene da farti vivere quello che leggi, una sensazione che semplicemente è impossibile replicare con un film. Senza contare poi che un conto è leggere la descrizione di un essere malefico, un altro è vederlo rappresentato, con il rischio che a livello estetico, per la difficoltà di metterlo in scena, diventi un elemento negativo. Cosa che effettivamente accade.
Infatti, sia la miniserie che il film di It, vedono nella prima parte il loro punto forte. In particolare, la costruzione dell’amicizia tra i “perdenti”, funziona in entrambi gli adattamenti, risultando piacevole e ben fatta. Le prime crepe, soprattutto nel recente It di Muschietti, si vedono con la tremenda CGI dei mostri che i ragazzi vedono, che non riescono sicuramente a spaventare. Il problema più grosso, però, arriva con la fase adulta, con situazioni difficili da digerire che difficilmente si prestano ad essere rappresentate su schermo. In questo caso, a differenza della miniserie, Muschietti decide saggiamente di non mostrare alcune cose.
Nonostante questo, anche l’It di Muschietti soffre molto il confronto col libro (qui la nostra recensione di It Capitolo 2), perché, purtroppo, la fase adulta non si presta bene ad essere messa in scena. Questo finché non si presenterà un regista abbastanza coraggioso da tradire alcuni elementi del romanzo, per realizzare qualcosa di diverso.
It, le differenze tra il libro e il recente film
Prendendo in esame il film di Muschietti, tra le differenze principali col romanzo, possiamo notare il ruolo di Stan e Mike. Questi, infatti, nel libro sono figure che mettono in gioco riflessioni sia riguardo la religione che riguardo la xenofobia, temi che non hanno spazio nel film. Questo si riflette inevitabilmente sull’importanza degli stessi personaggi, che ne escono ridimensionati. Anche Patrick Hocksetter, che nella controparte cartacea rappresenta in parte il male crescente che alberga nella città di Derry, qui è soprattutto una comparsa.
Per quanto riguarda il secondo capitolo, sono sicuramente importanti alcuni cambiamenti introdotti sul finale. Beverly, che nel libro perde la verginità con gli altri ragazzi segnando il passaggio alla fase adulta, non viene riproposta così nel film, con una scena che avrebbe sicuramente creato tante polemiche e che sarebbe stata difficile da rappresentare. Anche il rito di Chüd, nel film mostra una semplificazione importante, con lo scontro con It che nel libro avviene su un piano metafisico (che sarebbe stato complesso da portare su schermo), mentre qui vediamo semplicemente i personaggi mostrarsi poco intimoriti per poi sminuirlo e ucciderlo. Un finale discutibile che anche sul piano visivo non funziona.
Esiste una strada alternativa?
Che il Re non ami vedere i propri libri stravolti non è una novità, ma è anche vero che quello del cinema è un mondo diverso rispetto all’opera cartacea, e in certi casi, è anche giusto che il regista si prenda la responsabilità di operare dei cambi. L’esempio più importante è sicuramente Shining, con la versione di Kubrick ripudiata da King, che ha lasciato un segno importante. Questo perché Kubrick decise di mettere in campo la sua visione, anche andando contro alcuni elementi dell’autore.
Ovviamente, non mi aspetto che tutti i registi agiscano come Kubrick, anche considerandone l’importanza, ma sarebbe interessante vedere mettere un po’ di coraggio in più nella realizzazione del film. Soprattutto con It, che ha passaggi del libro quasi improponibili in un media diverso.
Fatte queste considerazioni, vorrei precisare che secondo me il primo capitolo di Muschietti, esclusi alcuni problemi, è ben riuscito, a differenza del secondo. Il passaggio alla fase adulta, infatti, si conclude con un finale mal riuscito che non riesce a convincere.
Voi che ne pensate degli adattamenti di It?
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