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Joe Berlinger dà una sua versione cinematografica del serial killer più efferato nella storia degli Stati Uniti: il risultato è Ted Bundy – Fascino criminale, recensione del quale non può non passare dalla performance degli attori
TITOLO ORIGINALE: Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile. GENERE: Biografico, Thriller. NAZIONE: USA. REGIA: Joe Berlinger. CAST: Zac Efron, Lily Collins, Kaya Scodelario, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Haley Joel Osment, Angela Sarafyan, Jim Parsons. DURATA: 108 minuti. DISTRIBUTORE: Notorious Pictures. USCITA: 09/05/2019.
In un inizio in medias res vediamo per prima Elizabeth Kloepfer (Lily Collins), che si reca in carcere per un incontro chiaramente cruciale con Ted Bundy (Zac Efron). La persona con cui ha vissuto una storia d’amore, infatti, è ormai nel braccio della morte. Da qui parte un flashback: si torna quindi indietro negli anni 70, quando ha inizio la loro apparentemente normale relazione. Il fascino di Ted è evidente, ma sotto questa coltre si sviluppano i sospetti di Elizabeth. Sotto processo in vari Stati, Ted continua a dichiarare la propria innocenza, fino a difendersi in prima persona in uno dei primi processi spettacolo americani, ripreso dalle telecamere nello stato della Florida.
Tratto dal libro di memorie di Elizabeth Kloepfer, firmato sotto lo pseudonimo di Liz Kendall, Ted Bundy – Fascino criminale racconta le vicende dal punto di vista della donna. In realtà, tuttavia, questa intenzione rimane tale, e la pellicola finisce per essere una vetrina per Zac Efron, che ruba la scena con charme e orrore.
Una storia vera, romanzata | Recensione Ted Bundy – Fascino criminale
Al di fuori degli Stati Uniti Ted Bundy non è una figura popolare. I documentari che lo rappresentano, incluso l’ultimo su Netflix, diretto dallo stesso Joe Berlinger, non mancano, ma manca un vero coinvolgimento emotivo. Perché in America Ted Bundy non è “solo” un assassino: è il serial killer per antonomasia, il mostro che per primo e con maggiore risalto è stato processato sugli schermi nazionali.
C’è anche un secondo aspetto che va considerato: il legal drama in America funziona. Il pubblico, anche oltreoceano, si appassiona alle vicende processuali, tra gli imperturbabili giudici e le giurie popolari. E questo è un tratto endemico, che peraltro rende forse impossibile produrre un legal drama di successo da noi.
Per questi motivi Ted Bundy – Fascino Criminale parte avvantaggiato. Potrebbe addirittura sfruttare un colpo di scena finale ed essere credibile in ciò. La suspense potrebbe essere acuita dal fatto che Berlinger decide di girare tutta la storia dal punto di vista di una delle sue compagne. La realtà, però, è diversa e il film finisce con l’appiattirsi sugli schemi del classico film processuale, di buona qualità ma al quale manca (e si sente) un po’ di coraggio. Persino la scelta di rendere la pellicola più fruibile, mitigando l’aura più raccapricciante degli omicidi, finisce per portare lo spettatore poco informato a chiedersi perché Ted sia ritratto come il male assoluto.
La forza attrattiva di Zac Efron | Recensione Ted Bundy – Fascino criminale
La pavidità del film può essere rintracciata nello stesso titolo italiano, ben lungi dall’avere la carica espressiva dello stralcio della sentenza nei confronti dell’assassino, “estremamente malvagio, di cattiveria e viltà scioccanti“. Si finisce, infatti, per confondere la notorietà del caso Bundy con il fascino del suo protagonista.
Con queste premesse Zac Efron è l’attore perfetto per interpretare il ruolo. E, in effetti, mette sul tappeto tutto il suo fascino fisico, ma anche un solido talento che non rende la rappresentazione una mera parodia. Si dimostra così all’altezza e consolida il suo status di attore di rara professionalità. La somiglianza tra talune scene e battute realmente fatte da Ted Bundy è sorprendente.
Quella che avrebbe dovuto essere la protagonista, Liz, finisce inevitabilmente per sembrare una vittima per la quasi interezza del film. Non per colpa della ottima Lily Collins, che rappresenta efficacemente l’influenza che il serial killer ha avuto nella sua vita. Solo che viene relegato a un momento minore il suo ruolo cruciale nella cattura dell’assassino. Ted Bundy – Fascino criminale preferisce infatti nascondere le carte e tenere la rivelazione per un colpo a effetto, che però si esaurisce negli ultimi minuti del film e rende il suo personaggio piuttosto incoerente.
Una vena documentaristica | Recensione Ted Bundy – Fascino criminale
Oltre a Efron e Collins una menzione d’onore nel cast va all’immenso John Malkovich. Riproduce, anche se non fisicamente, i modi e la voce del giudice del processo di Bundy in Florida. Finisce con il sembrare un vero portatore di Giustizia. Giudizio invece sospeso per Jim Parsons, che sembra ancora vivere nella pesante ombra di The Big Bang Theory. Sembra, a dire il vero, quasi una parodia di un imperterrito pubblico ministero in un caso così delicato.
Impeccabile, comunque, è l’aura di eccentricità di tutto il processo, che ha visto persino un matrimonio in aula. I titoli di coda, con delle scene del vero processo, sono una prova schiacciante a riguardo. Una fedeltà che non dovrebbe stupire, visto che Joe Berlinger ha prodotto quasi esclusivamente documentari.
Purtroppo il film risente dei limiti produttivi che ne fanno una sorta di Tv Movie. È lussuoso nel cast ma povero negli ambienti, dove gli esterni solo limitati a una manciata di scene e gli interni ridotti a pochi e contenuti ambienti. Così sfuma l’occasione di vedere le sconfinate foreste americane e con loro la parte più autentica e spaventosa dell’azione dell’assassino.
Il verdetto finale sul film
In conclusione, il cast ci mette carisma, ma il film non sfugge a un’atmosfera televisiva. Non è un caso, dunque, che in America non sia mai uscito in sala, finendo invece con l’essere relegato allo streaming su Netflix. Resta però una pellicola godibile, che non annoia anche qualora si conoscesse il finale. Un lavoro, in definitiva, tutt’altro che vile.
Punti a favore
- Le interpretazioni eccellenti di tutto il cast
- La veridicità documentaristica di molte scene
- La resa del rapporto tra Ted e Liz
Punti a sfavore
- La vene poco coraggiosa
- La limitata ambientazione
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