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Torniamo indietro nel tempo con la retro-recensione de Il gladiatore: un giovane Joaquin Phoenix ad interpretare il cattivo nel film epico di Ridley Scott, premio Oscar nel 2001
TITOLO ORIGINALE: Gladiator. GENERE: Azione, Epico. NAZIONE: USA. REGIA: Ridley Scott. CAST: Russell Crowe, Joaquin Phoenix, Richard Harris, Connie Nielsen, David Hemmings, Oliver Reed, David Schofield, Tomas Arana, Spencer Treat Clark, Tommy Flanagan, John Quinn, Omid Djalili. DURATA: 155 minuti. DISTRIBUTORE IN ITALIANO: Universal Pictures. USCITA: 2000.
È il 180 dopo Cristo. L’imperatore romano Marco Aurelio è malato e prossimo alla morte. Al momento di nominare il proprio successore, però, non sceglie il figlio Commodo (Joaquin Phoenix), malvagio e inadatto, ma il valente generale Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe), fidato e condottiero coraggioso. Commodo, geloso, soffoca il padre e ordina l’uccisione di Massimo e della sua famiglia. Sfuggito per poco, il generale viene ridotto in schiavitù e venduto come un gladiatore per soddisfare il sadico piacere del popolo. Presto la sua fama cresce al punto da riportarlo a Roma, dov’è determinato a uccidere Commodo e vendicare la moglie e il figlio.
Sono stai assegnati da poco gli Oscar 2020, che hanno visto vincere, per molti a sorpresa, il film sudcoreano Parasite. Con non meninore sorpresa il primo miglior film del nuovo millennio secondo l’Academy Awards fu Il gladiatore, film di genere epico, un genere che sembrava ormai anacronistico e riscoperto da Ridley Scott in grande stile. Successo enorme di pubblico, buone valutazioni da parte della critica, Il gladiatore si è assicurato, al pari del suo protagonista, una immortalità nel panorama cinematografico. E, a distanza di anni, è ancora riguardabile con la stessa intensità.
La riscoperta del kolossal: Retro-recensione Il gladiatore
Il gladiatore ha spiazzato tutti per l’idea di base: riportare in auge un genere, il kolossal ispirato all’antica Roma antica, che sembrava sopito da diversi decenni. I precedenti erano notevoli, da Ben Hur a Spartacus, ma ormai datati e, forse, anacronistici. Sicuramente non adatti ad attrarre il grande pubblico. Ridley Scott e, in primis, la Universal, hanno voluto scommettere su questo tipo di pellicola, con risultati che sono andati oltre ogni più rosea aspettativa. La storia, per molti versi classica, è stata rivista in chiave computerizzata e contemporanea. I soldi investiti nel progetto sono infatti da capogiro, ma gli incassi altrettanto: quasi mezzo miliardo di dollari in tutto il mondo.
Un simile successo è dovuto all’afflato patetico, nel senso etimologico della parola. La storia batte su una vicenda sentimentale evocativa, che va dal lutto alla vendetta, dall’orgoglio alla gloria nei secoli. Viene raffigurato il classico percorso di purificazione e redenzione di un uomo profondamente avvilito dai dolori causati e dal male che ha accumulato per futili scopi. L’ambientazione principale è l’arena, teatro di un gioco sanguinolento e centro della scena. Al suo interno la performance è tutto e l’unica vittoria possibile è una vittoria mediatica. Null’altro ci si poteva aspettare da un veterano del cinema d’intrattenimento quale Ridley Scott, che si prende molte licenze artistiche nel raccontare la storia, tutte finalizzate alla scenograficità. Il film diventa così un palese romanzo, esercizio di retorica cinematografica ai massimi livelli di americanizzazione, per esagerazione e dimensioni, davvero colossali. L’epica al cinema va così a posizionarsi tra i sinonimi di blockbuster e intrattenimento popolare.
Eroe e nemesi ai massimi livelli: Retro-recensione Il gladiatore
In tutta questa maestosità la chiave di volta è stata, in realtà, la performance non esasperata di Russel Crowe. Il suo gladiatore ha una personalità carismatica e fiera, ma allo stesso tempo sembra trattenere una carica che, dati gli eventi che hanno coinvolto il suo personaggio, non potrebbe sfociare in arroganza. Il suo Maximus resta un personaggio umile anche di fronte all’acclamazione di un intero stadio, incrollabile nel suo coraggioso e retto agire, sordo alle lusinghe. Inutile dire che, per un personaggio di questa portata, quasi divina, occorreva un antagonista all’altezza: il Commodo di Joaquin Phoenix lo è al punto da rubare in più occasioni la scena all’eroe.
In tempi non sospetti l’attore di Joker non era uno dei nomi principali sulla scena cinematografica mondiale. Certamente il suo talento era innegabile, ma le sue interpretazioni tendevano ad essere rilegate in una nicchia di film d’autore, senza avvicinarsi al cinema più popolare. Anche su di lui la produzione scommette, ottenendo immancabilmente ottimi risultati. Il suo antagonista è autentico, viscido e subdolo al limite del ribrezzo che però non può fare a meno di ispirare una inspiegabile attrazione. Personaggio dinamico come pochi, è per molti aspetti memorabile. In quell’occasione Joaquin Phoenix fu solamente nominato agli Oscar, ma in qualche modo il suo destino sembrava già segnato.
Immagini e sonoro degne del nome: Retro-recensione Il gladiatore
L’aspetto che rende Il gladiatore memorabile, tuttavia, è la messa in scena. Degna di un kolossa, dà lustro e splendore cinematografico alla storia. L’attenzione ai dettagli dei costumi è unica (nonostante il blooper del figurante in jeans sfuggito al montaggio finale) e gli spettacolari effetti scenici sono stati premiati agli Oscar. L’antica immagine della Roma panem et circensem, con un impero che veniva sostenuto dal consenso popolare e dai giochi violenti, è fotografata con ammirevole estro creativo. Attraverso la computergrafica si riportano alla luce i luoghi più caratteristici della Roma imperiale: tra questi spiccano la basilica di Massenzio, l’arco di Costantino e l’Anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo. Il tutto è fatto così bene che anche a distanza di vent’anni non ci si estranea a causa dell’invecchiamento.
Il tutto è condito da una colonna sonora travolgente e da applausi. La paritura musicale completamente a cura di Hans Zimmer, affidata all’incantevole voce di Lisa Gerrard, ancora oggi è paradigmatica e rievoca le scene del film. Una soundtrack a sua volta sorniona, che riesce a colpire efficacemente dritto al cuore dello spettatore. Melodie quasi paradisiache riescono a mescolarsi a brani di battaglia entusiasmanti, che si sposano perfettamente con l’azione frenetica vista su schermo e che delieneano un cammino esistenziale che conduce a una nuova vita in compagnia dei cari che chiamano il protagonista dall’aldilà.
Un successo per l’eternità
Lo spirito tenace di Massimo Decimo Meridio e il richiamo a una dimensione superiore da raggiungere sfidando un antagonista di spessore sono le fondamenta per sviluppare una pellicola idonea a rimanere impressa nella memoria per decenni. Le ingenuità o le inesattezze storiche possono dar fastidio, ma al loro netto, considerandole errori programmati e finalizzati a rendere più agevole la comprensione della storia al pubblico di riferimento, non può che aprezzarsi l’epicità di una storia che, nonostante gli anni, ancora può emozionare.
Punti a favore
- Colonna sonora
- Fotografia
- Cast
- Regia
Punti a sfavore
- Possono far storcere il naso le inesattezze storiche
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